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Take me down to the Paradise City
post pubblicato in Nipponia, il 11 maggio 2008
Raccontare tutto per filo e per segno non basterebbero dieci post, quindi beccatevi gli highlights, sempre che voglia dire quello che credo (?)
Le foto nel prossimo post.

OKINAWA (4 notti)

- Ho sempre detto che avrei continuato a venire in Giappone finché non fossi riuscita a vedere Okinawa. Fatto. Questa cosa un po' mi spiazza, ma credo di aver già trovato nuove mete inesplorate.
Okinawa è un'isola grande, noi siamo state nella capitale, Naha. Naha è piena di gente abbronzata, cosa che non vedrai mai da nessun'altra parte in Japponia. C'è questa musica continuamente diffusa nell'aria, di shamisen, che è una specie di mandolino a tre corde dal suono acuto, che fa un po' sdleng sdleng e mi piace tanto. E poi i fischi. A Okinawa fischiano per accompagnare la musica, quindi per strada senti tutti questi FIUUUU FIIIIII e pensi WOW! Ce l'hanno con me, sono una fica! e invece sono solo le radio accese dentro i negozi che trasmettono la musica tradizionale. Vabbè. ADORO quella musica, in ogni caso.

- Abbiamo fatto snorkeling, che vuol dire, nel misero idioma italiano, affittato un par de pinne con maschera e boccaglio. Ragazzi, dovevate dirmelo. Qualcuno doveva dirmelo. Cazzo, qualcuno doveva dirmi che la barriera corallina e i pesci tropicali sono una delle cose più BELLE al mondo, io non lo sapevo, io non credevo, io non pensavo. Cioè, mi sono buttata e dopo TRE passi dalla riva c'era mare profondissimo e trasparentissimo e sotto la qualunque di pesci, piante, alghe, corallo, bestie, conchiglie, ricci, strani aggeggi, cose assurde. Cioè, ti butti e sei dentro Super Quark. Mancava giusto la voce narrante. Nooooo, dovevate dirmelo. Non volevo più uscire, come i ragazzini in piscina. Sono stata un'ora sotto, e sentivo la mia voce sott'acqua che faceva versi tipo Oddioooo!!! *glub glub* Nooooo!!! *glub glub* Guardaaaa!!!! Oddio Nemooooo!!! *glub glub*
Ragà, ho visto NEMOOOO!!!!!! E tutta la sua cricca!!! Ora sono una persona felice.

- Ci siamo messe d'impegno per abbronzarci, nonostante il tempo non agevolasse l'impresa (nuvoloso per lo più, sole a tratti, sera pioggia. Sempre) e nonostante le dannate creme protezione 50 dei dannati jappi. Ma porcaccia della loro madre! I jappi hanno la venerazione per la pelle bianca (vedi: geisha), rifuggono l'abbronzatura come la peste e in più hanno una paura fottuta del cancro alla pelle (hanno paura di tutto, perché non anche di questo?) quindi la crema protettiva più comune è la 50. Dal momento che io uso massimo la 12, proprio quando sono in vena di fare la brava, potete capire la mia "mal sopportazione" degli usi e costumi locali. Sono riuscita per miracolo a trovare una protezione 20, per bambini, con disegnato sopra un orsetto con la ciambella. L'ho comunque usata solo l'ultimo giorno, grosso modo.

- In viaggio ho cominciato il nuovo libro, La svastica sul sole di Philip Dick, che ho scoperto in seguito non essere la lettura da spiaggia che credevo (aò, poteva esse). A pagina 15 mi sono arenata (nonché depressa) e ho ripiegato sulla Lonely Planet, ricca di colpi di scena e inseguimenti mozzafiato. Con calma riprenderò Dick, ma considerando che il tema è i nazisti hanno vinto la guerra e i giapponesi dominano il mondo, immagino che ne uscirò a brandelli.

- Ostello di Naha, 5 stelle. Ve l'avevo detto, no? Il genio degli ostelli! Camera solo nostra con letto a castello, internet gratis e colazione abbondante gratis. Zona centrale, gestori loquaci e servizievoli, dritte sui posti dove andare, guide e depliant a disposizione, docce calde, bagni spaziosi, chiavi in mano. Al cambio attuale circa 15 euro a notte. Daje!! Tutti da Burney's Breakfast!!

