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Una storia vera
post pubblicato in Nipponia, il 12 novembre 2009
17 ore al giorno per 3 giorni di fila.
17 ore al giorno per 3 giorni di fila.
17 ore al giorno per 3 giorni di fila.

Purtroppo non parlo di sesso.

La storia comincia esattamente una settimana fa, quando il mio indirizzo mail arriva, dopo innumerevoli giri (per cui ho già ringraziato più di una persona) nelle mani di un procacciatore di lavoro, che mi propone una traduzione.
Ho da fare i soliti manga, ma ovviamente accetto. Un nuovo contatto, un lavoro diverso, una sfida (AH!). Che ingenua (AH!).

La consegna del lavoro è giovedì (oggi).
Io ho da finire un fumettino (il terzo volume del manga dei mostri, EATER, Dioooooo se è una ficata, viva i manga degli anni '90!!! Ma non divaghiamo) quindi mando in vacca il weekend, ovviamente.
Programmino:
venerdì manga, sabato tutto il giorno occupato da un'altra cosa in cui mi sono imbarcata, e che mi fotterà i sabati da qui a gennaio, domenica finire il manga, da lunedì a mercoledì il nuovo lavoro.
Branko ai Gemelli chiosa con l'esaurimento è vicino.
Quante ne sa.

Lunedì mi appropinquo col coltello fra i denti. A noi due.
Ho 21 fogli cartacei stampati fronte-retro, stampati grossi, tipo una quindicina di righe per facciata, ma pur sempre 21. In giapponese.
Ho 3 giorni, 21:3=7.
Perfetto, e che sarà mai?

Perfetto il cazzo.
Spengo la luce lunedì all'una con solo 3 fogli finiti.
È più dura del previsto. Di molto.

Mi sveglio alle 8 e vado a letto all'una.
17 ore al giorno per 3 giorni di fila.
Inchiodata alla scrivania.
Pasti casuali (alla scrivania).
Chat interdette, telefono ammutolito.
Condizioni igieniche pari a quelle di un rapito dall'anonima sequestri dopo sei mesi di prigionia.
Unico contatto con la realtà, LaCoinq malata forse di suina, FANTASTICO (comunque è guarita).

Martedì sera i primi segni di squilibrio, ieri il picco.
Non so se vi è mai successo che vi venisse da vomitare per la stanchezza. Ecco.
Devastazione fisica.
Mal di schiena, mal di testa, male agli organi interni, male ai muscoli della faccia, male alle orbite degli occhi, alle mani, alle ossa del cranio.
Riso isterico, che per poco non sfocia in pianto altrettanto isterico.
Pallore mortale, sfumature di grigio.
Il tempo mi scorre sotto gli occhi a una velocità inaudita.
Mi sveglio, è giorno, mi giro, è notte. Cristo.
LaCoinq mi rassicura, lei è una che si è sempre spaccata la schiena sui libri, dice che è normale pensare che stai impazzendo. Cioè, è normale ridursi uno schifo vivente e ricordare il cielo e le persone come entità astratte di un passato remoto. È normale pensare che stai perdendo il senno completamente, perché ti metti a ridere a caso e non ce la fai a smettere e ti escono le lacrime.
Mi fa sì, io mi mettevo a ridere e poi piangevo, è normale, poi passa.
Ah beh, meno male che vivo con gente sana.

Mercoledì stacco all'una e mancano 4 fogli (quelli non fatti lunedì, ovviamente, un anatema).
La consegna è giovedì "in giornata" quindi ce la posso fare. Ovvio che ce la farò.
Ma mercoledì vado a letto con la testa che mi esplode, all'una e mezza il trattore che pulisce le strade (non vedo cos'altro possa essere) ancora non si placa ed è come averlo in camera, mi alzo e ingoio un moment, vado a bagnare un fazzoletto di stoffa e me lo metto sugli occhi.
Da piccola avevo spesso mal di testa forti, perché passavo tutto il mio tempo a leggere, e mio padre quando piangevo dai dolori (beh, ero piccola sul serio) mi metteva la pezza bagnata fredda.
Ecco. Torniamo ai rimedi del babbo. Pezza bagnata (+ moment).
Mi addormento a fatica, pensando alle persone sbagliate. Ancora.

