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Sendai Banzai - La terra trema e la tenutaria, sentitamente, ringrazia
post pubblicato in Shitcom, il 14 giugno 2008
No, ma non vi affannate.
Piano con le telefonate e le mail, fatemi respirare, tranquilli, tranquilli, sto bene.
Il terremoto 7° grado scala Richter, epicentro a 50 km da casa mia di questa mattina non mi ha seppellito sotto cumuli di macerie.
No, ma non vi preoccupate così tanto, ho detto che sto bene.

M O S T R I.

L'unico, dico L'UNICO, che si è manifestato aprendo la mail con come stai, tutto bene? è stato il valoroso inutile e la Sweethome tutta gliene rende atto pubblicamente, poco importa che il vero scopo della mail fosse irridere una nuova legge giapponese da poco in vigore (questa).

E' un fatto che l'intera facciata occidentale del globo si sia dimenticata di me, non ultimi i miei genitori degeneri (degenitori?) i quali, prontamente informati via mail dalla sottoscritta, terrorizzata dall'ipotesi che potessero crepare di infarto alla vista del tg, telefonavano dopo ORE, comunicando con fare garrulo e pimpante stiamo andando in montagna! Ah che bello... aspetta aspetta c'è il tunnel! Tu novità? totalmente all'oscuro di tutto.

No, io novità no.

Ho fatto l'alba per vedere la partita dell'Italia, in diretta, al bar sport di Sendai con maxi-schermo e tifo da stadio (nove persone in tutto), rientrata ho giurato a me stessa di dormire fino al giorno dell'apocalisse e così è stato, quattro ore dopo infatti il terremoto mi ha (letteralmente) buttato giù dal letto e tristemente confesso che la prima cosa che sono stata in grado di pensare è stata oddio che ore sono? Sto facendo tardi al lavoro!
Resami conto dell'incresciosa situazione (tra l'altro era sabato) restavo impassibile sotto le pezze, da quando sono qui sarà il decimo terremoto che sento - no hay problema, imprecando come al solito con frasi sconnesse: dai su basta. eddai. basta su. e fermati!
L'ultimo e fermati! segnava l'inizio del pensiero successivo ops, stavolta è un po' fortino, sulle note distorte degli oggetti in caduta libera nella stanza adiacente. Crash. Makekazz... Stu-tunk! Eddai... Cling-cling. Forse è il caso che mi alzi...

Per fortuna è durato poco.
Sono uscita sul pianerottolo e c'erano mandrie di indonesiani terrorizzati e un tale vestito da capo a piedi con lo zaino in spalla. Ammazza, ho pensato, organizzatissimo.
Un padre di famiglia mi fa tremolando still shaking? e io nono, it's ok now col piglio della donna vera, quella che ne ha viste troppe per lasciarsi intimorire da uno stronzissimo fremito della crosta terrestre. In realtà mi rodeva ampiamente il culo e volevo solo tornare a letto.

Medaglia al valore ai caduti sul campo: il vasetto coi fiori del compleanno, piazzato sulla tv, che ha inondato d'acqua la moquette (ancora umida), incensi e porta-incensi vari crollati sempre dalla tv, un plotone di barattoletti di spezie (mai usate) dal ripiano della cucina, i cd passati da posizione verticale a orizzontale.
Fortuna che i piatti erano lerci e accatastati nel lavello, fossero stati lavati e messi a scolare in alto ora avrei un bel frullato di cocci (e mi troverei costretta a mangiare raschiando il cibo dalla padella per i restanti due mesi, non che ora non lo facc... ehm).
Constatato il tutto sono tornata a letto, non prevedendo che il centinaio di scosse di assestamento successive non mi avrebbe fatto chiudere occhio mai. Infatti.
Sono passate 12 ore e ancora non sono finite, ce n'è stata una tipo tre minuti fa. L'ennesimo ebbastaaaa! si è librato alto nel cielo.

Impossibile dormire anche perché il telefono subito dopo ha cominciato a squillare all'impazzata, nell'ordine:
- n. 1 volta la capa tarantolata (quella dell'episodio 1.5 della Shitcom) dal letto di casa sua credo, a giudicare dalla voce ultraterrena
- n. 2 volte il capetto tremebondo dall'ufficio, cosa facesse lì di sabato alle 9 resta un mistero
- n. 2 volte il collega jamaicano, responsabile dei JET dell'intera provincia, che si è dovuto fare il culo a chiamare tutti, tipo cento persone, per chiedere sei vivo?
- n. 1 volta + sms l'amica, nonché JET, italiana che sta a Kyoto
- n. 1 volta + sms l'amico, nonché JET, italiano che sta ad Aomori (telefonata questa del calibro di un 899, intendo per lunghezza, visto che il ragazzo non sputa un attimo, per dirla raffinata)

Si è aggiunto anche il momento di panico quando cercando di contattare la mia amica americana mi sono ricordata che oggi andava in gita fuori porta. Destinazione epicentro.
A breve il testo, futura hit sanremese dal chiaro intento di denuncia sociale.

Alla fine ho rinunciato al sonno e ho messo il tg.
Cinque morti, una ventina di dispersi, duecento feriti, un ponte crollato, un pezzo di montagna franata su una strada, treni bloccati, case rurali a pezzi, a Sendai una crepa nell'asfalto e due finestre di hotel esplose.
Ecco.

No, ma io sto bene.
Non vi affannate.
Mi perdonerete se ora cerco di dormire.

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permalink | inviato da Alabama! il 14/6/2008 alle 16:22 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (24) | Versione per la stampa
Sendai Banzai - Meglio di una vera sitcom
post pubblicato in Shitcom, il 5 aprile 2008
Ok.
E' notte e sono stanca morta. Anzi, togliamo stanca.
Perché sto postando dunque? Lo capirete.
Oggi grandiosa gita fuori porta fino all'oceano pacifico. IN BICI.
Due ore all'andata e due al ritorno, con un vento della madonna, il sole e tutto quanto ma un vento porco della miseria. A tratti volevo piangere.
Siamo arrivate (ero con la mia amica Anna, americana, non fatevi fuorviare dal nome) che il sole stava praticamente tramontando, mangiato i nostri onigiri (le note polpette di riso reperibili in qualsiasi cartone animato jappo) fatto due foto, due chiacchiere e ripartite.
Utilità di tutto ciò?
Scarsa, se aggiungiamo anche che l'oceano non è questo big deal che uno si crede. Direi piuttosto simile al nostro Mediterraneo.
E vabbè. Dicono che pedalare faccia bene.

Perché ve lo sto raccontando? Perché è la premessa alla cosa INCREDIBILE che è successa dopo.
Torniamo distrutte in città e ci buttiamo da Starbucks.
Premetto che Anna sa tutta la faccenda di Cazzuyosci e ogni volta che andiamo lì mi chiede ma c'è?? Dimmi se c'è!
Saliamo le scale e io TAC! lo vedo seduto ad un tavolino e comincio a sgomitarla è lui è lui, quello col cappello grigio! (non se lo leva davvero mai cazzo!)
Lei non fa in tempo a realizzare il tutto che viene chiamata dalla tipa seduta al tavolino con lui (!!!!) che altri non è se non la sua amica Kyoko (cara dolce), una jappa molto simpatica che conosco anch'io.
Quindi??? L'equazione non è difficile, Kyoko è amica di Cazzuyosci.
A Sendai ci sono un milione di abitanti, voglio dire, non è Barletta. E io non è che conosco tutti.
Ebbene, una delle mie poche amiche jappe conosce Cazzuyosci. E' al tavolino con lui e si sbraccia per chiamarci.
Va da sé, ho un collasso.

Ci presentiamo, dunque ora so il suo vero nome, lui fa lo gnorri alla grande (è jappo, non scordiamolo), ma pure io del resto, grandi risate e grande allegria. Il tutto dura due minuti perché  io e Anna scendiamo a prendere da bere. Mentre sono intenta a farmi una ragione del miracolo appena avvenuto, lei mi incita incredibile! Dai, è fatta! Che carino! Da paura!
Io, sotto shock.
Torniamo su e ci mettiamo sulle poltrone vicine, Anna attacca bottone e io mi frego le mani tipo ahah! sei fottuto, ora sei mio!
Trapelano informazioni, tipo che sta facendo il master in linguistica (e io sbirciando le fotocopie prima me ne ero gratuitamente uscita con ah cosa studi, fisica? Uguale proprio) e parla discretamente l'inglese (incredibile per un jappo).
Io sono sempre più proiettata verso il fidanzamento ufficiale quando sento la voce di Kyoko che dice sì, anche la sua ragazza studia linguistica.
...
Eh? In che senso?
Paralisi facciale seguita da gelo.
Cazzo. Dunque la gialla della volta prima era davvero la donna. Cazzo.
I sogni svaniscono e un macigno da 10 tonnellate mi cade in testa, e mi tocca pure rispondere alle domande e dire che sì, me ne vado ad agosto, sì, parlo giapponese l'ho studiato 4 anni, sì, sto qui da sei mesi.
Fottiti.