- Proprio tramite la connessione dell'ostello mi ha raggiunto la ferale notizia dell'avvenuta elezione del nuovo sindaco di Roma. Uno dei più brutti quarti d'ora dell'intera mia esistenza.

- L'ultimo giorno pioveva (...) e siamo andate all'Acquario. Bello. Metterò le foto. Squali, trote e compagnia, anche qui i miei ooooohhhhh!!! riecheggiavano stupefatti tra i corridoi e le stanze. Quattro anni fa, però, visitai l'acquario di Osaka, c'erano più bestie e più arzigogoli da vedere e l'edificio era più bello. Uhm. Vabbè.

YORONTO (2 notti)

- Mollata la mia compagna di viaggio (anni 24 e del segno della vergine, poteva essere un bagno di sangue, invece tutto liscio) all'alba del 1° maggio mi sono imbarcata su un cargo battente bandiera liber... no, sulla nave tipo Titanic che fa la spola tra Naha e la costa meridionale giapponese. Prima tappa, l'isoletta di Yoronto, dopo 5 ore passate dormendo in condizioni subumane in mezzo a un carnaio di gente. Non entro nel dettaglio perché potreste non riprendervi mai più, sta di fatto che posso realmente viaggiare in qualunque condizione. Ora lo so.

- Oh. Mio. Dio. L'isola di Yoronto è grande come un quartiere di Roma ed ha 5000 abitanti. C'è solo campagna e mare, mare e campagna, ti puoi girare a 360 gradi e vedi il mare tutto intorno, sempre. Praticamente il mio sogno. Un posto fuori dal mondo. La pensione era vecchio stile, a due passi dal mare, camera singola coi tatami e il futon. Un'unica strada in tutta l'isola, autobus una volta ogni ora, da fermare sbracciandosi per mancanza di fermate vere e proprie. La cittadina (?) è su un cucuzzolo, ho provato a raggiungerla in bici sotto il sole a picco a 30°, ma alla soglia (evidente) del collasso ho dovuto abdicare. Annamo al mare và.

- Il mare. NO REGA'. Innegabilmente il mare più bello che abbia mai visto. Beh, non ne ho girati molti, in realtà, ma questo mi ha scioccato. Sulla guida avevo visto una spiaggia dove volevo andare assolutamente, una lingua di sabbia in mezzo al mare, che viene fuori solo la mattina con la bassa marea, dura 3-4 ore e poi viene ringhiottita dall'acqua. Ecco. QUELLA spiaggia. Arrivi lì e pensi sul serio che questo sia il migliore dei mondi possibili, che il paradiso in confronto è una pallida imitazione. Metterò le foto, il mondo deve sapere.

- Ho detto che sull'isola c'era una sola strada giusto? Bene, sono riuscita a perdermi sempre. Sempre. Ma non c'è una cura, Cristo santo, un corso, una scuola, dove insegnano il senso dell'orientamento? Non c'è una medicina che mi faccia guarire?? E' una malattia, ormai lo so. Ho qualche pezzo mancante nel cervello.

- Ultima sera con tavolata di panzoni buontemponi ospiti della pensione. E come te sbaji? Alcool a fiumi, mandolino e canzoni, balli popolari, lezioni di dialetto isolano. Incomprensibile, tipo il sardo da noi. Per dirne una, arigatou (grazie) si dice totu-ganashi. Eccezionale.

- Ho dovuto cambiare programma di viaggio in corsa, per rischio di non tornare mai più a Sendai. Non sto qui a spiegare tutto perché è lunga, ma io da brava idiota non avevo prenotato il ritorno. Sto decisamente invecchiando. Quindi ho dovuto saltare Yakushima, che è l'isola con i cedri millenari a cui si è ispirato Miyazaki per la foresta di Mononoke Hime (maledizioooooneee!!!!) e cambiarla con Amami, altra isola sulla rotta del rientro. In realtà forse è stato meglio, non so quanto i miei piedi ustionati (fucsia) avrebbero retto un trekking di 10 ore eseguito con un paio di agili Converse All-star vecchie come il cucco. Ehm, meglio il mare và.

