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Una storia vera
post pubblicato in Nipponia, il 12 novembre 2009
17 ore al giorno per 3 giorni di fila.
17 ore al giorno per 3 giorni di fila.
17 ore al giorno per 3 giorni di fila.

Purtroppo non parlo di sesso.

La storia comincia esattamente una settimana fa, quando il mio indirizzo mail arriva, dopo innumerevoli giri (per cui ho già ringraziato più di una persona) nelle mani di un procacciatore di lavoro, che mi propone una traduzione.
Ho da fare i soliti manga, ma ovviamente accetto. Un nuovo contatto, un lavoro diverso, una sfida (AH!). Che ingenua (AH!).

La consegna del lavoro è giovedì (oggi).
Io ho da finire un fumettino (il terzo volume del manga dei mostri, EATER, Dioooooo se è una ficata, viva i manga degli anni '90!!! Ma non divaghiamo) quindi mando in vacca il weekend, ovviamente.
Programmino:
venerdì manga, sabato tutto il giorno occupato da un'altra cosa in cui mi sono imbarcata, e che mi fotterà i sabati da qui a gennaio, domenica finire il manga, da lunedì a mercoledì il nuovo lavoro.
Branko ai Gemelli chiosa con l'esaurimento è vicino.
Quante ne sa.

Lunedì mi appropinquo col coltello fra i denti. A noi due.
Ho 21 fogli cartacei stampati fronte-retro, stampati grossi, tipo una quindicina di righe per facciata, ma pur sempre 21. In giapponese.
Ho 3 giorni, 21:3=7.
Perfetto, e che sarà mai?

Perfetto il cazzo.
Spengo la luce lunedì all'una con solo 3 fogli finiti.
È più dura del previsto. Di molto.

Mi sveglio alle 8 e vado a letto all'una.
17 ore al giorno per 3 giorni di fila.
Inchiodata alla scrivania.
Pasti casuali (alla scrivania).
Chat interdette, telefono ammutolito.
Condizioni igieniche pari a quelle di un rapito dall'anonima sequestri dopo sei mesi di prigionia.
Unico contatto con la realtà, LaCoinq malata forse di suina, FANTASTICO (comunque è guarita).

Martedì sera i primi segni di squilibrio, ieri il picco.
Non so se vi è mai successo che vi venisse da vomitare per la stanchezza. Ecco.
Devastazione fisica.
Mal di schiena, mal di testa, male agli organi interni, male ai muscoli della faccia, male alle orbite degli occhi, alle mani, alle ossa del cranio.
Riso isterico, che per poco non sfocia in pianto altrettanto isterico.
Pallore mortale, sfumature di grigio.
Il tempo mi scorre sotto gli occhi a una velocità inaudita.
Mi sveglio, è giorno, mi giro, è notte. Cristo.
LaCoinq mi rassicura, lei è una che si è sempre spaccata la schiena sui libri, dice che è normale pensare che stai impazzendo. Cioè, è normale ridursi uno schifo vivente e ricordare il cielo e le persone come entità astratte di un passato remoto. È normale pensare che stai perdendo il senno completamente, perché ti metti a ridere a caso e non ce la fai a smettere e ti escono le lacrime.
Mi fa sì, io mi mettevo a ridere e poi piangevo, è normale, poi passa.
Ah beh, meno male che vivo con gente sana.

Mercoledì stacco all'una e mancano 4 fogli (quelli non fatti lunedì, ovviamente, un anatema).
La consegna è giovedì "in giornata" quindi ce la posso fare. Ovvio che ce la farò.
Ma mercoledì vado a letto con la testa che mi esplode, all'una e mezza il trattore che pulisce le strade (non vedo cos'altro possa essere) ancora non si placa ed è come averlo in camera, mi alzo e ingoio un moment, vado a bagnare un fazzoletto di stoffa e me lo metto sugli occhi.
Da piccola avevo spesso mal di testa forti, perché passavo tutto il mio tempo a leggere, e mio padre quando piangevo dai dolori (beh, ero piccola sul serio) mi metteva la pezza bagnata fredda.
Ecco. Torniamo ai rimedi del babbo. Pezza bagnata (+ moment).
Mi addormento a fatica, pensando alle persone sbagliate. Ancora.