Ora però mi chiedo, perché l'amica ha dovuto dire una cosa del genere? Come te ne esci? Che c'entra?
Evidentemente lui mentre io ero giù le ha detto qualcosa tipo oddio è quella maniaca che ti dicevo, sbrigati a dire che ho la ragazza!!
Avete altre spiegazioni? No, perché ora ci stanno minimo due settimane di dietrologia accurata.
Comunque si sappia, non finisce qui (risata satanica seguita da sconforto).

Sto scrivendo con l'asciugamano addosso, mi sono appena fatta la doccia per lavare via il vento e gli eventi di oggi. Mentre ero sotto mi è venuto in mente che ho scordato di comprare il latte.
Quindi ora devo fare queste cose, nell'ordine. Asciugarmi integralmente capelli compresi, mettermi la tuta da casa con sopra il cappotto, uscire e camminare fino al SevenEleven aperto 24h per comprare il suddetto latte.
Preferirei essere divorata viva da un branco di leoni.
Voi direte, sei pazza? No, ma lo divento se non ho il latte in frigo la mattina.
Poi tornerò su e probabilmente berrò un bicchiere del suddetto e finirò la marmellata di fragole comprata ieri, su una fetta di pane tostato (nel microonde), visto che per quanto ero stanca non ho neanche cenato.
Voi non lo vedete perché sul blog c'è l'ora italiana ma sono le 2 passate e domani ho i taiko.
Non riesco. nemmeno. a muovere. le gambe.

Prego cadauniamo il reportaggio (pure).



LA STRADA




LE AMICHE




L'OCEANO



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permalink | inviato da Alabama! il 5/4/2008 alle 17:16 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (14) | Versione per la stampa
Sendai Banzai - 31 marzo
post pubblicato in Shitcom, il 31 marzo 2008
Ebbene.
Oggi è 31 marzo e stamattina mi rigiravo nel letto pensando aaaahh, se c'è il sole vado in ufficio a piedi, ma sì, mi va di camminare, prendo un po' d'aria, muovo sto culo, aaahhh che bello, la settimana scorsa c'è stato sempre il sole e la massima ora è di 15 gradi aaaahhh...
Apro la porta scorrevole della micro-camera da letto, guardo fuori e sta nevicando.
C'è una tempesta, la neve va incredibilmente in orizzontale invece che in verticale e il cielo è tipo apocalisse.
Giuro, volevo mettermi a piangere. Giuro.
Accendo la tv e metto le solite previsioni del tempo, tracannando latte e cereali con la grazia e la compostezza di Homer J. Simpson, indecisa se fare sega al lavoro, buttarmi di sotto dal quinto piano o chiamare il telefono azzurro, quando mi rendo conto che no, oggi non posso fare sega, perché oggi è 31 marzo, ovverosia L'Utimo Giorno Dell'Anno Fiscale Giapponese.
TA-DAAAAN!!! Paura eh??

Dunque, in Giappone hanno questa regola che l'anno comincia il 1° aprile e finisce il 31 marzo.
Cioè, non l'anno solare, quello è normale, ma l'anno lavorativo, fiscale, scolastico, tutto il resto insomma. L'anno scolastico pure, esatto. Ci sono le vacanze primaverili e poi tutti nella nuova classe, yu-huu! I ciliegi in fiore sono simbolo della rinascita, quindi un po' tutto rinasce.
(Tra parentesi volevo dirvi che hanno già sciolto la prognosi sulla fioritura dei ciliegi qui a Sendai, che avverrà esattamente in data 6 aprile, VIA!!! FIORITE!!! Come sia possibile che in una stessa settimana nevichi e sboccino fiori, resta un mistero degno di un'indagine di Lucarelli.)
Ma andiamo avanti. Con la fine dell'anno fiscale in tutti gli uffici, in tutti i settori e in tutti gli ambiti lavorativi ci sono mostruosi spostamenti di personale.
Funziona così, vieni assunto, non sai un cazzo del lavoro che devi fare, ti impegni a bestia per imparare, conosci tutti i colleghi, ti affiati, fai amicizia, vai a sbevazzare fuori, ti abitui al lavoro e cominci a farlo decentemente, poi sempre meglio, poi diventi bravissimo e non appena succede CIAOOOO ti spostano in un'altra sede, e mentre prima ti occupavi di energia nucleare passi allo smistamento rifiuti e viceversa. Ah, e possono trasferirti anche di città, ovvio. Ma te lo dicono con ben due settimane di anticipo, così puoi sistemare con tutta calma gli affari, figli, moglie, casa, roba così.
I professori cambiano scuola, gli impiegati cambiano sede, schiodano tutti. Il massimo è 3 anni nello stesso posto, rarissime le eccezioni. Dicono sia per evitare la corruzione. A me sembra disumano ma andiamo avanti.

Nell'ufficio dove sto io siamo più di venti e indovinate quali persone sono state trasferite?
Ovviamente quelle a cui volevo più bene, i miei colleghi preferiti, quelli mai più senza. Loro.
Quindi oggi grandi saluti, baci e abbracci, discorsi e applausi ogni 10 minuti e regali di addio. Non potevo mancare, suvvia.
Ritira fuori il piumino, gli stivali, la sciarpona da 4 giri, ho sfidato la bufera e sono arrivata, con le madonne attaccate ai diavoli su per i capelli, ma sono arrivata.

Ultimo giorno per il capo, il boss dei boss, quella sagoma del capo. Giuro, lo adoravo. Uno zuzzurellone con più decibel nella voce che capelli in testa, sempre sorridente, sempre allegro, in grado di sfornare battute comprensibili solo a lui stesso per cui era capace di sbellicarsi per minuti interi (tutti noi a fare sissì con la testa, ceeeeerto come no... fiu fiii). Mi incontrava in ascensore e mi raccontava le usanze giapponesi per celebrare i morti, e giù risate. Era un grande.
Ultimo giorno per la dolce Terashima-san, che mancò alla mia cena di benvenuto e qualche giorno dopo mi offrì il pranzo al ristorante tailandese. Bono! Non ti dimenticherò Terashima-san, tu che hai chiamato tuo figlio Rinto, in barba alla gloriosa tradizione dei nomi jappi, che so, Hiroshi, Tetsuya, Akira... No. Rinto. Largo alla modernità. (...)
Ultimo giorno per la piccola Kato-san, che ha meno anni di me e ne dimostra ancora meno, ma la devo chiamare Kato-san. Carina e sorridente, ma con la verve di un castoro impagliato. Peccato. Avevi del potenziale. E invece NO! trasferita a tre ore di macchina da Sendai, via! al paesello di pescatori, oggi al lavoro qui, stanotte trasloco e domattina alle 9 puntuale al nuovo ufficio! MARSCH!
Ultimo giorno per la stratosferica Funayama-sensei. Su di lei niente, non posso. Era la responsabile dei JET, mi ha parato il culo più volte, inclusa quella in cui ho dato le dimissioni 2 mesi dopo aver rinnovato il contratto. Un angelo. L'unica collega che ho visto realmente sbronza alle cene aziendali. Che donna! Prof. di inglese (da lì il -sensei) con una zeppola che manco Filvio Muccino. Pronuncia improbabile e giapponese arcaico (parole mai sentite prima, e non credo che fossi la sola a pensarlo) nonostante l'età non certo da cartapecora. Sospetta zitella però. Mi chiedo perché mai. Oggi ho visto per caso la foto che ha sul cellulare, il suo gatto Neri (Marcorè?) di 22 anni (!!!). Accarezzava lo schermo del telefono. Ho capito molte cose.
Squilli di trombe per LUI. Ultimo giorno nello stesso ufficio con il meraviglioso Takeda-san, ve lo ricordate? Quello con tre dita come Bem, che mi ha rimediato la bicicletta (Marcia). Un tesoro. Mi ha pure portato un portachiavi dalla Cina poco tempo fa, le mascotte delle olimpiadi (per poi dirmi subito dopo, con indubbia classe, ma credo sia finto... Una copia. Al che ho sospettato che gliel'avessero regalato in aereo...) Se non era sposato con figli ci facevo un pensierino. Però è stato trasferito solo 5 piani più sotto, potrei comunque andare ad insidiarlo. HIHIHIHI!!!

Infine il pezzo forte.
In data 31 marzo ho scoperto che la collega alta e secca, bianca come un cencio e coi capelli lunghi pel di carota (tinti, che ve credete!), il cui nome ero convinta e straconvinta fosse Sugawara-san, e che per sette mesi ho chiamato Sugawara-san, si chiama in realtà Oyama-san.
E' stata un'epifania degna di Joyce. Una falla nella matrice, un gatto nero che passava. Ragazzi, non è possibile.
Questo il surreale dialogo scatenante.

