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Sendai Banzai - 31 marzo
post pubblicato in Shitcom, il 31 marzo 2008
Ebbene.
Oggi è 31 marzo e stamattina mi rigiravo nel letto pensando aaaahh, se c'è il sole vado in ufficio a piedi, ma sì, mi va di camminare, prendo un po' d'aria, muovo sto culo, aaahhh che bello, la settimana scorsa c'è stato sempre il sole e la massima ora è di 15 gradi aaaahhh...
Apro la porta scorrevole della micro-camera da letto, guardo fuori e sta nevicando.
C'è una tempesta, la neve va incredibilmente in orizzontale invece che in verticale e il cielo è tipo apocalisse.
Giuro, volevo mettermi a piangere. Giuro.
Accendo la tv e metto le solite previsioni del tempo, tracannando latte e cereali con la grazia e la compostezza di Homer J. Simpson, indecisa se fare sega al lavoro, buttarmi di sotto dal quinto piano o chiamare il telefono azzurro, quando mi rendo conto che no, oggi non posso fare sega, perché oggi è 31 marzo, ovverosia L'Utimo Giorno Dell'Anno Fiscale Giapponese.
TA-DAAAAN!!! Paura eh??

Dunque, in Giappone hanno questa regola che l'anno comincia il 1° aprile e finisce il 31 marzo.
Cioè, non l'anno solare, quello è normale, ma l'anno lavorativo, fiscale, scolastico, tutto il resto insomma. L'anno scolastico pure, esatto. Ci sono le vacanze primaverili e poi tutti nella nuova classe, yu-huu! I ciliegi in fiore sono simbolo della rinascita, quindi un po' tutto rinasce.
(Tra parentesi volevo dirvi che hanno già sciolto la prognosi sulla fioritura dei ciliegi qui a Sendai, che avverrà esattamente in data 6 aprile, VIA!!! FIORITE!!! Come sia possibile che in una stessa settimana nevichi e sboccino fiori, resta un mistero degno di un'indagine di Lucarelli.)
Ma andiamo avanti. Con la fine dell'anno fiscale in tutti gli uffici, in tutti i settori e in tutti gli ambiti lavorativi ci sono mostruosi spostamenti di personale.
Funziona così, vieni assunto, non sai un cazzo del lavoro che devi fare, ti impegni a bestia per imparare, conosci tutti i colleghi, ti affiati, fai amicizia, vai a sbevazzare fuori, ti abitui al lavoro e cominci a farlo decentemente, poi sempre meglio, poi diventi bravissimo e non appena succede CIAOOOO ti spostano in un'altra sede, e mentre prima ti occupavi di energia nucleare passi allo smistamento rifiuti e viceversa. Ah, e possono trasferirti anche di città, ovvio. Ma te lo dicono con ben due settimane di anticipo, così puoi sistemare con tutta calma gli affari, figli, moglie, casa, roba così.
I professori cambiano scuola, gli impiegati cambiano sede, schiodano tutti. Il massimo è 3 anni nello stesso posto, rarissime le eccezioni. Dicono sia per evitare la corruzione. A me sembra disumano ma andiamo avanti.

Nell'ufficio dove sto io siamo più di venti e indovinate quali persone sono state trasferite?
Ovviamente quelle a cui volevo più bene, i miei colleghi preferiti, quelli mai più senza. Loro.
Quindi oggi grandi saluti, baci e abbracci, discorsi e applausi ogni 10 minuti e regali di addio. Non potevo mancare, suvvia.
Ritira fuori il piumino, gli stivali, la sciarpona da 4 giri, ho sfidato la bufera e sono arrivata, con le madonne attaccate ai diavoli su per i capelli, ma sono arrivata.