Ho consegnato oggi alle 15 in punto.
Prima ho urlato, poi mi sono spogliata tutta e ho ficcato tutto in lavatrice e mi ci volevo ficcare pure io. Poi ho fatto un'ora di doccia, continuando a urlare.
Poi mi sono messa a ballare, in accappatoio, piroettando nella mia stanza-hangar.
Non accendevo iTunes da domenica.
Perché avevo il video sotto, avanti e indietro avanti e indietro continuamente, il minutaggio, gli errori di trascrizione sullo script, e ricontrolla, i puntini con scritto qui non si capisce, gli ideogrammi sbagliati, i nomi inventati, e riascolta settecento volte, e interpreta il labiale, e cerca parole a caso sul dizionario (una volta ha funzionato), e riascolta, e vedi se fila, e stai in 40 battute per riga, blocchetti da 2 righe e poi uno spazio, 80 battute di senso compiuto, e cambia parola, e non c'entra, e ricambia la frase, e togli tutto, togli, e conta le parole, e fatti esplodere il cranio.

Ma al Torino Film Festival sabato proietteranno un film di Nagisa Oshima, un mostro sacro del cinema giapponese, con la mia traduzione e i miei sottotitoli.

(Film che nessuno vedrà, perché è un documentario-intervista del '72 sui Giants, la più forte squadra di baseball della storia del baseball giapponese. E per fortuna che mi piace il baseball).

(E sorvoliamo su QUELLA CITTA' che a quanto pare non vuole proprio saperne di sparire, per i motivi più vari).

Pensare che io nella vita non volevo lavorare.
E non faccio il minatore, eh.

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permalink | inviato da Alabama! il 12/11/2009 alle 17:51 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (13) | Versione per la stampa
Ricordi/2 (feat. youtube)
post pubblicato in Nipponia, il 2 dicembre 2008
Un anno fa ero a Sendai e di questi tempi cominciava a fare freddo serio, cattivo proprio.
Il problema in Giappone, il problema vero, è che non hanno il riscaldamento centralizzato. Né autonomo. Non hanno il riscaldamento in generale, i termosifoni non esistono. Usano stufe elettriche o a kerosene, come nel paleolitico.
Io ne comprai una di seconda mano e mi incollai dieci litri di combustibile dal benzinaio fino a casa. L'ho usata una volta sola, rischiando di restarci secca per intossicazione. La casa, i vestiti, la moquette, tutto ha puzzato di kerosene per giorni. Durante la notte ho dovuto aprire la finestra, con conseguente assideramento, perché l'istinto di conservazione alla fine ha la meglio pure sulla fobia del freddo.
Ah, poi ovviamente ci sono i condizionatori. Usano quelli soprattutto. Io ne avevo due in 30 metri quadri. In piena crisi ecologico-ambientale, col pianeta Terra che rischia il collasso, loro hanno l'aria condizionata a palla, fredda o calda, praticamente 365 giorni l'anno, perché si ostinano a ignorare l'esistenza del riscaldamento centralizzato e a costruire case e palazzi con pannelli di compensato, plastica e cartone. (Quando ero a Kyoto nel 2006 dormivo con l'aria condizionata accesa sparata praticamente in faccia, mi svegliavo ogni mattina con il sangue al naso e gli organi interni spostati e rimasterizzati a casaccio.)
Il mattone ragazzi, il mattone non sanno neanche cosa sia. Gli edifici sono prefabbricati tipo quelli che noialtri, nel mondo civile, usiamo per mettere gli sfollati dei terremoti, quelli che li tiri su in una settimana.
Quindi le case non hanno isolamento termico, zero, i muri stessi diventano freddi. Ah, nemmeno le serrande esistono. Per la luce usano le tende, non ci sono serrande né persiane né niente, solo il vetro delle finestre. Io avevo un finestrone che prendeva tutta una parete, che dava sul balcone. Inutile dirlo, d'inverno a toccarlo ti restava la mano attaccata. L'umidità colava giù a goccioloni e sulla cornice di plastica si formava la muffa. Cioè, intendo dentro casa. Io non ho mai avuto grosse colture ma so di amici alle prese con pozzanghere generanti mostri verdi e pelosi.
Eh, le gioie della vita jappa.
Quindi come fare?
Tutti i JET, i ragazzi che come me erano lì da varie parti del mondo (civile) a lavorare, avevano lo stesso problema, e nelle varie newsletter, gruppi eccetera girava una drittona che avrebbe dovuto salvaguardare la nostra pelle dall'assideramento invernale: il bubblewrapping.
Ovverosia mettere uno strato di plastica con le bolle (quella che scoppietta e che dà assuefazione compulsiva) sull'intero specchio della finestra, per aggiungere uno spessore isolante.