Tutti i trasferiti in piedi per salutare e fare inchini e ringraziare.
C'è anche lei. Io non comprendo, mi ero informata e mi era stato detto che Sugawara-san restava.
Fanno il discorso eccetera, tornano a sedere, io continuo a non capire.

Fede: capetto, ma se ne va anche Sugawara-san?
Capetto: beh, no.
Fede: ma... allora perché...
Capetto: no, Sugawara-san cambia solo cognome.
Fede: eh???
Capetto: eh, sì, perché si sposa.
Fede: ah bello! Sono contenta! Ma perché era lì a parlare allora?
Capetto: eh?
Fede (la indica col dito): ehm, sì, ha salutato...
Capetto (incredulo): ma... ehm, quella... è Oyama-san!
Fede (sconvolta, fingendo alla grande): ah... beh, sì, certo... ma non è lei che si sposa?
Capetto: no, lei è incinta!
Fede: eh?? Ah, bello! Ma quindi...
Capetto: fa freddino oggi eh?

E' finita. mi guardo intorno stordita e vedo le cascate di numeri verdi sulle pareti, sulle persone, in faccia al capetto. Non è possibile.
Vado al bagno e non ci posso credere.
Mi specchio.
Oyama-san??? Chi diavolo è Oyama-san???

Vedo la matrice.


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permalink | inviato da Alabama! il 31/3/2008 alle 15:42 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (11) | Versione per la stampa
Sendai Banzai - Cazzuyosci
post pubblicato in Shitcom, il 14 marzo 2008
Quello che forse non sapete è che negli ultimi tempi il belloccio di Starbucks è tornato in auge.
Il post in cui lo menzionavo la prima volta si perde ormai nella notte dei tempi jappi, ma tanto vale darvi gli aggiornamenti di questa avvincente/sordida/patetica/platonica love-story.

UNO
La prima volta che ho ribeccato il nostro amico, che chiameremo Cazzuyosci per facilitare il racconto, eravamo seduti allo stesso tavolo.
Starbucks ha questi tavoloni con le lampade in cui si può studiare, tipo biblioteca, ma io arrivando ero diretta da tutt'altra parte, tipo poltrona in cui addormentarmi e sbavare o tavolinetto singolo in cui farmi i beati cazzi miei.
Invece.
Salgo le scale e me lo trovo lì, così, chino sulle scartoffie con un basco grigio in testa (i jappi hanno questa assurda maleducatissima preistorica abitudine di restare col cappello ovunque vadano, anche in case altrui [giuro!]).
Non ci posso credere. Ancora tu! Ma non dovevamo vederci più? (cit.)
Con un rapido passo di minuetto cambio traiettoria e mi siedo a capotavola, accavallando la gamba con nonchalance.
Ovviamente ero un cesso, putrefatta da una giornata di ideogrammi e inchini. Ah sì, stavo aspettando un'amica per andare a cena con lei e mi ero portata un manga da leggere (in jappo, ahah! quindi facendo anche l'occidentale-che-tutto-sa e non la turista-fai-da-te).
Ficco la testa nel manga e ci resto per un periodo di tempo indeterminato, durante il quale ripetutamente alzavo lo sguardo, ripetutamente incocciavo il suo, ripetutamente pensavo eddai t'ho beccato che mi guardi! Eddai fa' qualcosa perlamalora!
Niente.
Più o meno nel momento in cui stavo quasi per decidermi ad allungare il manga e chiedergli scusa senti ma come si legge questa parola? L'ho cercata ma nel dizionario non c'è! (cosa peraltro vera), lui si allunga verso il tale di fronte e cominciano a confabulare su orari, fogli e cose da fare, e io realizzo che TA-DAAN quello era un suo amico. Erano in due.
E no.
Contro due non ce la posso fare.
I sogni di gloria e il momento di coraggio svaniscono e continuo a cercare la mia stronza parola da sola, digitando furiosamente con un disteso aplomb da serial killer.
Il giochetto ceccomiguarda-guardamicecco va avanti ma a una certa Cazzuyosci piglia e si alza, inforca il giaccone, si rincalca il baschetto, mi guarda e se ne va con l'amico suo.
Resto lì impietrita a darmi dell'incapace.
Ormai totalmente votata al fatalismo estremo (meglio del bungee jumping) penso ma sìììì, non c'è due senza tre, la prossima volta lo saluto con la mano, vado lì e gli dico, tipo, non ci siamo già incontrati?
Tipo.

DUE
L'altroieri. Dopo il lavoro torno sul luogo del delitto, dato che a prescindere dal caro Cazzuyosci ci vado comunque quasi ogni giorno da settembre a questa parte.
Entro e guardo su al piano di sopra.
Il basco grigio guarda giù al piano di sotto.
NAAAA!! E io che pensavo che la terza volta dovesse essere tra mesi e mesi! Troppo facile!
Pronta al tutto per tutto, l'avevo detto no?, salgo trionfante mezza barcollante e sistemandomi i capelli con la mano a mo' di pettine. Sempre putrefatta, ma con stile.
Era a un tavolinetto, mi appropinquo pronta a fare ciao ciao con la manina e vedo una seduta a fianco che gli scartabella fogli davanti e gli chiede cose.
Cioè, UNA.
Reggere allo shock è dura e con la coda fra le gambe e le pive nel culo vado a sprofondare in una delle poltrone all'angolo. Fanculo. Una donna. Nemmeno sto granché ma una donna. Cioè, io sono ovviamente meglio di una jappa anonima e smunta ma per la sfida all'ok corral non sono ancora pronta.
Apro il mio libro (in italiano) e a distanza di kilometri continuo l'opera di spizzaggio. E mo' è una sfida, sticazzi se c'hai la donna, io adesso senza pietà.
Di fatto, continua a girarsi pure lui (ah, se lo dico vuol dire che è così, non sono una mitomane, giuro).
Mi stiracchio e allungo l'occhio, lui va in bagno e allunga l'occhio, poi però si risiede vicino a quella.
A una certa mi rompo.
Il sonno prevale, quella non se ne va, mi sarei anche un po' stufata e sto perdendo diottrie a fare su e giù dal libro, ciao.
Mentre scendo le scale lo guardo tipo mezz'ora ma lui sta girato verso la gialla e non mi caga di pezza.

TRE
Ieri.
Entro col mio libro e guardo su.
No, due giorni di fila è impossibile.
E invece bingo. Basco grigio (ormai presumo sia un tutt'uno con la testa, oppure ha i capelli di Mirko dei Bee Hive sotto).
Prendo un tè, anzi, un bidone di tè, visto che le quantità di Starbucks sono del tutto aliene all'umana comprensione (e digestione) e vado su alla mia poltrona.
Lui sembrerebbe solo. E' fatta. Inventa qualcosa, inventa, sbrigatiiii!!!
Apro il libro a pagina 58 e nel primo quarto d'ora la rileggo sei volte, appena appena deconcentrata.
Ho una tizia seduta in mezzo che me lo impalla quasi completamente e per incrociare casualmente il suo sguardo devo compiere strane evoluzioni e movimenti a cazzo. Questo fatto mina ulteriormente la mia già scarsa facoltà visiva e tempo mezz'ora il mal di testa mi sta martellando l'occipite.
*nota*
Io porto gli occhiali da quando sono nata, circa, ma da anni li uso solo per leggere, studiare, computer ecc. ecc. Sono occhiali da vicino (da lontano ho 10/10, tzè). Se di scatto alzo la testa e guardo più in là del mio naso non vedo pressoché una mazza.
*fine nota*
A un certo punto mi giro e non c'è più! Ma i fogli sono ancora lì, quindi non se n'è andato.
A pagina 62 elaboro il Diabolico Piano.
Gli scrivo un biglietto e glielo mollo sul tavolo! Strepitosa mossa da femme fatale, che idea geniale, la vittoria è certa, cadrà ai miei piedi!

Cervello: ma ne sei proprio sicura?
Alabama: ma sì, ovvio, gli scrivo qualcosa come ciao! questo è il mio numero! come solo una vera donna sa fare!
Cervello: beh, avrei dei dubbi sul tipo di donna...
Alabama: miii cheppalle! Ma sai che scena madre? Roba da Via col vento!
Cervello: secondo me chiama la polizia.
Alabama: madonna che retrogrado! Invece sarà follemente affascinato dal gesto!
Cervello: mi sembra una mossa avventata.
Alabama: ma no, dai, un po' di film non ha mai fatto male a nessuno! Dai che scrivo, che scrivo??
Cervello: ...
Cervello: non hai la penna, e nemmeno la carta.
Alabama: ...
Alabama: porca troia.
Cervello: eheh, fottuta, mi spiace! (ride)
Alabama: scrivo su un tovagliolo!
Cervello: ...
Alabama: e chiedo la penna a sto bamboccio qua accanto, figurati se non ce l'ha!
Cervello: sissì ma OPS! Troppo tardi, guarda, è tornato al tavolo! Che peccato eh? (ride sguaiato)

Cazzuyosci torna al tavolo e non ho mosso un dito.
MEGLIO.
Quella seduta accanto, con cui lui sta parlando e che è stata zitta finora, è la tizia del giorno prima! E chi cazzo l'aveva riconosciuta? So' tutte uguali!
Di nuovo lei. L'infame scagnozza del fato avverso, la gialla nemica della mia felicità.
Realizzo.
Dio, pensa che Gran Figura di Merda se veramente facevo quella stronzata del biglietto!