Ho consegnato oggi alle 15 in punto.
Prima ho urlato, poi mi sono spogliata tutta e ho ficcato tutto in lavatrice e mi ci volevo ficcare pure io. Poi ho fatto un'ora di doccia, continuando a urlare.
Poi mi sono messa a ballare, in accappatoio, piroettando nella mia stanza-hangar.
Non accendevo iTunes da domenica.
Perché avevo il video sotto, avanti e indietro avanti e indietro continuamente, il minutaggio, gli errori di trascrizione sullo script, e ricontrolla, i puntini con scritto qui non si capisce, gli ideogrammi sbagliati, i nomi inventati, e riascolta settecento volte, e interpreta il labiale, e cerca parole a caso sul dizionario (una volta ha funzionato), e riascolta, e vedi se fila, e stai in 40 battute per riga, blocchetti da 2 righe e poi uno spazio, 80 battute di senso compiuto, e cambia parola, e non c'entra, e ricambia la frase, e togli tutto, togli, e conta le parole, e fatti esplodere il cranio.

Ma al Torino Film Festival sabato proietteranno un film di Nagisa Oshima, un mostro sacro del cinema giapponese, con la mia traduzione e i miei sottotitoli.

(Film che nessuno vedrà, perché è un documentario-intervista del '72 sui Giants, la più forte squadra di baseball della storia del baseball giapponese. E per fortuna che mi piace il baseball).

(E sorvoliamo su QUELLA CITTA' che a quanto pare non vuole proprio saperne di sparire, per i motivi più vari).

Pensare che io nella vita non volevo lavorare.
E non faccio il minatore, eh.

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permalink | inviato da Alabama! il 12/11/2009 alle 17:51 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (13) | Versione per la stampa
Reduce
post pubblicato in Diario, il 20 aprile 2009
Dunque è partita, l'ho accompagnata fino all'aeroporto con il trenino diretto che mi passa sotto casa, baci, abbracci, sono tornata indietro e ora sto qui stordita come una campana a mangiucchiare salatini giapponesi fatti con le alghe.
Ho acceso iTunes. Alla fine io passo un sacco di tempo da sola e ascolto quasi sempre musica, così capita che quando ho qualcuno intorno H24 la cosa che mi manca di più è proprio la colonna sonora.

Ce la siamo spassata, in verità.
Mi ha portato un sacco di regali, tra cui i salatini di cui sopra (finiti), delle patatine cric-croc ricoperte di cacao (giuro, sono buonissime, anzi ora attacco quelle), i miei adorati koala al cioccolato (sono dei dolcetti) e anche il nuovo volume di NANA!! che vabbè, a voi poveretti non dice nulla ma è semplicemente il manga più bello degli ultimi 20 anni.
Sono riuscita a fare tutto quello che volevo e ho scoperto di essere meno pippa del previsto, nonostante sia riuscita a perdermi decine di volte pur avendo una cartina in mano.

Da segnalare:
- Keiko è l'unica giapponese, nonché abitante del mondo civile, a non avere una macchinetta digitale. Aveva dei rullini, riuscite a crederci?? Inoltre delle foto se ne è ampiamente sbattuta e con molto sforzo sono riuscita a farle fotografare almeno il colosseo.
- Ieri sera la mia amica che sa cucinare (tutte sanno cucinare) è venuta qui a fare the original Carbonara, e il mio compito era solo quello di girare gli spaghetti affinché non si attaccassero. Si sono attaccati. Cazzo sono riuscita a carbonizzare quelli in fondo, con conseguente puzza di bruciato e maledizioni della cuoca, rivolte tutte specificatamente a me.
- Ho imparato a dire catrame, colonizzazione e il fondamentale non ho il senso dell'orientamento (una sola parola di 4 ideogrammi, stanno troppo avanti).
- ho scoperto delle cose, tipo che al Pantheon è sepolto Raffaello (ma guarda), che ai Musei Vaticani ci sono anche Dalì, Munch, De Chirico e un fottìo di altra gente moderna oltre a cristi e madonne, e che la Fontana di Trevi è sorprendentemente vicina a via del Corso (!!!).

Ci sarebbe dell'altro ma sto seriamente collassando, metto un paio di foto fatte da me (la VERA turista) e mi acciambello sul divano.
Ad maiora.



Intanto comincerei con un vocabolario.




Platone e Aristotele (by Raffaello) se la chiacchierano.
 