Alabama non è da meno e decide per il grande passo. Grande sul serio visto che avevo un'intera parete da bubblewrappare.

Quello che segue è la testimonianza fotografica dell'evento, nonché il mio primo FILMAGGIO (degno erede del collaggio), in cantiere da tempo. Siate fieri di me, dopo innumerevoli tentativi andati a male con programmi a caso ho scoperto le gioie di iMovie e ora ho la certezza che l'utilizzo del Mac è veramente a prova di imbecille.




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permalink | inviato da Alabama! il 2/12/2008 alle 9:39 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (12) | Versione per la stampa
Mother do you think they'll like this song
post pubblicato in Nipponia, il 24 novembre 2008
È uscito qualche giorno fa.
È la COSA su cui ho sputato sangue lo scorso luglio, lavorandoci di notte mentre preparavo il trasloco in Italia e continuavo ad andare in ufficio.
Dentro c'è il mio nome e vedere il mio nome alla voce "Traduzioni e adattamento testi" su un volume edito da Star Comics era quello che più o meno sognavo da una decina d'anni a questa parte. YEH! Alabama rocks! ^__^




(che il caro Goku abbia poi rotto le palle a tutti, ME in primis, it's another pair of SLEEVES)

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permalink | inviato da Alabama! il 24/11/2008 alle 13:5 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (11) | Versione per la stampa
Ricordi/1
post pubblicato in Nipponia, il 16 novembre 2008
Le bevande calde di Starbucks non sono calde, sono bollenti. Ustionanti. Esistono superlativi ancora più assoluti? Si può dire ustionantissime? (No, me lo sottolinea in rosso.)
Sono colate di lava.
(Se non sbaglio, mi pare di ricordare che una tizia in America ha fatto causa alla dirigenza per le ustioni riportate quando un bicchiere le si è rovesciato addosso. Ha vinto e infatti ora sono obbligati a scrivere cose tipo CAUTION! HOT! oppure PUO' PROVOCARE USTIONI o roba allegra così.)
Io prendevo il tè, perché il caffè non lo bevo espresso figuriamoci americano, prendevo il tè small, english breakfast oppure earl grey. Non ho mai capito la differenza ma mi piaceva stare qualche secondo in più alla cassa a scegliere tra due cose per me perfettamente identiche.
Passare l'inverno da Starbucks non è stato poi così male.
Fuori 0 gradi, dentro 30. Alcune sere rimanevo fino alla chiusura.
I dolcetti li ho provati tutti, dall'insipida torta di carote e zucchine alla commovente cheese-cake, fino allo sconvolgente Volcano, una tortina di solo cioccolato con una cavità dalle pareti glassate in cui la ragazza versava una tazzina intera di caffè (così lo bevo), per poi ricoprire il tutto di panna.
Ne porto ancora i segni.
Per non parlare della torta alle pere, quella al formaggio e semi di papavero, gli orribili cookies, la ciambella al caramello (che mi ha fregato perché il caramello solido sembra cioccolato).