Cervello, in lontananza, tipo eco
: che ti avevo dettooooooooo...

A pagina 66 ho lingua e palato totalmente ustionati dal merdoso tè earl grey (in jappo aaaru gureee, non sanno dire consonanti attaccate), visto che qui, oltre alle dosi, hanno anche temperature a cazzo. 2000 gradi non mi sembra accettabile per un tè da sorseggiare in relax.

Scoraggiata ma mai doma, intigno verso di lui, che però è fisso al cellulare e girato dall'altra parte.
La gialla si fa i cazzi suoi.
Vuoi vedere che sono, tipo, colleghi universitari?
Analizzando il soggetto mi par di capire che non sia un impiegato, o comunque non lavora se ha tutto quel tempo libero da passare al bar, quindi se non lavora è uno studente universitario, quindi, tra l'altro, ha al massimo 23 anni.
Cosa? 23 anni?? No, ragà, impossibile. Dai, almeno 26. Allora sarà un, che ne so, ricercatore? Farà il dottorato? Ma dovrebbe stare comunque all'università e non in giro...
Ok, cervello, non ne ho idea, fottiti.

A pagina 68 cala il pietoso velo sulla faccenda.
Alzo lo sguardo e non c'è più. Dissolto. Pure lei, dissolta. PUF.
Tutta sta fatica finita in miseria così.
Raccatto la mia roba e me ne vado.
Ho la testa che esplode, il palato che cade letteralmente a pezzi, un litro di inutile tè nello stomaco e l'iPod scarico.
Ah, e non ricordo una parola di quello che ho letto.


(per il dialogo con il cervello sono debitrice a Chinaski e ai suoi esilaranti post)

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permalink | inviato da Alabama! il 14/3/2008 alle 12:48 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (9) | Versione per la stampa
Sendai Banzai - Livin' la vida loca
post pubblicato in Shitcom, il 2 febbraio 2008
Per uccidere lo stallo, in attesa di provare la tecnica di Iggy (vedi commenti post precedente), ieri sera sono andata a ballare con un gruppo di anglofoni misti a jappofoni misti a personaggi non meglio identificati.
Andiamo, andiamo, che l'amica di Tizia canta nel locale X!
Bene, da paura! Esaltazione e messa in tiro strategica, che nun se sa mai.

Povera minkiona ingenua, ignoravo che qui vanno tutti pazzi per l'hip hop e io l'hip hop l'ho smesso, come gli psicofarmaci del resto, quando avevo 17 anni, resami conto che esisteva dell'altro, tipo le camicione a scacchi e l'anima aleggiante del povero Kurt, o i collarini con le punte e lo smalto nero, o ancora le magliette rotte e le urla fameliche quando ti rendi conto che proprio no future.
Insomma per dire che tra me e l'hip hop sono passate giusto quelle tre o quattro ere geologiche per cui se ancora riesco ad ascoltare Eminem (di cui peraltro si sono perse le tracce, forse è in galera per aver fatto arrosto sua madre) è solo perché consapevole che è stato il canto del cigno di un genere che se non sei nato nelle favelas e non giri con il mitra in saccoccia non ha molto senso.
Uno a 15 anni non se ne rende conto. Per fortuna l'adolescenza è un vuoto a rendere. (uuuhh, fica questa, mi è venuta così, speriamo voglia dire qualcosa!)

Cosa che invece sembra non essere stata resa qui, visto che l'età media è sui 24 (comunque pochissssssimi, per quello che mi riguarda) e questi non vedono l'ora di andare a molleggiare ingobbiti uno sull'altro, tirando su la manuccia e facendo yeah ogni tanto.
Cioè, tutti. Sia jappi che forestieri.
Sono quelle cose inspiegabili tipo i cerchi nel grano, che la mediocre mente umana (figuramose la mia) non arriverà mai a comprendere.

Bene, quindi son dovuta restare a tradimento ore e ore a molleggiare anch'io, investita da una nube di fumo a cui non sono più abituata, che alla fine mi puzzavano anche gli organi interni e bere cocktail che in Japponia costano sì pochissimo ma è perché fanno schifissimo (tipo: un vodka lemon che sembra un limone andato a male o un tequila sunrise che è succo di frutta allungato con acqua).

Nel mentre la mia amica era ubriaca marcia (come abbia fatto, resta un mistero) e tutti gli altri sparpagliati in ogni dove.
Gli anglofoni maschi ci provano con le jappe, perché al paese loro gli va male e qui invece spopolano (ma anche no).
Le anglofone femmine sono le vere star, fanno cose da ubriache, tipo urletti e corsette, poi ciondolano appoggiate a qualunque spalla capiti loro a tiro.
I jappi maschi fanno cose non-sense come sempre, tipo essere vestiti in giacca e cravatta o atteggiarsi a gangsta paradise e passare l'intera serata appoggiati al muro a bere succo di carota.
Le jappe femmine hanno il girovita di Barbie, vestiti che sono quadratini di stoffa (di Barbie, per l'appunto) e il trucco di Moira Orfei. Aprono bocca unicamente per dire com'è divertente! o chiedere tutto bene? (pensando forse che i poveri occidentali possano non riprendersi mai più da tale disumano livello di perdizione).

Alla musica dei dj si alternavano parti live, e mioddio stenderei un velo peloso sul gangsta rap japponese, dal vivo per giunta...
Sono arrivata a compiere gesti di esultanza quando hanno messo Shakira.
Peggio dell'hip hop c'è solo il reggae, ma questa è un'altra storia.

AAA
cercasi disperatamente amanti punk, indie, rock qualunque, urla.
Ma anche le sigle dei cartoni animati vanno bene, a sto punto.


You're so hard core!
(esilarante frase rivoltami da un amico anglofono, mentre armeggiavo col limone andato a male, molleggiando vagamente, scrutando l'infinito, invocando pietà. Cosavràvvolutodire?)

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permalink | inviato da Alabama! il 2/2/2008 alle 17:1 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (26) | Versione per la stampa
Sendai Banzai - Il viaggio di lavoro
post pubblicato in Shitcom, il 28 novembre 2007
Allora, giuro che non è uno dei soliti trucchetti per non mettere le foto.
E' andato in onda uno speciale infrasettimanale della shitcom e mi pareva giusto farvi un riassunto...

PROLOGO
Alabama torna da Tokyo stremata e passa l'intera domenica a dormire per recuperare.
Il lunedì mattina si presenta al lavoro, con l'entusiasmo di un'upupa impagliata.

I ATTO
Arrivo in ufficio alle 9.04 (in sempiterno ritardo) e alle 9.05 la mia caporeparto (immagine di hitleriana memoria direi) mi convoca alla scrivania per dirmi qualcosa di solenne.
- Federicasan, domani vieni a Tokyo con me!
...
Dev'esserle sfuggito qualcosa.
- Ehm, ma sono appena tornata...
- Sì, ma ci hanno invitati all'Ambasciata Italiana per una presentèscion, io ci vado e forse ci sono i fondi per portare anche te!! Non sei contenta???
Entusiasmo a pacchi.
Specie per l'elegante postilla "forse ci sono i fondi", cioè fatemi capire, l'ufficio della Provincia non ha abbastanza soldi per pagarmi un fottuto treno andata e ritorno per Tokyo???
NO.
Rimango nella perplessità tutto il giorno, in attesa di un cenno qualunque, la boss ogni tanto torna a illustrarmi i dettagli della missione e non manca di aggiungere sempre ma non è ancora sicuro che puoi venire.
Ma che è, devono aspettare la bolla papale???
SI.
Alle 16.30 si illumina di immenso e mi fa ANDIAMO!!!
Dal cilindro magico sono usciti i soldi per il mio biglietto (immagino abbiano dovuto licenziare qualcuno).
Riesco a fingere entusiasmo dissimulando le bestemmie e mi accerto che la cosa sia di un solo giorno, dato che l'indomani ho una maledetta school visit che tra l'altro devo anche preparare. Quando, non lo so.
(non vi ho ancora mai parlato, colpevolmente, delle temute school visit, state pronti perché potrei aprirci un blog a parte...)
Prendiamo i biglietti del treno, solo andata perché il ritorno eeeehhhhh chissà quando finiremo...
Tremo.