AMAMI (2 notti)

- Lasciata Yoronto come Adamo ed Eva lasciarono l'Eden, mi avvio verso l'ultima tappa, e sono in fila per imbarcarmi ancora sul mio Titanic, con lo zaino da un milione di kili zeppo di magliette mai messe e le Birkenstock ai piedi. Scende dalla nave un ragazzo roscissimo palesemente occidentale, mi passa vicino, mi sorride, gli sorrido, e completamente a buffo, così, di getto, mi dice in inglese: sulla nave c'è un italiano molto simpatico!
...
Gli dico esterrefatta: ma anch'io sono italiana! e lui, scomparendo nel nulla: si chiama Matteoooo...
Pazzesco. Ho pensato di aver sognato. Ma almeno ora avevo uno scopo per passare le 8 ore di navigazione che mi aspettavano. Trovarlo. (scatta la musica di Mission Impossible)

- Mi bastano 20 minuti di perlustrazione. Sottocoperta, cabine con gente ordinatamente ammassata, corridoi, ponte di prua, ponte di poppa. Bingo.
Hello! Where are you from?
I'm from Italy.
HA-HAAA!!! Ti ho beccato!!!
Matteo è in viaggio da febbraio. Si è fatto Italia-Giappone in treno, con la transiberiana, sostando un mese in Russia, uno fra Cina e Mongolia, poi nave fino a Tokyo. Ora si fa un mese in Giappone. Dopo la laurea in fisica teorica ha lavorato un anno per mettere da parte i soldi per il viaggio. Età, 26. E' di San Marino. Il Giappone è pieno di gente di San Marino, voi ne avete mai conosciuta in Italia? Io no. In Giappone, a decine.
Il viaggio fila via liscio chiacchierando (in italiano!!) a rotta di collo. Mi racconta cose allucinanti di Russia e Cina, io gli do' qualche dritta per il Giappone, gli dico vai a Yakushima, vacci almeno tu!! (e mi rendo drammaticamente conto di una cosa: geograficamente e turisticamente parlando conosco molto meglio il Giappone dell'Italia. Gasp.)
Io scendo ad Amami, ma ci ribeccheremo in seguito. Amo viaggiare da sola per questo.

- Amami è carinissima. E' grande quasi quanto Okinawa, io ho dormito a Naze, la capitale, che è una vera cittadina di mare. La pensione era una palazzina moderna, gestita da una coppia di vecchietti arzilli ultrasettantenni. Il marito mi ha arpionato appena arrivata e mi ha raccontato che fa lo scrittore e che mi avrebbe regalato il suo libro, una sorta di memoriale da tramandare a figli e nipoti. Scoprirò in seguito che è stato, pare, un grandissimo maestro di judo, che ha insegnato a migliaia di ragazzi in tutto il mondo ed è stato in tv e scrive per i giornali e Dio solo sa cos'altro. Alla fine i suoi libri me li ha regalati davvero, autografati e dedicati. Non faceva altro che invitarmi a bere whisky con lui. Un simpatico nonnetto.

- Ad Amami ho rifatto snorkeling, ancora travolta dall'euforia per i fondali tropicali, ma a sto giro seriamente, cioè con un tale che mi ha fatto da guida e mi ha noleggiato tutta l'attrezzatura. A questo punto ATTENZIONE: Alabama con la muta da sub, uno spettacolo degno del circo Orfei, l'anello di congiunzione tra Ursula della Sirenetta e un sacco di patate. Una gnocca, chevvelodicoaffà :P
Comunque non con le bombole eh? Seee, magari. Sempre in superficie, ma per ore e ore stavolta BUAHAHAHAH!!!

- Mi sono persa varie volte ogni giorno anche ad Amami. Aiuto.

