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Alabama va in Cambogia - vol. 1

Occheeeiii, ora che ho un po' di tempo (circa un quarto d'ora prima di collassare dal sonno) provo a mettere giù il flusso di coscienza e trasferirlo dal taccuino di viaggio (no, non la gaggissima Moleskine© ma un quadernetto a spirale con la copertina di peluche rosa e un orsetto, che trovai anni fa nel blisterone di un fumetto per adolescenti che leggevo) (già) dicevo, trasferisco il tutto dal quaderno al blog e vediamo che esce.
Ritocco l'italiano, aggiungo qualcosa, ma faccio meno fatica che a reinventarmi tutto.
Vabbè ma perché questo spiegone? Boh.
Via.

Partenza

Prima volta che volo con Emirates. Mioddio sembra tutto perfetto, un hotel a quattro stelle.
Svoltona, accanto a me non c'è nessuno e posso dilagare nei sedili. Fame atroce subito.
Prima cosa da fare in assoluto: film e copertina (ottima, che al ritorno fotterò con destrezza). La lista dei film è INFINITA e passo la prima mezz'ora a sudare di indecisione, vorrei metterne tre diversi sui tre schermi dei tre sedili e vederli simultaneamente, ma purtroppo non ho sei orecchie. Peccato.
Mentre mi allungano la cena a mille portate più buona della storia delle compagnie aeree mi munisco di cuffie e mi sparo An education
, film ora al cinema scritto da Nick Hornby, che in qualche modo volevo vedere. Be', per fortuna che l'ho visto gratis. Caruccio, eh? Ma, voglio dire, chi ne sentiva il bisogno? Praticamente c'è Octopus negli anni '50 che ha una figlia, clone di Joey Potter, studentessa modello che perde la brocca per uno con vent'anni più di lei, il padre severissimo prima per carità non scherziamo poi viene infinocchiato anche lui, tutto perfetto, amore, cose romantiche, glamour e scuola basta, che schifo, a Oxford non ci vado più, anzi mi sposo con lui che mi ha portato a Parigi, ma ops, poi si scopre che lui è già sposato, lacrime, Oxford e fine.
Cui prodest? A chi giova tutto ciò? Non a me. Vedetelo in aereo, se proprio dovete.
Insomma arrivo a Dubai per lo scalo di due ore.
C'è Starbucks!! Io AMO Starbucks, non essendomene mai fregato un piffero dell'espresso italiano. Pago otto dollari americani (tanto ho tutte le valute del mondo, USD, EUR, YUAN cinesi, DONG vietnamiti) per caffelatte e un blueberry muffin che inspiegabilmente odora di pecorino.
Innesco l'iPod e la prima canzone che mi va di sentire è Golden brown degli Stranglers, gironzolo trullallà e mi rendo conto che una delle sensazioni che mi appagano di più in assoluto è camminare negli aeroporti con gli auricolari, le mani in tasca e il naso per aria, nella grazia di dio.
Ad ogni gate c'è una fila di poltrone comodissime tipo chaise longue, mi metto comoda e comincio il libro che mi sono portata,
Mattatoio n°5 di Kurt Vonnegut, che bello essere l'unica persona al mondo a non averlo ancora letto.
Nel mentre chiacchiero con Daniele, un sardo bello come il sole che sta sei mesi l'anno in Sardegna a Santa Teresa di Gallura e sei mesi in giro per il mondo a fare l'artigiano e lo scrittore (che vitaccia eh?), era sul mio stesso volo ma va Bangkok. Evabbè.
Soltanto a stare in aeroporto mi rendo conto che l'intero mondo è un posto molto più ospitale di quanto ci vogliono far credere, più ospitale del mio quartiere a Roma, per esempio, col portiere del mio palazzo che è un bifolco senza speranza dedito unicamente a xenofobia e paraculismo.

Mi imbarco per la destinazione finale (Singapore).

Stavolta vedo Astroboy, quale occasione migliore, non lo avrei mai neanche scaricato.

Mio dio, è di uno squallore imbarazzante. Volontariamente decido di vederlo doppiato, ebbene sì, Silvio Muccino fa sforzi disumani per camuffare l’inflessione romanesca e l’orrida patata in bocca, con risultati devastanti. In ogni caso, tutto il film è imbarazzante. Bene.

Scalo tecnico di un’ora a Colombo, Sri Lanka, qui comincio ad accusare.

L’aereo riparte e io ho sempre i tre posti tutti per me, quindi fanculo i film, mi sdraio lunga e sprofondo in un sonno di piombo.



Bene, arrivata fin qui mi rendo conto che ho sonno, ho scritto un botto e non sono nemmeno ancora arrivata a destinazione, quindi, a costo di frantumarvi le palle con lo schiacciasassi, mi vedo costretta a suddividere il tutto in più post, o puntate, come volete. Se non ve ne frega un cazzo riaprite il blog fra un po' e amici come prima. Sennò passate qualche giorno a contorcervi sulle spine per sapere come va avanti il tutto. Che succederà???

 

Dissolvenza, titoli, sigla.

Pubblicato il 2/3/2010 alle 0.53 nella rubrica Diario.

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