Il dramma era la temperatura del tè. Duemila gradi.
In più Starbucks usa i bicchieri di carta, o cartoncino che dir si voglia, quindi oltre che per la lingua l'ustione è assicurata anche per la mano. (A dire il vero hanno anche le tazze, ma sono di un'unica taglia. Troppo piccola.)
Mi ero accorta però che esisteva un metodo per salvaguardare almeno gli arti, cioè una specie di fascetta di cartone più spesso in cui le ragazze dietro il bancone infilavano il bicchiere prima di porgerlo all'ignaro cliente.
Perfetto.
Chiedevo il mio earl grey e munita di vassoio e dolcetto andavo ad aspettare che fosse pronto, infilato nel suo bel proteggi-mano-dall'ustione.
Solo che quella cosa non era in dotazione automaticamente, e me ne sono accorta il giorno in cui la ragazza mi ha allungato il bicchiere senza la sua protezione.
Panico.
Quell'affare mi serve, e mò come si dirà in giapponese?
«ehm... asp... potrei avere... ehm... quella cosa di carta...»
Certo, come no. Quella cosa di carta.
«Ah, vuole &£$%/#? Ecco a lei»
Sgrunt. Non ho capito. Ma come cazzo si dirà?? Voi conoscete la parola italiana equivalente? No, non la conoscete, perché non esiste. Che bello cercare sul dizionario una parola che non esiste. Vabbè, magari è stato un caso, magari si è solo scordata, posso campare senza sapere come si dice fascetta-di-carta-proteggi-mano-dall'ustione.
No.
Qualche giorno dopo, stessa scena.
«Ehmmm... mi servirebbe... siccome il bicchiere è caldo...» (gesto di infilare il bicchiere dentro qualcosa).
«Ah, subito!»
No, basta. DEVO sapere.
«ehm, ma come si chiama in giapponese questa cosa?» (indico il cartoncino tubolare)
«Ah, si chiama SURIIBU»
«Eh?»
«SU-RII-BU»
«Ah»
...
Me ne vado al tavolo. Ma che è SURIIBU? Questa m'ha cojonato.

Ah, no. Ho capito. Meno male che sono un genio.
SLEEVE. Manica. Che si pronuncia più o meno SURIIBU. L'ennesima parola mutuata dall'inglese. Eheh. Divertente.
Manica. Capito? Infili il bicchiere dentro una manica di cartone. Noi in italiano non diremmo mai un'oscenità del genere, però sta di fatto che una parola corrispondente non esiste. Forse perché l'oggetto in sé non esiste, non esiste bere roba ustionante, non esistono i bicchieri di carta al bar, non esiste manco Starbucks e vivaddio. Comunque rosico, perché non ammetto che l'italiano sia mancante di qualcosa rispetto al giapponese. I jappi quando non hanno parole (spesso) le prendono da altre lingue, et voilà. L'italiano invece ha una sua dignità e queste cosacce non le fa, però, per dire, potevano fare un tempo verbale in meno, che ne so, il trapassato remoto chi cazzo lo usa?, e fornirci di una parola specifica, chiaramente non manica, per indicare quella cosa.

Così ho passato l'inverno a chiedere «una manica per favore», tutta sorridente e tronfia.
E loro, servizievoli, «subito!».
Sfido qualunque nipponista a sapere come si dice quella cosa. AH!

Poi a marzo Aki mi ha regalato un bicchierone termico di Starbucks, rosa, con i petali di ciliegio impressi sopra. Ho cominciato a usare quello, me lo portavo fisso in borsa, e la gloriosa epoca delle maniche è finita. Sviluppo sostenibile batte lessico improprio.

***

Il tutto mi è venuto in mente perché qua mi faccio il tè a casa, 2 minuti secchi nel microonde per scaldare l'acqua, bustina un minuto a mollo, miele e via.
E passerò l'inverno così, davanti al computer con un tazzone fumante fornito di manico, invece che di manica.



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permalink | inviato da Alabama! il 16/11/2008 alle 20:58 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (17) | Versione per la stampa
L'ultima playlist
post pubblicato in Nipponia, il 19 luglio 2008
Il rush finale comincia ORA.
Sono appena tornata da un barbeque a casa del fantastico Takeda-san, quello che mi diede la bici a settembre. Ho fatto foto, andranno tutte nel calderone finale.
Umidità al 200% mi sono appena docciata.
Una mail da Anna che mi dice che abbiamo un albergo ad Hanoi per le prime due notti e il pick up aeroporto-hotel. YES WE CAN.
Ho il biglietto per il film di Miyazaki con data e ora.
Ho comprato gli ultimi libri, cose enormi e pesantissime ma introvabili nel resto del mondo.
Musica a palla.
L'occhio destro brucia, brucia già il maledetto, lunedì dovrò buttarlo.
Lunedì è festa e non lavoro. Ho la consegna. E forse un altro barbeque sul fiume, se je la faccio.
Devo salutare persone.
E il Giappone non è mai stato così Giappone.
Il rush finale comincia ORA.
Non fatemi dire cose sentimentali perché mi riesce fin troppo bene e mi ritrovereste annegata in una valle di lacrime.