Ultimo giorno per il capo, il boss dei boss, quella sagoma del capo. Giuro, lo adoravo. Uno zuzzurellone con più decibel nella voce che capelli in testa, sempre sorridente, sempre allegro, in grado di sfornare battute comprensibili solo a lui stesso per cui era capace di sbellicarsi per minuti interi (tutti noi a fare sissì con la testa, ceeeeerto come no... fiu fiii). Mi incontrava in ascensore e mi raccontava le usanze giapponesi per celebrare i morti, e giù risate. Era un grande.
Ultimo giorno per la dolce Terashima-san, che mancò alla mia cena di benvenuto e qualche giorno dopo mi offrì il pranzo al ristorante tailandese. Bono! Non ti dimenticherò Terashima-san, tu che hai chiamato tuo figlio Rinto, in barba alla gloriosa tradizione dei nomi jappi, che so, Hiroshi, Tetsuya, Akira... No. Rinto. Largo alla modernità. (...)
Ultimo giorno per la piccola Kato-san, che ha meno anni di me e ne dimostra ancora meno, ma la devo chiamare Kato-san. Carina e sorridente, ma con la verve di un castoro impagliato. Peccato. Avevi del potenziale. E invece NO! trasferita a tre ore di macchina da Sendai, via! al paesello di pescatori, oggi al lavoro qui, stanotte trasloco e domattina alle 9 puntuale al nuovo ufficio! MARSCH!
Ultimo giorno per la stratosferica Funayama-sensei. Su di lei niente, non posso. Era la responsabile dei JET, mi ha parato il culo più volte, inclusa quella in cui ho dato le dimissioni 2 mesi dopo aver rinnovato il contratto. Un angelo. L'unica collega che ho visto realmente sbronza alle cene aziendali. Che donna! Prof. di inglese (da lì il -sensei) con una zeppola che manco Filvio Muccino. Pronuncia improbabile e giapponese arcaico (parole mai sentite prima, e non credo che fossi la sola a pensarlo) nonostante l'età non certo da cartapecora. Sospetta zitella però. Mi chiedo perché mai. Oggi ho visto per caso la foto che ha sul cellulare, il suo gatto Neri (Marcorè?) di 22 anni (!!!). Accarezzava lo schermo del telefono. Ho capito molte cose.
Squilli di trombe per LUI. Ultimo giorno nello stesso ufficio con il meraviglioso Takeda-san, ve lo ricordate? Quello con tre dita come Bem, che mi ha rimediato la bicicletta (Marcia). Un tesoro. Mi ha pure portato un portachiavi dalla Cina poco tempo fa, le mascotte delle olimpiadi (per poi dirmi subito dopo, con indubbia classe, ma credo sia finto... Una copia. Al che ho sospettato che gliel'avessero regalato in aereo...) Se non era sposato con figli ci facevo un pensierino. Però è stato trasferito solo 5 piani più sotto, potrei comunque andare ad insidiarlo. HIHIHIHI!!!

Infine il pezzo forte.
In data 31 marzo ho scoperto che la collega alta e secca, bianca come un cencio e coi capelli lunghi pel di carota (tinti, che ve credete!), il cui nome ero convinta e straconvinta fosse Sugawara-san, e che per sette mesi ho chiamato Sugawara-san, si chiama in realtà Oyama-san.
E' stata un'epifania degna di Joyce. Una falla nella matrice, un gatto nero che passava. Ragazzi, non è possibile.
Questo il surreale dialogo scatenante.

Tutti i trasferiti in piedi per salutare e fare inchini e ringraziare.
C'è anche lei. Io non comprendo, mi ero informata e mi era stato detto che Sugawara-san restava.
Fanno il discorso eccetera, tornano a sedere, io continuo a non capire.

Fede: capetto, ma se ne va anche Sugawara-san?
Capetto: beh, no.
Fede: ma... allora perché...
Capetto: no, Sugawara-san cambia solo cognome.
Fede: eh???
Capetto: eh, sì, perché si sposa.
Fede: ah bello! Sono contenta! Ma perché era lì a parlare allora?
Capetto: eh?
Fede (la indica col dito): ehm, sì, ha salutato...
Capetto (incredulo): ma... ehm, quella... è Oyama-san!
Fede (sconvolta, fingendo alla grande): ah... beh, sì, certo... ma non è lei che si sposa?
Capetto: no, lei è incinta!
Fede: eh?? Ah, bello! Ma quindi...
Capetto: fa freddino oggi eh?

E' finita. mi guardo intorno stordita e vedo le cascate di numeri verdi sulle pareti, sulle persone, in faccia al capetto. Non è possibile.
Vado al bagno e non ci posso credere.
Mi specchio.
Oyama-san??? Chi diavolo è Oyama-san???

Vedo la matrice.


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permalink | inviato da Alabama! il 31/3/2008 alle 15:42 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (11) | Versione per la stampa
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