- Ah, sì. A un certo punto mi è venuta la tosse, mista a raffreddore e catarro, forse dovuta al vento in nave, o al troppo sole (?) o a che cazzo ne so. Sprovvista di aspirina (incredibile, ne porto sempre migliaia) avevo chiesto a Matteo in nave, che però aveva solo la tachipirina. Vabbè, dammela per sicurezza. La mattina dello snorkeling continuavo a starnutire e tossire, quindi prima di andare ho preso la famigerata tachipirina, pur sapendo benissimo che non sarebbe servita a un cazzo (essendo paracetamolo e non acido acetilsalicilico, ma lasciamo stare le mie nevrosi). Arrivata sul posto il tizio mi ha fatto firmare una specie di liberatoria in cui dicevo di essere sana come un pesce e sprovvista di qualunque malanno. Va da sé che la paranoia mi ha assalito, pensando che buttarmi con una tachipirina in corpo e intasata dal catarro significasse morte certa nel giro del primo quarto d'ora a mollo. Sono inspiegabilmente sopravvissuta.
La sera stessa sono andata in farmacia a chiedere un equivalente jappo dell'aspirina, che in questo paese privo di senso non esiste. Il tizio mi ha dato una scatola di pasticche gialline, contro tutti i sintomi dell'influenza (elenco annesso), precisandone l'assunzione: 3 pasticche a volta, per 3 volte al giorno.
...eh? Forse non ho capito.
Sono 9 pasticche al giorno, dopo i pasti. La scatola ne contiene 18, per due giorni.
Ah, ok, grazie, le prendo.

Penserete che sia pazza, ma la realtà è che non perdo occasione di ingozzarmi di medicinali, al primo prurito di naso. Stare male non esiste. Capite bene che essere autorizzata ad ingoiare nove pasticche in un unico giorno andava ben al di là delle mie più rosee aspettative.
Ma non preoccupatevi. Il punto è che la medicina giapponese è rimasta alle teorie e ai trattati di Ippocrate stesso. Non sanno niente, zero, di medicina moderna, fondamentalmente non si curano affatto, o se lo fanno prendono polverine da sciogliere in bocca, tipo medioevo. Quindi in 9 di quelle pillole probabilmente c'era l'equivalente di una nostra pasticca di VivinC.
Va detto però che quando in bocca ho cominciato ad avvertire un retrogusto amaro di carcassa di avvoltoio misto a mobili tarlati dell'800 ho smesso la cura.

- Sono ripartita (uuufff!) e ho passato la notte in nave, dormendo addirittura. Arrivata a Kagoshima (niente battute, dai, su), la punta meridionale dell'arcipelago jappo, ho ribeccato Matteo, che l'indomani sarebbe partito per Yakushima, alla faccia mia. Abbiamo girato un po' e io avevo il mio bravo orario dei pullman per l'aeroporto fisso in mano, e tanto di quel tempo a disposizione che siamo saliti sul monte per guardare il vulcano Sakurajima che si trova su un'isola di fronte alla città e fare le foto. Inutile dirvi che siamo dovuti scendere a rotta di collo per riprendere lo zainone preventivamente appoggiato nel suo ostello, cercare la fermata giusta, fare il biglietto e salire in tempo sul bus, ciaociao dal finestrino e corsa in aeroporto con annesso lancio dello zaino sul nastro del check-in, quasi in chiusura.
Mi sono addormentata prima del decollo, è bastato il vrrrr delle ruote sulla pista.
Arrivo a Tokyo e trasferimento in stazione centrale, incredibilmente senza perdermi in mezzo al milione di linee ferroviarie. Biglietto per il primo treno diretto a Sendai, sprofondo nel mio posto abbronzata e felice (forse un po' fetida) e mi si siede accanto un palese otaku, un nerd jappo. Che felicità, è la prima volta che ne vedo uno in carne e ossa. Attacco bottone e si rivela addirittura simpatico, ovviamente parliamo di fumetti. Io sono in pace col mondo.
Arrivo a Sendai a notte fonda e fa quasi caldo.
Treno + pezzo a piedi fino a casa, cantando a voce alta con sorriso beota.
Mi butto sul letto, mai stata meglio in vita mia.
^___^

Colonna sonora dell'intero viaggio, Panico! dei Baustelle, sentita in loop almeno 12.000 volte.


Fottere tutto e naufragare
Mettere gli stivali e farli andare
Correre per non arrivare
Amare il rogo amare il suo bruciare


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permalink | inviato da Alabama! il 11/5/2008 alle 5:42 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (9) | Versione per la stampa
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