Ecco a voi, con tutto il mio cuore, che ora sta letteralmente esplodendo, la Sendai Soundtrack.

Il liberismo ha i giorni contati - Baustelle
Smokers outside the hospital doors - Editors
Age of consent - New Order
Eternally is here - Gun Club
Circle - Edie Brickell
Summersong - The Decemberists
Get me - Dinosaur jr.
Across the universe - The Beatles
Tick tick boom - The Hives
On my own - Vincent Vincent & the Villains
Shimanchu nu takara - BEGIN
Atlas - Battles
Flathead - The Fratellis
Outta me  - Bikini Kill
Mr. E's beautiful blues - Eels
Folsom Prison Blues - Johnny Cash
Panico! - Baustelle

BONUS TRACKS
The soldiering life - The Decemberists
Love of the loveless - Eels
Mistress Mabel - The Fratellis



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permalink | inviato da Alabama! il 19/7/2008 alle 10:53 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (7) | Versione per la stampa
IO AAAAAAAAAMO QUESTO PAESE!!!
post pubblicato in Nipponia, il 9 luglio 2008
Ho appena telefonato alla posta centrale della mia zona e mi hanno detto che effettuano ritiri di pacchi a domicilio, gratuitamente e pure di sabato per tutto il giorno!!!

IO VI AAAAAAAAAAAAMOOO!!!!!

E sappiatelo, se avessero vinto la guerra tutto il mondo funzionerebbe cosi'!!!!!!!

(E' la prima e l'ultima volta che mi sentirete dire roba del genere ma la felicita' pervade il mio corpo e il mio spirito in maniera incontenibile)

CE LA POSSO FAREEEEEEEEEEEEEEEE!!!!!!

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permalink | inviato da Alabama! il 9/7/2008 alle 3:0 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (8) | Versione per la stampa
She's lost control
post pubblicato in Nipponia, il 21 giugno 2008
C'era una volta una ragazzina che leggeva fumetti.
Poi ha fatto anche tante altre cose (non così tante) ma ha sempre continuato a leggere fumetti.
Poi un bel giorno ha cominciato a lavorare con i fumetti.
Poi ha fatto anche tanti altri lavori (abbastanza) ma ha sempre continuato a voler lavorare con i fumetti.
Poi ha fatto quella famosa prova di traduzione, reclamizzata anche da queste parti con la solita lieve enfasi.
Poi un bel giorno è arrivata la risposta.
E la risposta ha detto: "Sarei veramente felice di prenderti definitivamente a bordo".

E la ragazzina è impazzita.


Confusion in her eyes that says it all
She's lost control
And she's clinging to the nearest passer-by
She's lost control


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permalink | inviato da Alabama! il 21/6/2008 alle 12:43 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (22) | Versione per la stampa
La maestrina dalla penna a mandorla
post pubblicato in Nipponia, il 27 maggio 2008
Ieri ho fatto fare un compito in classe di ripasso al gruppo di sciamannati cui insegno italiano il lunedi'.
Sono certa delle mie scarse capacita' di insegnante ma dopo 8 mesi di grammatica basilare un po' mi cascano le palle a leggere roba del genere.
E un po' mi sbellico abbastanza :D

Che tempo fa? (figurina del sole)
Fa il sole. (ovvio)

Rispondi in italiano
Cosa hai fatto domenica?
Hai fatto caldo. (scusa non lo faccio piu')

Quanti anni hai?
Ho una sorella. (...)

Traduci in italiano
Arigatou ---> Arivederti. (cazzo questa pure i sassi la sanno!! E almeno lo spelling imbroccalo!!)

Che tempo fa? (figurina del sole)
Bene. (tipo oroscopo di Linda Wolf :P)

Che tempo fa? (figurina della nuvola)
Fa move tempo. (MOVE??)

Che tempo fa? (figurina del sole)
Domenico. (no vabbe'. Questa me la rivendo)

Per non parlare dei vari buongioLno, buonJOUrno, piaceLe e compagnia...
Aaaahh, quante soddisfazioni!