II ATTO
Appuntamento sul treno in partenza alle 9.08, io taccatissima, tailleur pantalone, trucco, parrucco ecc.
La sera prima doccia notturna con sottofondo Eye of the tiger per fomentarmi.
Tu sei un superfico, sei un superfico e sei meglio di Baretta.
Training davanti allo specchio (nonché citazione, su su!!)
Quello che mi allarmava in particolare era non tanto il tour de force che vabbè, quello se pò fà, quanto la presenza inevitabilmente ossessiva della boss, una simpatica eh? solo che parla a mitraglia, spesso e volentieri sputando e si nebulizza integralmente di un profumo che lascia una scia di chilometri (e penso anche qualche morto).
Partiamo.
Su due ore, una mi bombarda di cose da sapere, una grazie a Dio dorme.
Arriviamo e la prima tappa è mangiare. Ovvio.
Altro bombardamento, stavolta con bocca piena annessa.
Bleah (scusate).
Poi Ambasciata tedesca.
Comincio a genuflettermi e a scambiare decine di biglietti da visita, tipo automa.
Sorriso, inchino, sorriso, biglietto, inchino, sorriso.
Sorriso, inchino, sorriso, biglietto, inchino, sorriso.
Sorriso, inchino, sorriso, biglietto, inchino, sorriso.
E insomma via così.
Ce ne andiamo in direzione di un qualche Prestigioso Ministero/Associazione/Ente e lei comincia a spiegarmi la strategia di guerra da adottare in questo caso:
- Federicasan, per avere una delegazione che venga da New York l'anno prossimo, non è il caso che tu ti faccia vedere dal tipo con cui parlerò (in che senso?) perché sei italiana e quindi se lo scopre vorrà far venire a Sendai qualcuno dalla Francia (eeehhh???). Ma io voglio gli americani! Quindi una soluzione è fingere che tu sia americana (certo, come no!! che idea geniale!!) sennò ti lascio a parlare con $"/%($"&san, finché non ho finito con quell'altro.
- Ma $&%//%&san mi deve dire qualcosa?
- No, ci devi solo parlare.
- Ma di che???
- Non so, fai tu.
- ...

Dopo 40 minuti parlando del freddo di Sendai (ebbastaaaaaa!!!), del cibo italiano e della Serie A, intervallati da frasi tipo aspetta ora penso a qualche argomento di conversazione (giuro!! Ma ti pare che mi dici una cosa del genere??!?!?!), la capa riemerge dall'antro e mi porta via, fiera della perfetta riuscita del suo piano.
In tutto questo però, io ottengo il risultato vitale di sapere l'orario dell'ultimo treno per Sendai, dal tipo che apre l'apposito librone dei treni. 22.20. OK.

Timbriamo il cinquantesimo biglietto della metro e finalmente l'agognata Ambasciata Italiana!!
Alleluja, il motivo per cui IO mi sono dovuta sorbire tutta l'Odissea.
In Ambasciata interpreto la perfetta attendente, che parla, spiega, stringe mani, propone, chiede, sorride a 32 denti, scherza, suggerisce, fa inchini a chiunque.
Ritrovo un professore italiano che già conoscevo e quindi oh ma che brava Federicasan!
Solo che la presentèscion dura più del previsto e con orrore scopro che trattasi della presentazione di un evento che si terrà tra DUE ANNI.
Medito il suicidio ma rinuncio dopo aver messo gli occhi sul clamoroso buffet offerto ai presenti.
Ragazzi.
Non mangiavo cibo italiano VERO da tre mesi, immaginatevi la perfetta attendente taccatissima quanto ci può aver messo a trasformarsi in Obelix.
Tra una stretta di mano e l'altra io e la capa ci sfondiamo (per questo è un'ottima compagnia, in verità). Il Paradiso. Meglio che a un matrimonio.
L'Ambasciata conosce i suoi polli.

Trallallà, tra un frizzo, un lazzo e un bicchiere di vino si fa una certa.
Alle nove passate busso alla capa, non sarà il caso di andare? Ah, certo certo!
In taxi i complimenti si sprecano, ma nel mentre un'idea sinistra prende il sopravvento.
Ehm, il tipo ha detto 22.20 ma magari potevamo controllare...
No, ma figurati, sarà sicuramente così!! (per quale motivo?)
Ma la vedo che pure lei se la fa sotto, avendo realizzato, al 42° del secondo tempo, che nessun giapponese al mondo avrebbe mai organizzato un viaggio di lavoro senza predisporre tutti i minimi dettagli. Figuriamoci un dettaglio infimo come il biglietto di ritorno.
Alla stazione corriamo quasi.
Io ostento sicumera ma già subodoro la sòla colossale che sta per arrivare.
Non troviamo l'ingresso giusto.
Non troviamo lo sportello per fare i biglietti.
Alle 21.50 raggiungiamo il bancone:
Due biglietti per l'ultimo treno verso Sendai!
Eh no... è partito alle 21.32!


III ATTO
Non ci posso credere.
La mia faccia diventa l'Urlo di Munch e lei sorridendo mi fa oh! e ora che facciamo?
Sono incerta se strangolarla o buttarla sotto a una macchina.
Non ci posso credere.
Ammutolisco.
Come diavolo faccio domani?? Quando torniamo a casa?? Dove cazzo dormiamo???
Ma la capa ne sa una più del diavolo e in un attimo telefona al suo albergo di fiducia (ci vieni con l'amante eh, stronza?? Potevi magnà de meno e pensare a guardare i cazzo di orari, o no???).
La mia rabbia monta.
Ovvio che la colpa è mia, che mi sono fidata di quello stordito che diceva ora penso a qualche argomento di conversazione. Perché non abbiamo chiesto in stazione? Perché ho l'unica giapponese disorganizzata del pianeta come capo? Perché sono qui e non nel mio letto?
- Federicasan, le singole costano poco ma sono tutte piene. La doppia uso singola costa 13000 per me che sono socia ma 17000 per te. Va bene?
- ...
- Ho scelta?
- Dai, ti pago io la metà!
(entusiasmo)
- Ma... In che senso... Non lo paga l'ufficio???
(terrore)
- Eh... No!! Già abbiamo sforato il budget per farti venire!!

No, vabbè.
Ora sono io che pago loro per mandarmi in viaggio d'affari.
Non esiste.
- Non ho scelta mi pare, no?
- Ok, d'accordo! Non ti preoccupare! (entusiasmo)
- ... (genocidio)

Io comunque devo fare la cazzo di school visit l'indomani, pena il castigo corporale immagino.
Devo arrivare in tempo.
Fanculo tutti, prendo il primo treno della mattina.
Parte alle 6.04.
Arriva alle 8.01.
Ho il tempo di andare a casa, cambiarmi ed entrare quasi in orario al lavoro, per preparare le cose da dire e muovermi alle 11. Ovviamente se fosse stato un giorno normale me ne sarei sbattuta ma NO! C'è la CAZZO di school visit, organizzata da un mese, con l'altro ufficio in cui lavoro solo il mercoledì. Grandioso eh?
6.04.

Ci avviamo verso i taxi.
Lei pimpante mi dice dai, è andata bene oggi, questa è solo una piccola cosa!
Io, genocidio mood.
E penso non è possibile che gli stai regalando 100 euro per un idiota che mi ha detto l'orario sbagliato, non ci posso credere.
Poi, il lampo di genio.
Ma quale albergo????
- Capo, io telefono alla mia amica e vado a dormire da lei.
-
(salendo sul taxi) Ah... sicura?
- Sì, non si preoccupi, ci sentiamo domani!
- Ok, ciao!
- ...


EPILOGO
Gli 11 metri quadri che mi salvarono la vita.
Quell'angelo mi ha aspettato a Shibuya, grazie al cielo non era dal ragazzo e quando l'ho chiamata stava rincasando dal lavoro (ore 22.30).
L'abbiamo buttata in caciara e riso come sceme, cantando le canzoni di Raffa a voce alta andando verso casa sua, lei ha dormito dal suo amico e mi ha di nuovo lasciato casa, ho spento la luce a mezzanotte e mezza, sveglia alle 4.15, prima metro alle 5.04, arrivo in stazione centrale alle 5.32, salgo sullo shinkansen alle 5.55, parto alle 6.04.
Dormo, più o meno, ma non me ne accorgo.
Le scarpe taccatissime sono diventate uno strumento di tortura medievale.
Vi è mai capitato di sentire distintamente i piedi lievitare cercando di rompere l'involucro in cui sono chiusi? Ecco.
Arrivo alle 8.01, autobus alle 8.20, a casa alle 8.45, lavaggio, cambio, roba per i ragazzini, autobus alle 9.21, in ufficio alle 9.30 con solo mezz'ora di ritardo.
SCHOOL VISIT.

Sto esplodendo dal sonno.