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permalink | inviato da Alabama! il 20/4/2009 alle 14:14 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (5) | Versione per la stampa
Quando di notte uno pensa, non è mai bello
post pubblicato in Diario, il 8 marzo 2009
Guardate che ore sono.
Jeez, ma che faccio ancora in piedi? Mi fa strano. Cioè, un conto uscire e tornare tardi, un conto decidere scientificamente di non andare a letto e vagare per blog. Poi ti viene voglia di scrivere.
Sono andata sul blog di Annalicchia che sta in Australia e adesso è tornata in Jap per una ventina di giorni e scrive che alla fine, anche se non le andava, tornare lì è piacevole. Perché il Giappone le mancherà sempre.
Porcaeva.
È vero.
Ecco cos'era questa strana sensazione che mi si è appiccicata addosso già da qualche mese.
Che stia sentendo la mancanza del Jap non è una novità.
Ma pensavo porca vacca ci sono stata un anno, ci ho vissuto un anno, basterà! Sono soddisfatta, ho realizzato quello che volevo, volevo viverci per un po' e l'ho fatto, l'ho potuto fare, non sei contenta? Che altro vuoi? Perché ci pensi?
Perché il Giappone mi mancherà sempre.
È inspiegabile, non lo so comparare con nient'altro. È come essere divisi in due. Dovrei essere due persone e stare in due posti. Ma sono solo una e se sto là mi manca questo, se sto qua mi manca quello.
È abbastanza assurdo, perché in Italia ci ho vissuto per 28 anni e in Jap solo per uno. Non regge.
E invece è così. Annalicchia ha ragione.
Il Giappone mi mancherà sempre.
Dovevo saperlo, dovevo saperlo che stare lì a lungo avrebbe avuto l'effetto contrario ad un presunto "esaurimento dell'interesse". Ma quale esaurimento. Dio solo sa quanto monterei su un aereo adesso. Se c'è una cosa che mi frena è che lì è ancora pieno inverno e non me lo godrei abbastanza.
O forse sono solo chiacchiere che mi racconto. I soldi, i preparativi, il culo pesante. Le solite storie.

Poi mi ha scritto l'altra Anna, la mia amica americana, quella con cui sono andata in Vietnam. Mi ha scritto un letterone, finalmente, lei è ancora lì a Sendai ma fra tre settimane si trasferisce a Parigi. PARIGI!!! Qui dietro l'angolo! Non avete idea di quanto sono contenta! Si comprerà una casa lì, lì a Parigi!! È grandioso!! E io, adesso preparatevi a ridere, non sono mai stata a Parigi! Sono una buffffonaaaaaa, sei volte in Giappone e ZERO volte a Parì. Ridicolaaaaa! Buuuu!!! Nasconditiiiii!!! E lo so, lo so.
E adesso, adesso porca miseria, non vedo l'ora di andarla a trovare, io ci vado subito, subito, non aspetto neanche che svuoti le valigie. Just can't wait.
Mi ha scritto testuali parole: Fede. Sendai has collapsed without you.
Mi ha detto che lo Starbucks ha chiuso!!! Il MIO Starbucks!!!
No, ragazzi... io non riesco neanche a immaginare Sendai senza quel posto. Mi viene da piangere.
Ma com'è possibile? Allora non ci voglio più tornare, non ci voglio andare, i cambiamenti non li voglio vedere, fanculo!

Verso metà aprile mi verrà a trovare Keiko. Keiko era una delle amiche cinefile con cui andavo al cinema, una delle prime jappe con cui ho legato, una in gamba, non morta di sonno come le altre.
Dice che ha ben una settimana di ferie e vuole venire a Roma, ha trovato un volo economico.
Aprile sarà fico, lo dicevo io.
Chissà se mi farà venire ancora più voglia di andare.
Sicuro.

Forse è solo che mi affeziono troppo. Io mi affeziono sempre a tutto, a tutto proprio, pure ai foglietti di carta, figuriamoci ai posti e alle persone. Alle situazioni.
Se andassi a vivere, che ne so, un anno in Paraguay, poi mi mancherebbe. C'è sempre qualcosa di bello che rimane, che vorresti non finisse mai, fossero anche solo i pomeriggi da Starbucks, e invece, come al solito, una scelta esclude tutte le altre. Questo è mortale. È una delle cose più pesanti da digerire quando entri nell'età della ragione.

