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Ricordi/2 (feat. youtube)

Un anno fa ero a Sendai e di questi tempi cominciava a fare freddo serio, cattivo proprio.
Il problema in Giappone, il problema vero, è che non hanno il riscaldamento centralizzato. Né autonomo. Non hanno il riscaldamento in generale, i termosifoni non esistono. Usano stufe elettriche o a kerosene, come nel paleolitico.
Io ne comprai una di seconda mano e mi incollai dieci litri di combustibile dal benzinaio fino a casa. L'ho usata una volta sola, rischiando di restarci secca per intossicazione. La casa, i vestiti, la moquette, tutto ha puzzato di kerosene per giorni. Durante la notte ho dovuto aprire la finestra, con conseguente assideramento, perché l'istinto di conservazione alla fine ha la meglio pure sulla fobia del freddo.
Ah, poi ovviamente ci sono i condizionatori. Usano quelli soprattutto. Io ne avevo due in 30 metri quadri. In piena crisi ecologico-ambientale, col pianeta Terra che rischia il collasso, loro hanno l'aria condizionata a palla, fredda o calda, praticamente 365 giorni l'anno, perché si ostinano a ignorare l'esistenza del riscaldamento centralizzato e a costruire case e palazzi con pannelli di compensato, plastica e cartone. (Quando ero a Kyoto nel 2006 dormivo con l'aria condizionata accesa sparata praticamente in faccia, mi svegliavo ogni mattina con il sangue al naso e gli organi interni spostati e rimasterizzati a casaccio.)
Il mattone ragazzi, il mattone non sanno neanche cosa sia. Gli edifici sono prefabbricati tipo quelli che noialtri, nel mondo civile, usiamo per mettere gli sfollati dei terremoti, quelli che li tiri su in una settimana.
Quindi le case non hanno isolamento termico, zero, i muri stessi diventano freddi. Ah, nemmeno le serrande esistono. Per la luce usano le tende, non ci sono serrande né persiane né niente, solo il vetro delle finestre. Io avevo un finestrone che prendeva tutta una parete, che dava sul balcone. Inutile dirlo, d'inverno a toccarlo ti restava la mano attaccata. L'umidità colava giù a goccioloni e sulla cornice di plastica si formava la muffa. Cioè, intendo dentro casa. Io non ho mai avuto grosse colture ma so di amici alle prese con pozzanghere generanti mostri verdi e pelosi.
Eh, le gioie della vita jappa.
Quindi come fare?
Tutti i JET, i ragazzi che come me erano lì da varie parti del mondo (civile) a lavorare, avevano lo stesso problema, e nelle varie newsletter, gruppi eccetera girava una drittona che avrebbe dovuto salvaguardare la nostra pelle dall'assideramento invernale: il bubblewrapping.
Ovverosia mettere uno strato di plastica con le bolle (quella che scoppietta e che dà assuefazione compulsiva) sull'intero specchio della finestra, per aggiungere uno spessore isolante.

Alabama non è da meno e decide per il grande passo. Grande sul serio visto che avevo un'intera parete da bubblewrappare.

Quello che segue è la testimonianza fotografica dell'evento, nonché il mio primo FILMAGGIO (degno erede del collaggio), in cantiere da tempo. Siate fieri di me, dopo innumerevoli tentativi andati a male con programmi a caso ho scoperto le gioie di iMovie e ora ho la certezza che l'utilizzo del Mac è veramente a prova di imbecille.



Pubblicato il 2/12/2008 alle 9.39 nella rubrica Nipponia.

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