Se per caso cadesse il mondo io mi sposto un po' più in là
sono un cuore vagabondo che di regole non ne ha


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permalink | inviato da Alabama! il 28/11/2007 alle 14:53 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (23) | Versione per la stampa
La prima stagione
post pubblicato in Shitcom, il 28 ottobre 2007
Il post di oggi è sotto.
Questo è solo un update per comunicare l'importantissima innovazione in casa Alabama, che vede inserito nella colonna a destra un nuovo post-it dedicato alla Shitcom!
Incredibile!! Come i blogger veramente yeah sulla cresta dell'onda ho linkato me stessa, cosa che ho sempre ritenuto mostruosamente arrogante e spocchiosa.
Cos'è, ci facciamo i balletti e i ricami sui nostri stessi post? Ci autocitiamo? Cos'è, blogomasturbazione?
Beh, alla fine l'ho fatto anch'io, è inutile che blateri tanto.
Non sono migliore di altri, ma almeno la Shitcom è un concetto a sé stante, con una propria linea narrativa, è un organismo in fieri ma strutturalmente finito, è un concept album o un'opera rock, se volete.
Sì, vabbè.
Quel grigio non è un granché, lo so.

E' ufficiale, mi sto montando la testa.

Sempre vostra, Alabama

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permalink | inviato da Alabama! il 28/10/2007 alle 10:31 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (5) | Versione per la stampa
Sendai Banzai - La puntata di Halloween
post pubblicato in Shitcom, il 28 ottobre 2007
Ieri sera sono stata alla festa di Halloween dei JET.
Inizialmente non ci volevo andare, perché a me, di Halloween, fondamentalmente, non me ne frega un tubo marcio. E poi le maschere! Gesù... la mia scarsa fantasia e la mia abbondante pigrizia rendono impossibile qualunque patteggiamento con il nemico. Ma che siamo matti??
Poi però...
1) Ho trovato un passaggio in macchina.
2) Mi son detta dai suuuuu!!! Socialità!!
3) Ho pensato che bere&ballare potevano giovarmi in qualche modo. Giovano sempre.
Allora vado.
Due giorni per pensare alla maschera, tumulata in un centro commerciale vicino alla stazione nel reparto Halloween (?)
Alla fine compro un grembiule rosa da asilo (in realtà solo una casacca) con cappellino giallo annesso. La bambina dell'asilo mi sembra fattibile. Niente diavolo, zucca, strega, gatto. Eddai. Se ci vado, diamo una parvenza di interessamento alla cosa, non scadiamo sul primo mantello nero e/o corna finte. Cheppalle!
Però la bambina non mi convince del tutto. Allora mi spingo oltre e con uno sforzo ultraterreno partorisco l'idea della bambina punk. L'idea del secolo, a mio modesto parere.
Compro gli accessori, tra cui catene, lucchetti, spille da balia, smalto nero e rosa, spillette, polsiere e teschi vari e passo l'intero sabato (in realtà 2 ore) ad agghindare il grembiule. E me stessa.
Esce fuori questo:











Così sobriamente agghindata esco e in ascensore becco gli unici due occidentali dell'intero residence. Dall'imbarazzo non mi esce neanche la voce e li saluto con due dita tipo V di vittoria (la mia dignità è persa).

Mi passano a prendere alle otto.
Ignoravo che la festa fosse allo sprofondo, ma confidavo nelle qualità del mio autista.
Sbagliavo.
Quando la strada comincia a inerpicarsi su per boschi e stradine sterrate mi viene come un dubbio ma non oso esternarlo. Per fortuna c'è pure un'altra tizia che fa da navigatore, quindi io me ne sto zitta e buona dietro, di nessuna utilità. Anche perché:
1) mi perdo pure sotto casa. A Roma.
2) non so leggere le cartine italiane, figuramose jappe.
3) mettermi a fornire indicazioni in inglese mi sembra fuori luogo.

Fatto sta che sul serio ci perdiamo. I due paiono increduli di fronte all'evidenza ma la cosa si fa, come dire, palese quando un cartellone ci dà il benvenuto nella regione confinante.
Come andare da Roma ai Castelli e ritrovarsi in Umbria.
In più piove che dio la manda. In più è notte. In più intrattengo poca conversazione, per fortuna l'altra tipa parla per tre. In più, e qui la parte davvero agghiacciante, il guidatore tiene nello stereo per tutto il tempo un cd di salsa-mambo-samba (ay que felicidad/como me gusta el espanol). Dopo la seconda ora di maracas e trombette piffereggianti medito di saltare fuori in corsa.
Arriviamo alle dieci e mezza.
Con tutto quello che ho passato sta festa dev'essere come minimo l'evento mondano del secolo.

Ciò non è.
Ma ora posso realisticamente affermare di aver vissuto situazioni estreme viste solo nei film, quali ad esempio Animal House o Porky's.
Avete presente Bluto Blutarski e il club Delta? Ecco.
Gente con la testa nel secchio. Gente che fingeva di impiccarsi dal secondo piano. Gente che girava con una pecora sottobraccio (finta, ma enorme). Gente nuda. Gente morta.
Io, troppo vecchia per queste stronzate, ho continuato ad aggirarmi con un sorrisetto sardonico (ma davvero sardonico) e con un bicchiere di vino in mano, fino a sturarmi una boccia, intrattenendo conversazioni casuali con chiunque.

Stralci (sempre gli stessi, a intervalli regolari):
- I'm from Italy.
- FE-DE-RI-CA!
- First year.
- Yeah.
- I'm the punk kid.
- Punk!
- Do you know the Ramones?
- Do you know the Ramones?? COME OOOON!!!


Bah. I trogloditi se la fanno sotto al solo sentire la parola Italia. E io me la tiro, cool fino all'inverosimile. Il mio unico merito tanto è essere italiana, basta quello per polverizzarli. Stupidi anglofoni trogloditi.
Comunque va detto che ho imparato a distinguere l'accento americano da quello inglese. E l'inglese dà le piste a tutti.
(Esatto, invece di riuscire a declamare la Divina Commedia in giapponese distinguo gli accenti inglesi. Che io sia maledetta.)

Ce ne andiamo alle 2, in mezz'ora siamo a casa (...).

Risultati conseguiti:
- acidità di stomaco (vino, patatine e arachidi non sono una cena consigliata dai nutrizionisti)
- indisposizione ancora più violenta verso Halloween
- numero di telefono di una tizia sudafricana il cui nome è un cazzo di codice fiscale


ay que felicidad
como me gusta el espanol


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permalink | inviato da Alabama! il 28/10/2007 alle 4:43 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (23) | Versione per la stampa
Sendai Banzai - La fibra ottica
post pubblicato in Shitcom, il 24 ottobre 2007
Il giorno in cui presi possesso della mia nuova abitazione nipponica, ormai due mesi fa, ancora prima di entrare in casa domandai: quando mi potrò connettere a internet? con gli occhi luccicanti e speranzosi, ben conoscendo la mia proverbiale dipendenza.

Per inciso, abito in una specie di residence, dove un ufficio zeppo di impiegati al pianoterra risolve ogni capriccio dei condomini, tutti presumibilmente stranieri.
Mi zompa una lampadina? Scendo piagnucolando e il giorno dopo ho più luce di Versailles.
Ho i bacarozzi in casa? (esatto, è successo, per carità sto cercando di rimuovere), mi portano delle trappole da sistemare in giro.
Fingono che sia il grand hotel elargendo gadget tipo una scheda al posto della chiave (il primo giorno mi è davvero sembrato di aver fatto il salto di qualità), il citofono collegato direttamente all'ufficio, il servizio di cambio lenzuola ogni 15 giorni (pagato profumatamente, e nell'ultimo set, quello che sto usando ora, c’è una macchia arancione non meglio identificata...)

Tra le varie cose, internet. Dopo una settimana avevo l'allaccio, una linea adsl.
Ma la cosa che mi fece rizzare le orecchie e i capelli in testa fu il miraggio dell’ installazione prossima ventura della signora fibra ottica. Non so cos'è (vabbè, a grandi linee dai) ma so che è veloce. VELOCE.
Pur essendo quasi certa che mi avessero coglionato per placare le mie smanie di blogger, rimasi con questo sogno di poter mettere le mani, e ficcare i cavi, in una poderosa fibra ottica giapponese. La Hikari Faibaaaaaa. Dove Hikari sta per luce e Faibaaaaaa per fiber (le A sono a piacimento).