Pare che io ci sia entrata da poco.


And you're singing the songs
Thinking this is the life
And you wake up in the morning and your head feels twice the size
Where you gonna go? Where you gonna go?
Where you gonna sleep tonight?


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permalink | inviato da Alabama! il 8/3/2009 alle 4:54 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (5) | Versione per la stampa
Ricordi/2 (feat. youtube)
post pubblicato in Nipponia, il 2 dicembre 2008
Un anno fa ero a Sendai e di questi tempi cominciava a fare freddo serio, cattivo proprio.
Il problema in Giappone, il problema vero, è che non hanno il riscaldamento centralizzato. Né autonomo. Non hanno il riscaldamento in generale, i termosifoni non esistono. Usano stufe elettriche o a kerosene, come nel paleolitico.
Io ne comprai una di seconda mano e mi incollai dieci litri di combustibile dal benzinaio fino a casa. L'ho usata una volta sola, rischiando di restarci secca per intossicazione. La casa, i vestiti, la moquette, tutto ha puzzato di kerosene per giorni. Durante la notte ho dovuto aprire la finestra, con conseguente assideramento, perché l'istinto di conservazione alla fine ha la meglio pure sulla fobia del freddo.
Ah, poi ovviamente ci sono i condizionatori. Usano quelli soprattutto. Io ne avevo due in 30 metri quadri. In piena crisi ecologico-ambientale, col pianeta Terra che rischia il collasso, loro hanno l'aria condizionata a palla, fredda o calda, praticamente 365 giorni l'anno, perché si ostinano a ignorare l'esistenza del riscaldamento centralizzato e a costruire case e palazzi con pannelli di compensato, plastica e cartone. (Quando ero a Kyoto nel 2006 dormivo con l'aria condizionata accesa sparata praticamente in faccia, mi svegliavo ogni mattina con il sangue al naso e gli organi interni spostati e rimasterizzati a casaccio.)
Il mattone ragazzi, il mattone non sanno neanche cosa sia. Gli edifici sono prefabbricati tipo quelli che noialtri, nel mondo civile, usiamo per mettere gli sfollati dei terremoti, quelli che li tiri su in una settimana.
Quindi le case non hanno isolamento termico, zero, i muri stessi diventano freddi. Ah, nemmeno le serrande esistono. Per la luce usano le tende, non ci sono serrande né persiane né niente, solo il vetro delle finestre. Io avevo un finestrone che prendeva tutta una parete, che dava sul balcone. Inutile dirlo, d'inverno a toccarlo ti restava la mano attaccata. L'umidità colava giù a goccioloni e sulla cornice di plastica si formava la muffa. Cioè, intendo dentro casa. Io non ho mai avuto grosse colture ma so di amici alle prese con pozzanghere generanti mostri verdi e pelosi.
Eh, le gioie della vita jappa.
Quindi come fare?
Tutti i JET, i ragazzi che come me erano lì da varie parti del mondo (civile) a lavorare, avevano lo stesso problema, e nelle varie newsletter, gruppi eccetera girava una drittona che avrebbe dovuto salvaguardare la nostra pelle dall'assideramento invernale: il bubblewrapping.
Ovverosia mettere uno strato di plastica con le bolle (quella che scoppietta e che dà assuefazione compulsiva) sull'intero specchio della finestra, per aggiungere uno spessore isolante.

Alabama non è da meno e decide per il grande passo. Grande sul serio visto che avevo un'intera parete da bubblewrappare.

Quello che segue è la testimonianza fotografica dell'evento, nonché il mio primo FILMAGGIO (degno erede del collaggio), in cantiere da tempo. Siate fieri di me, dopo innumerevoli tentativi andati a male con programmi a caso ho scoperto le gioie di iMovie e ora ho la certezza che l'utilizzo del Mac è veramente a prova di imbecille.




