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Sendai Banzai - Cazzuyosci
post pubblicato in Shitcom, il 14 marzo 2008
Quello che forse non sapete è che negli ultimi tempi il belloccio di Starbucks è tornato in auge.
Il post in cui lo menzionavo la prima volta si perde ormai nella notte dei tempi jappi, ma tanto vale darvi gli aggiornamenti di questa avvincente/sordida/patetica/platonica love-story.

UNO
La prima volta che ho ribeccato il nostro amico, che chiameremo Cazzuyosci per facilitare il racconto, eravamo seduti allo stesso tavolo.
Starbucks ha questi tavoloni con le lampade in cui si può studiare, tipo biblioteca, ma io arrivando ero diretta da tutt'altra parte, tipo poltrona in cui addormentarmi e sbavare o tavolinetto singolo in cui farmi i beati cazzi miei.
Invece.
Salgo le scale e me lo trovo lì, così, chino sulle scartoffie con un basco grigio in testa (i jappi hanno questa assurda maleducatissima preistorica abitudine di restare col cappello ovunque vadano, anche in case altrui [giuro!]).
Non ci posso credere. Ancora tu! Ma non dovevamo vederci più? (cit.)
Con un rapido passo di minuetto cambio traiettoria e mi siedo a capotavola, accavallando la gamba con nonchalance.
Ovviamente ero un cesso, putrefatta da una giornata di ideogrammi e inchini. Ah sì, stavo aspettando un'amica per andare a cena con lei e mi ero portata un manga da leggere (in jappo, ahah! quindi facendo anche l'occidentale-che-tutto-sa e non la turista-fai-da-te).
Ficco la testa nel manga e ci resto per un periodo di tempo indeterminato, durante il quale ripetutamente alzavo lo sguardo, ripetutamente incocciavo il suo, ripetutamente pensavo eddai t'ho beccato che mi guardi! Eddai fa' qualcosa perlamalora!
Niente.
Più o meno nel momento in cui stavo quasi per decidermi ad allungare il manga e chiedergli scusa senti ma come si legge questa parola? L'ho cercata ma nel dizionario non c'è! (cosa peraltro vera), lui si allunga verso il tale di fronte e cominciano a confabulare su orari, fogli e cose da fare, e io realizzo che TA-DAAN quello era un suo amico. Erano in due.
E no.
Contro due non ce la posso fare.
I sogni di gloria e il momento di coraggio svaniscono e continuo a cercare la mia stronza parola da sola, digitando furiosamente con un disteso aplomb da serial killer.
Il giochetto ceccomiguarda-guardamicecco va avanti ma a una certa Cazzuyosci piglia e si alza, inforca il giaccone, si rincalca il baschetto, mi guarda e se ne va con l'amico suo.
Resto lì impietrita a darmi dell'incapace.
Ormai totalmente votata al fatalismo estremo (meglio del bungee jumping) penso ma sìììì, non c'è due senza tre, la prossima volta lo saluto con la mano, vado lì e gli dico, tipo, non ci siamo già incontrati?
Tipo.

DUE
L'altroieri. Dopo il lavoro torno sul luogo del delitto, dato che a prescindere dal caro Cazzuyosci ci vado comunque quasi ogni giorno da settembre a questa parte.
Entro e guardo su al piano di sopra.
Il basco grigio guarda giù al piano di sotto.
NAAAA!! E io che pensavo che la terza volta dovesse essere tra mesi e mesi! Troppo facile!
Pronta al tutto per tutto, l'avevo detto no?, salgo trionfante mezza barcollante e sistemandomi i capelli con la mano a mo' di pettine. Sempre putrefatta, ma con stile.
Era a un tavolinetto, mi appropinquo pronta a fare ciao ciao con la manina e vedo una seduta a fianco che gli scartabella fogli davanti e gli chiede cose.
Cioè, UNA.
Reggere allo shock è dura e con la coda fra le gambe e le pive nel culo vado a sprofondare in una delle poltrone all'angolo. Fanculo. Una donna. Nemmeno sto granché ma una donna. Cioè, io sono ovviamente meglio di una jappa anonima e smunta ma per la sfida all'ok corral non sono ancora pronta.
Apro il mio libro (in italiano) e a distanza di kilometri continuo l'opera di spizzaggio. E mo' è una sfida, sticazzi se c'hai la donna, io adesso senza pietà.
Di fatto, continua a girarsi pure lui (ah, se lo dico vuol dire che è così, non sono una mitomane, giuro).
Mi stiracchio e allungo l'occhio, lui va in bagno e allunga l'occhio, poi però si risiede vicino a quella.
A una certa mi rompo.
Il sonno prevale, quella non se ne va, mi sarei anche un po' stufata e sto perdendo diottrie a fare su e giù dal libro, ciao.
Mentre scendo le scale lo guardo tipo mezz'ora ma lui sta girato verso la gialla e non mi caga di pezza.