Un rapido ffwd ci porta a una decina di giorni fa, quando al pianterreno del residence, nella sala conferenze (sala hobby, sala svago, sala svacco qualsivoglia, con un ping pong scalcinato, dato che qui è pieno di cinesi hihihi!!, e delle VHS - videocassette!! - risalenti al cenozoico) viene allestita una sessione di counseling (già) per promuovere l'avvento della Hikari Faibaaaaaa, nostra signora della Velocità.
Un branco di colletti bianchi jappi, impiegati del gestore Flet's,  avrebbe esplicato in un inglese risibile i prodigi del nuovo marchingegno e i perché e i percome del cambio di contratto.
E’ sabato. Scendo in tuta e occhiali, pronta a firmare qualunque foglio con il fermo proposito di non leggerne nessuno. Mi fido. Vai, vendimi quello che vuoi.
Becco una cinese che lavora alla provincia come me, JET pure lei, che non sa decidere se cambiare contratto o no e mi attacca una pippa infernale. Aggancia un omino e gli fa mille domande, mentre io penso solo a tornarmene a letto dopo aver firmato il firmabile a occhi chiusi.
Ma grazie alle sue domande scopro che cambiando gestore avrò diritto ai primi due mesi gratis (wow, tutto il mondo è paese), un buono acquisto da 10.000 yen (60 eurobombe) e una prestigiosa penna arancione fluorescente. Con tutta questa grazia diddio come rifiutare?
(sono ironica)
Mi chiedono: con quale ditta vuole fare il contratto?
Io: con la vostra no?
Lui: no, ci sono varie opzioni.
Io: ah. non capisco Voi quale consigliate?
Lui: questa.
Io: vada per questa.
Firmo (tenete a mente questo dialogo).
Mi dicono che i lavori verranno fatti il giorno 22 ottobre dalle 13 alle 17, quindi alle 17.01 sarò padrona del mezzo. Qua sò giapponesi, mica stanno a pettinà le bambole! Tzè!

Poco prima del 22 mi arriva il pacco con il nuovo modem, un chilometro di cavi e un chilogrammo di scartoffie.
Disdico il vecchio contratto (anzi, scendo piagnucolando e me lo faccio disdire dallo schiavo dall'impiegato).
Teoricamente potrei usare la vecchia connessione fino alla fine del mese ma domenica (giorno 21, warning) durante un'infuocata chat su Skype con un'amica, mentre si decidevano le sorti dell’umanità a suon di emoticon, PUFF! salta tutto.
Chiuso, fine, off, file not found.
La mia pazienza in questi casi ha un tempo di tracimazione, passatemi il termine, pressoché nullo, se la cosa non si autorisolve entro dieci secondi do di matto.
Così è stato. Che bella serata. Dovevo leggere blog, mandare mail, dispensare cazzate a destra e a manca. Niente.
Vado a letto livida ma confido nel fatto che il giorno dopo avrebbero attivato la Faibaaaaaaa.
Il giorno dopo però, rincaso alle 23.30, collassando sul letto. Lezione di italiano (seguirà capitolo a parte) e cinema, documentario musicale di 2 ore e mezza (seguirà capitolo a parte) mi impediscono di interagire, ma non di notare che i nuovi aggeggi infernali sono stati montati.

Rew, telefonata del pomeriggio:
Jap - Federica-san?
Fed - sì??
Jap - sono il tecnico della Hikari Faibaaaaaaa, stiamo facendo i lavori, possiamo entrare in casa per montarle il modem e sistemarle i cavi?
Fed - ...
Jap - ...
Fed - ...cioè dovete fare i lavori in casa mia?
Jap - no, per carità, è solo per agevolarle l'installazione. Ma se non vuole non importa.
Fed - no, no, va bene va bene!! Grazieeee!!!
Cioè questi ti vengono a collegare i cavetti. Il paradiso. Proprio come Alice.
Jap - però lei deve fare il setting del computer va bene?
Fed - sì sì non c'è problema!
Non c'e' problema. Ricordate queste mie (assurde) parole.

Quindi il tutto è montato. Butto la posta sul tavolo senza guardarla (attenzione), mi trascino alla scrivania e provo ad accendere. Uhm. Niente. Ma devo fare il setting, è ovvio! Vabbè domani, mò c'ho sonno.

E arriviamo a ieri. Che poi è il motivo del post, forse ho allungato un tantino il brodo...
Torno a casa zompettando pronta a conoscere nostra signora della Velocità.
Clima mite, sole, uccellini cinguettanti.
Accendo la Mela. Vai.
Tutti i cavi sono a posto. Scruto il modem che è un curioso aggeggio verticale. Vabbè.
Acchiappo il plico di roba arrivato col pacco (cfr. sopra) e tiro fuori il manuale.
In copertina mi conforta l'icona di una vecchia rugosa e sorridente che dice ce la posso fare anch'io!! accanto a un cane che presumibilmente dice la stessa cosa.
Apro il libretto. Zompo le pagine con la descrizione dell'allestimento dei marchingegni (gesù, non ce l'avrei mai fatta) e arrivata al punto clou noto che di dieci pagine di spiegazioni nove sono per Windows e UNA per il Mac. Uhm. Prendo atto. Meglio? Peggio? Boh.
Ficco il cd.
Faccio tutto quello che mi viene chiesto di fare. Ci sono le immagini cazzo ce la farebbe veramente anche il dannato cane!! Creo nuova posizione. La nomino. Inserisco account e password presi dal cd Flet's, il mio nuovo gestore no? Ecco. Fatto tutto.
Si accendono i tre pallini dell'icona!! Apri connessione internet. Connesso!!
Salti di gioia a cui segue impennata del volume dello stereo.

Apro Firefox.
Impossibile trovare www.sweethomeAlabama.ilcannocchiale.it il computer potrebbe non essere connesso.
Ah.
Firefox è possibilista, che carino, Safari invece mi dà proprio in culo.
NON SEI CONNESSO AD INTERNET.
Ci manca l'icona del dito medio.
Sudori freddi. Losapevolosapevolosapevo. Sempresempresempre. Cazzocazzocazzo.
Ricontrollo le impostazioni.
I tre dannati pallini sono accesi!!!
Ricontrollo le impostazioni.
Tutte le lucette del modem sono accese. Il timer scorre.
Apro la finestra della connessione e dice CONNESSO.
Apro Safari e dice NON CONNESSO.
Ho queste due schermate aperte insieme davanti.
E' troppo per il mio cervello così poco informatico, lo capite no? E' troppo.
La soluzione sfugge a qualsiasi logica. Figurarsi a me, che ho delle difficoltà con le operazioni in colonna.
Vado in tilt.
Cerco il numero del call center TA-DAAAA!! l'ultima delle ultime spiagge.
Chiamo e una voce mi dice, scusandosi duemila volte, che quel numero può essere chiamato solo dai fissi. Non ho un fisso cazzo. Smadonno. Lo svenimento si fa più tangibile.

Extrema ratio: decido che scendere piagnucolando potrebbe essere una soluzione.
Ufficio semideserto (ore 19.00), impiegata perplessa.
Fed - ehm, non mi funziona la nuova connessione.
Jap - ...
Fed - non è che qualcuno può darmi una mano?
Jap - ...
Fed - ma agli altri funziona?
Jap - beh... qualcuno ha avuto dei problemi...
Fed - ah, vedi... Come posso fare?
Jap - ehm... magari domani...
Fed - ma mi serve stasera! menzogna Devo fare il biglietto per tornare in Italia! penosa balla stile Piccola fiammiferaia
Jap - ha provato a telefonare?
Fed - sì ma ho solo il cellulare e per quel numero serve il fisso.
Jap - ah... se ne va a confabulare con un tale nascosto nell'ombra, immagino il boss
Jap - se vuole può chiamare da qui, se scende con il computer.
Fed - ah ok grazie... ehm... ma voi qui in ufficio avete la Hikari Faibaaaaaaa?
Jap - no.
Fed - ... imprecazione interna
Fed - beh, allora mi sa che è inutile...
Jap - ah.
Fed - ok... ehm... riprovo, in caso riscendo. che tu sia maledetta
Jap - va bene. segue caterva di inchini

Salgo in casa disperata. Non esiste aspettare fino a domani. DEVE funzionare.
Ricontrollo tutto. Niente.
Mi cade l'occhio sul manuale e accanto al numero che ho appena fatto ce n'è un altro per cellulari.
Ma sarò idiotaaaaaaaaa?????
Dal pratico citofono-gadget avviso la perplessa che ho trovato il numero. Sentitamente ringrazio.
Chiamo.
La maledizione continua, in Giappolandia come in Italia.
Resto in attesa 10 minuti. La maledizione continua.

Jap - buonasera risponde Flet’s
Fed - sì salve già scazzata ho un problema con la connessione, non è che avete un operatore che parli inglese? non ce la posso fare
Jap - ah...ehm... sì... un attimo...
Fed - ...
Jap - ecco... devo cercare il numero... la richiamo io va bene?
Fed - sì ok allora aspetto gesù dammi la forza
DRIIIIIN
Jap - ecco, per parlare in inglese faccia questo numero: $//%$#&
Fed - bene grazie. Se chiamo adesso va bene?
Jap - no. E' fino alle cinque.
Fed - non so se uccidermi o urlare così forte da perforargli un timpano No senti... ok. Non importa l'inglese. Facciamo in jappo ok?
Jap - ah... va b-bene... dopodiché comincia a ridere e non ne comprendo il motivo.