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permalink | inviato da Alabama! il 2/12/2008 alle 9:39 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (12) | Versione per la stampa
Mother do you think they'll like this song
post pubblicato in Nipponia, il 24 novembre 2008
È uscito qualche giorno fa.
È la COSA su cui ho sputato sangue lo scorso luglio, lavorandoci di notte mentre preparavo il trasloco in Italia e continuavo ad andare in ufficio.
Dentro c'è il mio nome e vedere il mio nome alla voce "Traduzioni e adattamento testi" su un volume edito da Star Comics era quello che più o meno sognavo da una decina d'anni a questa parte. YEH! Alabama rocks! ^__^




(che il caro Goku abbia poi rotto le palle a tutti, ME in primis, it's another pair of SLEEVES)

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permalink | inviato da Alabama! il 24/11/2008 alle 13:5 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (11) | Versione per la stampa
Ricordi/1
post pubblicato in Nipponia, il 16 novembre 2008
Le bevande calde di Starbucks non sono calde, sono bollenti. Ustionanti. Esistono superlativi ancora più assoluti? Si può dire ustionantissime? (No, me lo sottolinea in rosso.)
Sono colate di lava.
(Se non sbaglio, mi pare di ricordare che una tizia in America ha fatto causa alla dirigenza per le ustioni riportate quando un bicchiere le si è rovesciato addosso. Ha vinto e infatti ora sono obbligati a scrivere cose tipo CAUTION! HOT! oppure PUO' PROVOCARE USTIONI o roba allegra così.)
Io prendevo il tè, perché il caffè non lo bevo espresso figuriamoci americano, prendevo il tè small, english breakfast oppure earl grey. Non ho mai capito la differenza ma mi piaceva stare qualche secondo in più alla cassa a scegliere tra due cose per me perfettamente identiche.
Passare l'inverno da Starbucks non è stato poi così male.
Fuori 0 gradi, dentro 30. Alcune sere rimanevo fino alla chiusura.
I dolcetti li ho provati tutti, dall'insipida torta di carote e zucchine alla commovente cheese-cake, fino allo sconvolgente Volcano, una tortina di solo cioccolato con una cavità dalle pareti glassate in cui la ragazza versava una tazzina intera di caffè (così lo bevo), per poi ricoprire il tutto di panna.
Ne porto ancora i segni.
Per non parlare della torta alle pere, quella al formaggio e semi di papavero, gli orribili cookies, la ciambella al caramello (che mi ha fregato perché il caramello solido sembra cioccolato).

Il dramma era la temperatura del tè. Duemila gradi.
In più Starbucks usa i bicchieri di carta, o cartoncino che dir si voglia, quindi oltre che per la lingua l'ustione è assicurata anche per la mano. (A dire il vero hanno anche le tazze, ma sono di un'unica taglia. Troppo piccola.)
Mi ero accorta però che esisteva un metodo per salvaguardare almeno gli arti, cioè una specie di fascetta di cartone più spesso in cui le ragazze dietro il bancone infilavano il bicchiere prima di porgerlo all'ignaro cliente.
Perfetto.
Chiedevo il mio earl grey e munita di vassoio e dolcetto andavo ad aspettare che fosse pronto, infilato nel suo bel proteggi-mano-dall'ustione.
Solo che quella cosa non era in dotazione automaticamente, e me ne sono accorta il giorno in cui la ragazza mi ha allungato il bicchiere senza la sua protezione.
Panico.
Quell'affare mi serve, e mò come si dirà in giapponese?
«ehm... asp... potrei avere... ehm... quella cosa di carta...»
Certo, come no. Quella cosa di carta.
«Ah, vuole &£$%/#? Ecco a lei»
Sgrunt. Non ho capito. Ma come cazzo si dirà?? Voi conoscete la parola italiana equivalente? No, non la conoscete, perché non esiste. Che bello cercare sul dizionario una parola che non esiste. Vabbè, magari è stato un caso, magari si è solo scordata, posso campare senza sapere come si dice fascetta-di-carta-proteggi-mano-dall'ustione.
No.
Qualche giorno dopo, stessa scena.
«Ehmmm... mi servirebbe... siccome il bicchiere è caldo...» (gesto di infilare il bicchiere dentro qualcosa).
«Ah, subito!»
No, basta. DEVO sapere.
«ehm, ma come si chiama in giapponese questa cosa?» (indico il cartoncino tubolare)
«Ah, si chiama SURIIBU»
«Eh?»
«SU-RII-BU»
«Ah»
...
Me ne vado al tavolo. Ma che è SURIIBU? Questa m'ha cojonato.