TRE
Ieri.
Entro col mio libro e guardo su.
No, due giorni di fila è impossibile.
E invece bingo. Basco grigio (ormai presumo sia un tutt'uno con la testa, oppure ha i capelli di Mirko dei Bee Hive sotto).
Prendo un tè, anzi, un bidone di tè, visto che le quantità di Starbucks sono del tutto aliene all'umana comprensione (e digestione) e vado su alla mia poltrona.
Lui sembrerebbe solo. E' fatta. Inventa qualcosa, inventa, sbrigatiiii!!!
Apro il libro a pagina 58 e nel primo quarto d'ora la rileggo sei volte, appena appena deconcentrata.
Ho una tizia seduta in mezzo che me lo impalla quasi completamente e per incrociare casualmente il suo sguardo devo compiere strane evoluzioni e movimenti a cazzo. Questo fatto mina ulteriormente la mia già scarsa facoltà visiva e tempo mezz'ora il mal di testa mi sta martellando l'occipite.
*nota*
Io porto gli occhiali da quando sono nata, circa, ma da anni li uso solo per leggere, studiare, computer ecc. ecc. Sono occhiali da vicino (da lontano ho 10/10, tzè). Se di scatto alzo la testa e guardo più in là del mio naso non vedo pressoché una mazza.
*fine nota*
A un certo punto mi giro e non c'è più! Ma i fogli sono ancora lì, quindi non se n'è andato.
A pagina 62 elaboro il Diabolico Piano.
Gli scrivo un biglietto e glielo mollo sul tavolo! Strepitosa mossa da femme fatale, che idea geniale, la vittoria è certa, cadrà ai miei piedi!

Cervello: ma ne sei proprio sicura?
Alabama: ma sì, ovvio, gli scrivo qualcosa come ciao! questo è il mio numero! come solo una vera donna sa fare!
Cervello: beh, avrei dei dubbi sul tipo di donna...
Alabama: miii cheppalle! Ma sai che scena madre? Roba da Via col vento!
Cervello: secondo me chiama la polizia.
Alabama: madonna che retrogrado! Invece sarà follemente affascinato dal gesto!
Cervello: mi sembra una mossa avventata.
Alabama: ma no, dai, un po' di film non ha mai fatto male a nessuno! Dai che scrivo, che scrivo??
Cervello: ...
Cervello: non hai la penna, e nemmeno la carta.
Alabama: ...
Alabama: porca troia.
Cervello: eheh, fottuta, mi spiace! (ride)
Alabama: scrivo su un tovagliolo!
Cervello: ...
Alabama: e chiedo la penna a sto bamboccio qua accanto, figurati se non ce l'ha!
Cervello: sissì ma OPS! Troppo tardi, guarda, è tornato al tavolo! Che peccato eh? (ride sguaiato)

Cazzuyosci torna al tavolo e non ho mosso un dito.
MEGLIO.
Quella seduta accanto, con cui lui sta parlando e che è stata zitta finora, è la tizia del giorno prima! E chi cazzo l'aveva riconosciuta? So' tutte uguali!
Di nuovo lei. L'infame scagnozza del fato avverso, la gialla nemica della mia felicità.
Realizzo.
Dio, pensa che Gran Figura di Merda se veramente facevo quella stronzata del biglietto!

Cervello, in lontananza, tipo eco
: che ti avevo dettooooooooo...

A pagina 66 ho lingua e palato totalmente ustionati dal merdoso tè earl grey (in jappo aaaru gureee, non sanno dire consonanti attaccate), visto che qui, oltre alle dosi, hanno anche temperature a cazzo. 2000 gradi non mi sembra accettabile per un tè da sorseggiare in relax.

Scoraggiata ma mai doma, intigno verso di lui, che però è fisso al cellulare e girato dall'altra parte.
La gialla si fa i cazzi suoi.
Vuoi vedere che sono, tipo, colleghi universitari?
Analizzando il soggetto mi par di capire che non sia un impiegato, o comunque non lavora se ha tutto quel tempo libero da passare al bar, quindi se non lavora è uno studente universitario, quindi, tra l'altro, ha al massimo 23 anni.
Cosa? 23 anni?? No, ragà, impossibile. Dai, almeno 26. Allora sarà un, che ne so, ricercatore? Farà il dottorato? Ma dovrebbe stare comunque all'università e non in giro...
Ok, cervello, non ne ho idea, fottiti.

A pagina 68 cala il pietoso velo sulla faccenda.
Alzo lo sguardo e non c'è più. Dissolto. Pure lei, dissolta. PUF.
Tutta sta fatica finita in miseria così.
Raccatto la mia roba e me ne vado.
Ho la testa che esplode, il palato che cade letteralmente a pezzi, un litro di inutile tè nello stomaco e l'iPod scarico.
Ah, e non ricordo una parola di quello che ho letto.


(per il dialogo con il cervello sono debitrice a Chinaski e ai suoi esilaranti post)

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permalink | inviato da Alabama! il 14/3/2008 alle 12:48 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (9) | Versione per la stampa
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