(sigh)

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permalink | inviato da Alabama! il 27/5/2008 alle 2:50 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (18) | Versione per la stampa
Take me down to the Paradise City
post pubblicato in Nipponia, il 11 maggio 2008
Raccontare tutto per filo e per segno non basterebbero dieci post, quindi beccatevi gli highlights, sempre che voglia dire quello che credo (?)
Le foto nel prossimo post.

OKINAWA (4 notti)

- Ho sempre detto che avrei continuato a venire in Giappone finché non fossi riuscita a vedere Okinawa. Fatto. Questa cosa un po' mi spiazza, ma credo di aver già trovato nuove mete inesplorate.
Okinawa è un'isola grande, noi siamo state nella capitale, Naha. Naha è piena di gente abbronzata, cosa che non vedrai mai da nessun'altra parte in Japponia. C'è questa musica continuamente diffusa nell'aria, di shamisen, che è una specie di mandolino a tre corde dal suono acuto, che fa un po' sdleng sdleng e mi piace tanto. E poi i fischi. A Okinawa fischiano per accompagnare la musica, quindi per strada senti tutti questi FIUUUU FIIIIII e pensi WOW! Ce l'hanno con me, sono una fica! e invece sono solo le radio accese dentro i negozi che trasmettono la musica tradizionale. Vabbè. ADORO quella musica, in ogni caso.

- Abbiamo fatto snorkeling, che vuol dire, nel misero idioma italiano, affittato un par de pinne con maschera e boccaglio. Ragazzi, dovevate dirmelo. Qualcuno doveva dirmelo. Cazzo, qualcuno doveva dirmi che la barriera corallina e i pesci tropicali sono una delle cose più BELLE al mondo, io non lo sapevo, io non credevo, io non pensavo. Cioè, mi sono buttata e dopo TRE passi dalla riva c'era mare profondissimo e trasparentissimo e sotto la qualunque di pesci, piante, alghe, corallo, bestie, conchiglie, ricci, strani aggeggi, cose assurde. Cioè, ti butti e sei dentro Super Quark. Mancava giusto la voce narrante. Nooooo, dovevate dirmelo. Non volevo più uscire, come i ragazzini in piscina. Sono stata un'ora sotto, e sentivo la mia voce sott'acqua che faceva versi tipo Oddioooo!!! *glub glub* Nooooo!!! *glub glub* Guardaaaa!!!! Oddio Nemooooo!!! *glub glub*
Ragà, ho visto NEMOOOO!!!!!! E tutta la sua cricca!!! Ora sono una persona felice.

- Ci siamo messe d'impegno per abbronzarci, nonostante il tempo non agevolasse l'impresa (nuvoloso per lo più, sole a tratti, sera pioggia. Sempre) e nonostante le dannate creme protezione 50 dei dannati jappi. Ma porcaccia della loro madre! I jappi hanno la venerazione per la pelle bianca (vedi: geisha), rifuggono l'abbronzatura come la peste e in più hanno una paura fottuta del cancro alla pelle (hanno paura di tutto, perché non anche di questo?) quindi la crema protettiva più comune è la 50. Dal momento che io uso massimo la 12, proprio quando sono in vena di fare la brava, potete capire la mia "mal sopportazione" degli usi e costumi locali. Sono riuscita per miracolo a trovare una protezione 20, per bambini, con disegnato sopra un orsetto con la ciambella. L'ho comunque usata solo l'ultimo giorno, grosso modo.

- In viaggio ho cominciato il nuovo libro, La svastica sul sole di Philip Dick, che ho scoperto in seguito non essere la lettura da spiaggia che credevo (aò, poteva esse). A pagina 15 mi sono arenata (nonché depressa) e ho ripiegato sulla Lonely Planet, ricca di colpi di scena e inseguimenti mozzafiato. Con calma riprenderò Dick, ma considerando che il tema è i nazisti hanno vinto la guerra e i giapponesi dominano il mondo, immagino che ne uscirò a brandelli.

- Ostello di Naha, 5 stelle. Ve l'avevo detto, no? Il genio degli ostelli! Camera solo nostra con letto a castello, internet gratis e colazione abbondante gratis. Zona centrale, gestori loquaci e servizievoli, dritte sui posti dove andare, guide e depliant a disposizione, docce calde, bagni spaziosi, chiavi in mano. Al cambio attuale circa 15 euro a notte. Daje!! Tutti da Burney's Breakfast!!