Ah, no. Ho capito. Meno male che sono un genio.
SLEEVE. Manica. Che si pronuncia più o meno SURIIBU. L'ennesima parola mutuata dall'inglese. Eheh. Divertente.
Manica. Capito? Infili il bicchiere dentro una manica di cartone. Noi in italiano non diremmo mai un'oscenità del genere, però sta di fatto che una parola corrispondente non esiste. Forse perché l'oggetto in sé non esiste, non esiste bere roba ustionante, non esistono i bicchieri di carta al bar, non esiste manco Starbucks e vivaddio. Comunque rosico, perché non ammetto che l'italiano sia mancante di qualcosa rispetto al giapponese. I jappi quando non hanno parole (spesso) le prendono da altre lingue, et voilà. L'italiano invece ha una sua dignità e queste cosacce non le fa, però, per dire, potevano fare un tempo verbale in meno, che ne so, il trapassato remoto chi cazzo lo usa?, e fornirci di una parola specifica, chiaramente non manica, per indicare quella cosa.

Così ho passato l'inverno a chiedere «una manica per favore», tutta sorridente e tronfia.
E loro, servizievoli, «subito!».
Sfido qualunque nipponista a sapere come si dice quella cosa. AH!

Poi a marzo Aki mi ha regalato un bicchierone termico di Starbucks, rosa, con i petali di ciliegio impressi sopra. Ho cominciato a usare quello, me lo portavo fisso in borsa, e la gloriosa epoca delle maniche è finita. Sviluppo sostenibile batte lessico improprio.

***

Il tutto mi è venuto in mente perché qua mi faccio il tè a casa, 2 minuti secchi nel microonde per scaldare l'acqua, bustina un minuto a mollo, miele e via.
E passerò l'inverno così, davanti al computer con un tazzone fumante fornito di manico, invece che di manica.



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permalink | inviato da Alabama! il 16/11/2008 alle 20:58 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (17) | Versione per la stampa
L'ultima playlist
post pubblicato in Nipponia, il 19 luglio 2008
Il rush finale comincia ORA.
Sono appena tornata da un barbeque a casa del fantastico Takeda-san, quello che mi diede la bici a settembre. Ho fatto foto, andranno tutte nel calderone finale.
Umidità al 200% mi sono appena docciata.
Una mail da Anna che mi dice che abbiamo un albergo ad Hanoi per le prime due notti e il pick up aeroporto-hotel. YES WE CAN.
Ho il biglietto per il film di Miyazaki con data e ora.
Ho comprato gli ultimi libri, cose enormi e pesantissime ma introvabili nel resto del mondo.
Musica a palla.
L'occhio destro brucia, brucia già il maledetto, lunedì dovrò buttarlo.
Lunedì è festa e non lavoro. Ho la consegna. E forse un altro barbeque sul fiume, se je la faccio.
Devo salutare persone.
E il Giappone non è mai stato così Giappone.
Il rush finale comincia ORA.
Non fatemi dire cose sentimentali perché mi riesce fin troppo bene e mi ritrovereste annegata in una valle di lacrime.

Ecco a voi, con tutto il mio cuore, che ora sta letteralmente esplodendo, la Sendai Soundtrack.

Il liberismo ha i giorni contati - Baustelle
Smokers outside the hospital doors - Editors
Age of consent - New Order
Eternally is here - Gun Club
Circle - Edie Brickell
Summersong - The Decemberists
Get me - Dinosaur jr.
Across the universe - The Beatles
Tick tick boom - The Hives
On my own - Vincent Vincent & the Villains
Shimanchu nu takara - BEGIN
Atlas - Battles
Flathead - The Fratellis
Outta me  - Bikini Kill
Mr. E's beautiful blues - Eels
Folsom Prison Blues - Johnny Cash
Panico! - Baustelle

BONUS TRACKS
The soldiering life - The Decemberists
Love of the loveless - Eels
Mistress Mabel - The Fratellis