Segue conversazione improbabile.
Punto clou:
Jap - cosa ha scritto nelle caselle account e password?
Fed - quello che diceva il cd, guest@flets e guest.
Jap - ah, no. Deve mettere quelle del suo gestore. Che gestore ha?
Fed - allibita Ma non è Flet's??? Io ho ricevuto tutto da loro!!
Jap - sì la Hikari Faibaaaaaaaa è Flet's ma il gestore è un altro. Qual è il suo?
Fed - e che ne so?? Non me lo ricordo!! sconvolta
Jap - ...
Fed - Aspetta aspetta... oddio... ecco... ho trovato un foglio! scartabellando i milioni di fogli sparsi sul tavolo Ecco!! E' OCN!!!
Jap - allora deve chiamare OCN. Le do il numero.
Fed - ma a quest'ora posso chiamare?? disperata
Jap - sì, fino alle nove. continuando a sbellicarsi per non so che motivo

DRIIIIIIIIN
Jap - buonasera risponde OCN
Fed - sì salve e due ho un problema con la connessione, non è che avete un operatore che parli inglese? ci provo sempre
Jap - la faccio richiamare

DRIIIIIIIIIIIIN
Jap in ing - buonasera qui OCN in inglese
Fed in ing - ho un problema con la connessione
Segue conversazione abbastanza improbabile intervallata da parole jappe a caso (ad esempio non so più dire i numeri in inglese)
Punto clou:
Japing - cosa ha scritto nelle caselle account e password?
Feding - quello che diceva il cd, guest@flets e guest.
Japing - ah, no. Deve mettere quelle di OCN!
Feding - e dove le trovo??
Japing - sul contratto.
Feding - quale contratto?? Non ho nessun contratto!!
Japing - ...
Japing - Strano, dovrebbe averlo. Gliel'abbiamo spedito la settimana scorsa.
Feding - spedito?
FLASH. Io che torno a casa il giorno prima e butto la posta sul tavolo senza neanche guardarla (cfr. sopra).
Allungo un braccio e la prendo. Una busta della OCN. Non ci posso credere. Era sempre stata lì sotto il mio naso.
Incredula la apro.
Feding - aspetti aspetti ho trovato tutto!!
Japing - …
Fed - perdo il controllo della lingua e comincio a parlare a caso Ecco tutti i codici!! Allora devo inserire questi??
Japing - sì

Li inserisco. Cambio di nuovo tutta la nuova posizione. Non c’era bisogno di quella merda di Flet’s ma solo di questa busta. Voglio morire.
Ringrazio la tipa in tutte le lingue che mi vengono in mente.
La Hikari Faibaaaaaa funziona.
Cioè un conto è chi ti dà la fibra ottica, un altro conto è il gestore di internet.
E’ una cosa che va al di là della mia comprensione.

E ora parliamo della vecchia e del cane in copertina.


Peace and love is here to stay
and now I can wake up and face the day
Happy happy happy all the time
shock treatment, I'm doing fine
Gimme gimme shock treatment
Gimme gimme shock treatment
Gimme gimme shock treatment
I wanna, wanna shock treatment


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permalink | inviato da Alabama! il 24/10/2007 alle 13:12 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (26) | Versione per la stampa
SENDAI BANZAI - Dolori anomali
post pubblicato in Shitcom, il 10 ottobre 2007
Giorni di riflessioni e pensieri scomodi. Massimi sistemi. Domande inquietanti. Lo psico-post si avvicina preoccupandomi non poco.

Nel frattempo una nuova puntata della vostra Shitcom preferita, così smorziamo la tensione.

Ieri ho avuto mal di testa tutto il giorno.
In ufficio me ne andavo in bagno a cercare di ipnotizzarmi allo specchio, tu non senti dolore, e non potevo scappare a casa appena uscita perché un appuntamento con una jappa me lo impediva. Impisciabile, ero stata io ad inviarla al cinema.
Cena e cinema, come un fottuto appuntamento romantico, peccato LEI si chiamasse Keiko.
E' simpatica Keiko, abbastanza nerd da accettare di vedere l'ultimo film del regista coreano Park Chan-Wook, quello di Old Boy, che dopo Old Boy mi ha conquistato per sempre.
Titolo ufficiale inglese: I'm a cyborg, but that's OK.
Film strambo + in lingua coreana con sottotitoli in jap + mal di testa.
Potete capire come il mio livello di comprensione calasse paurosamente ad ogni nuovo fotogramma.
Epperò va detto, mi è piaciuto tantissimo ugualmente, nonostante chiedessi spiegazioni ogni tre scene, nonostante abbia sette finali, nonostante quello che poi alla fine vuoi veramente sapere non viene detto (o forse non l'ho capito io? non lo sapremo mai). Mi ha fatto pure piangere.
E' quello che poteva essere L'arte del sogno di Gondry se fosse stato un buon film. L'arte della pazzia.
Ma andiamo avanti.

Saluto Keiko, ci promettiamo amore eterno e filo a casa.
Pedalo.
Ad ogni buca una martellata in testa, ad ogni marciapiede una sassata in fronte.
Sento il cuore battermi nella vena della tempia destra, lo distinguo nettamente TOC, TOC.
Il salitone finale me lo faccio a piedi, non voglio morire.
Arrivo a casa tremolante.
Mangio il mio tofu senza accendere la tv, striscio verso il letto e riesco a spegnere la luce ad un'ora umana, tipo le undici, mai spenta così presto da quando sono qui.
Rimetto la sveglia e penso oddio che bello posso dormire quasi nove ore!!
Incredibile, mi capiterà un paio di volte l'anno.

E infatti.
Alle tre spaccate mi sveglio piegata in due da un dolore alla pancia.
Un dolore anomalo, fitte continue, mi giro e mi rigiro e niente, aumenta.
E vabbè, ho capito. Mi alzo. Proviamo con il bagno?
Nel mentre faccio training di self-control: ok, stai tranquilla. Sei sola in casa, in terra straniera, non conosci i vicini, gli amici abitano lontano, il portiere probabilmente dorme, non puoi chiamare mamma, ma stai tranquilla, non è niente, stai tranquilla.
Torno a letto che il peggio sembra passato. Ma che razza di dolore era? Analizzo cosa ho mangiato negli ultimi giorni, settimane, mesi, niente, non può essere, anche perché non era lo stomaco ma proprio la pancia. Vabbè.

La sveglia suona e mi alzo a stento.
Dolori ovunque. Reni, pancia, fianchi. Ma che cazzo.
Ho una fitta a destra, perenne.
Nausea. Il pensiero del latte mi sconvolge e, credo per la prima volta nella mia vita, faccio colazione con un tè. Inglese ovviamente, non la robaccia jappa. Ma di questo parlerò in un altro post.
Ho l'accortezza di andare al lavoro in autobus, pedalare mi sembra fuori luogo.
Penso ok, devi solo sfangare le 8 ore, poi ti catapulti nel letto.
Errore.
La tragedia mi sovviene. Cena di pensionamento di un collega, uno di cui non so neanche il nome, organizzata e pianificata da almeno un mese. Giusto ieri me l'hanno ricordata in dieci lingue.
Merda.
Nel frattempo sono in autobus e la fitta a destra non passa. Pancia, destra. Ma cosa c'è qui?
Oddio... Un lampo mi attraversa.
No, ti prego. Aiuto.

Arrivo in ufficio. Un altro, non il solito, il mercoledì lavoro da un'altra parte.
Il terrore mi attanaglia.
Apro Google e digito APPENDICITE + SINTOMI.
Giuro che ho passato la prima ora a vagliare tutte le plausibili eventualità di essere ricoverata nel giro della mattinata, cosa dire ai medici, come si dice appendicite cazzo, come telefonare a mamma, come permetterle di precipitarsi qui in aereo, come riuscire a non farla preoccupare (mamma, tranquilla, sono in ospedale a 10.000 km da Roma, mi devono operare ma va tutto alla grande!!).
Cerco i dannati sintomi. Li ho TUTTI.
Dolore a destra sì, nausea sì, reni sì, fitte sì, vomito quasi, febbre probabilmente, oddio la peritonite! qui dice che raramente si hanno dolori alla coscia, oddio mi fa male anche la coscia!!
E' finita. Comincio a cercare le parole sul dizionario per spiegarlo ai medici.

Poi... Non so cosa è stato... Non so quale dio... Non so perché mi è venuto in mente di controllare il calendario... Non so cosa è stato...
Apro l'agendina. Faccio due conti.
E mi accorgo che domani scocca il 28° giorno dall'ultimo mal di testa.
28 giorni dopo.
(Ho di nuovo mal di testa sarebbe stato un buon sottotitolo).

Sono una cogliona. Coglionacoglionacogliona.
Vado in bagno parlando da sola.
L'appendicite? La peritonite??
COGLIONA!!!

Ma giuro, GIURO, che quel dolore era veramente anomalo.
Poteva essere.
Giuro che sono stata assolutamente convinta per almeno un'ora di dovermi operare di appendicite.
Aò poteva essere...

In tutta serenità telefono e piscio amabilmente la cena coi colleghi.
Ho imparato come si dice dolori mestruali, oltre che appendicite.


I'm a cogliona, but that's OK.

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permalink | inviato da Alabama! il 10/10/2007 alle 15:2 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (22) | Versione per la stampa
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