- Proprio tramite la connessione dell'ostello mi ha raggiunto la ferale notizia dell'avvenuta elezione del nuovo sindaco di Roma. Uno dei più brutti quarti d'ora dell'intera mia esistenza.

- L'ultimo giorno pioveva (...) e siamo andate all'Acquario. Bello. Metterò le foto. Squali, trote e compagnia, anche qui i miei ooooohhhhh!!! riecheggiavano stupefatti tra i corridoi e le stanze. Quattro anni fa, però, visitai l'acquario di Osaka, c'erano più bestie e più arzigogoli da vedere e l'edificio era più bello. Uhm. Vabbè.

YORONTO (2 notti)

- Mollata la mia compagna di viaggio (anni 24 e del segno della vergine, poteva essere un bagno di sangue, invece tutto liscio) all'alba del 1° maggio mi sono imbarcata su un cargo battente bandiera liber... no, sulla nave tipo Titanic che fa la spola tra Naha e la costa meridionale giapponese. Prima tappa, l'isoletta di Yoronto, dopo 5 ore passate dormendo in condizioni subumane in mezzo a un carnaio di gente. Non entro nel dettaglio perché potreste non riprendervi mai più, sta di fatto che posso realmente viaggiare in qualunque condizione. Ora lo so.

- Oh. Mio. Dio. L'isola di Yoronto è grande come un quartiere di Roma ed ha 5000 abitanti. C'è solo campagna e mare, mare e campagna, ti puoi girare a 360 gradi e vedi il mare tutto intorno, sempre. Praticamente il mio sogno. Un posto fuori dal mondo. La pensione era vecchio stile, a due passi dal mare, camera singola coi tatami e il futon. Un'unica strada in tutta l'isola, autobus una volta ogni ora, da fermare sbracciandosi per mancanza di fermate vere e proprie. La cittadina (?) è su un cucuzzolo, ho provato a raggiungerla in bici sotto il sole a picco a 30°, ma alla soglia (evidente) del collasso ho dovuto abdicare. Annamo al mare và.

- Il mare. NO REGA'. Innegabilmente il mare più bello che abbia mai visto. Beh, non ne ho girati molti, in realtà, ma questo mi ha scioccato. Sulla guida avevo visto una spiaggia dove volevo andare assolutamente, una lingua di sabbia in mezzo al mare, che viene fuori solo la mattina con la bassa marea, dura 3-4 ore e poi viene ringhiottita dall'acqua. Ecco. QUELLA spiaggia. Arrivi lì e pensi sul serio che questo sia il migliore dei mondi possibili, che il paradiso in confronto è una pallida imitazione. Metterò le foto, il mondo deve sapere.

- Ho detto che sull'isola c'era una sola strada giusto? Bene, sono riuscita a perdermi sempre. Sempre. Ma non c'è una cura, Cristo santo, un corso, una scuola, dove insegnano il senso dell'orientamento? Non c'è una medicina che mi faccia guarire?? E' una malattia, ormai lo so. Ho qualche pezzo mancante nel cervello.

- Ultima sera con tavolata di panzoni buontemponi ospiti della pensione. E come te sbaji? Alcool a fiumi, mandolino e canzoni, balli popolari, lezioni di dialetto isolano. Incomprensibile, tipo il sardo da noi. Per dirne una, arigatou (grazie) si dice totu-ganashi. Eccezionale.

- Ho dovuto cambiare programma di viaggio in corsa, per rischio di non tornare mai più a Sendai. Non sto qui a spiegare tutto perché è lunga, ma io da brava idiota non avevo prenotato il ritorno. Sto decisamente invecchiando. Quindi ho dovuto saltare Yakushima, che è l'isola con i cedri millenari a cui si è ispirato Miyazaki per la foresta di Mononoke Hime (maledizioooooneee!!!!) e cambiarla con Amami, altra isola sulla rotta del rientro. In realtà forse è stato meglio, non so quanto i miei piedi ustionati (fucsia) avrebbero retto un trekking di 10 ore eseguito con un paio di agili Converse All-star vecchie come il cucco. Ehm, meglio il mare và.