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permalink | inviato da Alabama! il 19/7/2008 alle 10:53 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (7) | Versione per la stampa
Di notte le cose che uno si mette a scrivere sono strane, ma manco tanto
post pubblicato in Diario, il 11 luglio 2008
Uno (una) non dovrebbe postare alle 3 di notte, appena rientrata, senza occhiali, mezza (?) sbronza e con un sonno atavico, ma quando fai quei sospironi un po' alcolici, sfogliando internet per non si sa che motivo, controllando blog, cercando cose, quando fai quei sospironi pensi che non vuoi andare a letto e la cosa migliore da fare è proprio postare una qualche cazzata, mentre il sapore del vino si mischia col sonno, mentre pensi che forse era l'ultima volta che cantavi Folsom Prison Blues al karaoke, il mio cavallo di battaglia degli ultimi tempi, mentre ti guardi intorno e la casa è cambiata perché oggi hai passato tutto il giorno a fare scatole e hai tolto pure i poster, e non ti va di andare a letto senza lo sguardo di Joe Strummer sopra, che ti dà la buonanotte, senza Persepolis tutta rosa...
Sembra un magazzino, scatoloni ammucchiati e domani viene la posta a prenderli, e va bene, ma ne dovrò fare altri, ho tonnellate di roba cartacea da spedire e poi i cd i cd come faccio con i cd, mi serve una scatola apposta solo per quelli...
Oggi ho buttato quintali di roba, ho chiamato un recycle center, o come diavolo si dice e dopo mezz'ora sono venuti a portare via la stufa a kerosene che non ho mai usato, cioè, solo una volta ma ho rischiato di morire e non l'ho più accesa, e poi gli ho dato la coperta da 50 yen che comprai a settembre, ne avevo parlato pure in un post, la comprai all'usato coi guanti-cane e l'ho usata tutto l'inverno, poi l'ho messa via ma io mi affeziono alle coperte come Linus, cioè, mi piacciono proprio le coperte come oggetto, vorrei una collezione di coperte, non sapevo che fare e alla fine ho detto Fé, ma checazzo, stiamo a fà Linus? Ti pare che ti spedisci a Roma una coperta da 50 yen, comprata all'usato? E niente, la razionalità, come sempre, ha vinto, l'ho data via con la stufa.
La razionalità, come sempre, SEMPRE, ha vinto.
Cheppalle sta razionalità, mi sarei pure un po' stufata.
Ho fatto le foto alla casa com'era, ricordiamola così. Le posterò.
Questi sospironi ti riempiono il naso, ti entra dentro un vortice di aria che si mischia all'alcol e per ogni sospiro ti torna un po' di lucidità, che però si mischia subito col sonno e quindi non funziona comunque.
Ora mi levo i jeans e mi metto a dormire sotto quel muro bianco orfano di Joe Strummer e i Clash.
Le partenze fanno sempre schifo.
Posterò le foto, a perenne ricordo, e oggi ho fatto la Sendai Soundtrack. Posterò pure quella e ballando brinderemo tutti alla mia (alla nostra) salute.

Folsom Prison Blues, by Johnny Cash, al karaoke.

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permalink | inviato da Alabama! il 11/7/2008 alle 19:53 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (7) | Versione per la stampa
IO AAAAAAAAAMO QUESTO PAESE!!!
post pubblicato in Nipponia, il 9 luglio 2008
Ho appena telefonato alla posta centrale della mia zona e mi hanno detto che effettuano ritiri di pacchi a domicilio, gratuitamente e pure di sabato per tutto il giorno!!!

IO VI AAAAAAAAAAAAMOOO!!!!!

E sappiatelo, se avessero vinto la guerra tutto il mondo funzionerebbe cosi'!!!!!!!

(E' la prima e l'ultima volta che mi sentirete dire roba del genere ma la felicita' pervade il mio corpo e il mio spirito in maniera incontenibile)

CE LA POSSO FAREEEEEEEEEEEEEEEE!!!!!!

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permalink | inviato da Alabama! il 9/7/2008 alle 3:0 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (8) | Versione per la stampa
She's lost control
post pubblicato in Nipponia, il 21 giugno 2008
C'era una volta una ragazzina che leggeva fumetti.
Poi ha fatto anche tante altre cose (non così tante) ma ha sempre continuato a leggere fumetti.
Poi un bel giorno ha cominciato a lavorare con i fumetti.
Poi ha fatto anche tanti altri lavori (abbastanza) ma ha sempre continuato a voler lavorare con i fumetti.
Poi ha fatto quella famosa prova di traduzione, reclamizzata anche da queste parti con la solita lieve enfasi.
Poi un bel giorno è arrivata la risposta.
E la risposta ha detto: "Sarei veramente felice di prenderti definitivamente a bordo".

E la ragazzina è impazzita.


Confusion in her eyes that says it all
She's lost control
And she's clinging to the nearest passer-by
She's lost control


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permalink | inviato da Alabama! il 21/6/2008 alle 12:43 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (22) | Versione per la stampa
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