AMAMI (2 notti)

- Lasciata Yoronto come Adamo ed Eva lasciarono l'Eden, mi avvio verso l'ultima tappa, e sono in fila per imbarcarmi ancora sul mio Titanic, con lo zaino da un milione di kili zeppo di magliette mai messe e le Birkenstock ai piedi. Scende dalla nave un ragazzo roscissimo palesemente occidentale, mi passa vicino, mi sorride, gli sorrido, e completamente a buffo, così, di getto, mi dice in inglese: sulla nave c'è un italiano molto simpatico!
...
Gli dico esterrefatta: ma anch'io sono italiana! e lui, scomparendo nel nulla: si chiama Matteoooo...
Pazzesco. Ho pensato di aver sognato. Ma almeno ora avevo uno scopo per passare le 8 ore di navigazione che mi aspettavano. Trovarlo. (scatta la musica di Mission Impossible)

- Mi bastano 20 minuti di perlustrazione. Sottocoperta, cabine con gente ordinatamente ammassata, corridoi, ponte di prua, ponte di poppa. Bingo.
Hello! Where are you from?
I'm from Italy.
HA-HAAA!!! Ti ho beccato!!!
Matteo è in viaggio da febbraio. Si è fatto Italia-Giappone in treno, con la transiberiana, sostando un mese in Russia, uno fra Cina e Mongolia, poi nave fino a Tokyo. Ora si fa un mese in Giappone. Dopo la laurea in fisica teorica ha lavorato un anno per mettere da parte i soldi per il viaggio. Età, 26. E' di San Marino. Il Giappone è pieno di gente di San Marino, voi ne avete mai conosciuta in Italia? Io no. In Giappone, a decine.
Il viaggio fila via liscio chiacchierando (in italiano!!) a rotta di collo. Mi racconta cose allucinanti di Russia e Cina, io gli do' qualche dritta per il Giappone, gli dico vai a Yakushima, vacci almeno tu!! (e mi rendo drammaticamente conto di una cosa: geograficamente e turisticamente parlando conosco molto meglio il Giappone dell'Italia. Gasp.)
Io scendo ad Amami, ma ci ribeccheremo in seguito. Amo viaggiare da sola per questo.

- Amami è carinissima. E' grande quasi quanto Okinawa, io ho dormito a Naze, la capitale, che è una vera cittadina di mare. La pensione era una palazzina moderna, gestita da una coppia di vecchietti arzilli ultrasettantenni. Il marito mi ha arpionato appena arrivata e mi ha raccontato che fa lo scrittore e che mi avrebbe regalato il suo libro, una sorta di memoriale da tramandare a figli e nipoti. Scoprirò in seguito che è stato, pare, un grandissimo maestro di judo, che ha insegnato a migliaia di ragazzi in tutto il mondo ed è stato in tv e scrive per i giornali e Dio solo sa cos'altro. Alla fine i suoi libri me li ha regalati davvero, autografati e dedicati. Non faceva altro che invitarmi a bere whisky con lui. Un simpatico nonnetto.

- Ad Amami ho rifatto snorkeling, ancora travolta dall'euforia per i fondali tropicali, ma a sto giro seriamente, cioè con un tale che mi ha fatto da guida e mi ha noleggiato tutta l'attrezzatura. A questo punto ATTENZIONE: Alabama con la muta da sub, uno spettacolo degno del circo Orfei, l'anello di congiunzione tra Ursula della Sirenetta e un sacco di patate. Una gnocca, chevvelodicoaffà :P
Comunque non con le bombole eh? Seee, magari. Sempre in superficie, ma per ore e ore stavolta BUAHAHAHAH!!!

- Mi sono persa varie volte ogni giorno anche ad Amami. Aiuto.

- Ah, sì. A un certo punto mi è venuta la tosse, mista a raffreddore e catarro, forse dovuta al vento in nave, o al troppo sole (?) o a che cazzo ne so. Sprovvista di aspirina (incredibile, ne porto sempre migliaia) avevo chiesto a Matteo in nave, che però aveva solo la tachipirina. Vabbè, dammela per sicurezza. La mattina dello snorkeling continuavo a starnutire e tossire, quindi prima di andare ho preso la famigerata tachipirina, pur sapendo benissimo che non sarebbe servita a un cazzo (essendo paracetamolo e non acido acetilsalicilico, ma lasciamo stare le mie nevrosi). Arrivata sul posto il tizio mi ha fatto firmare una specie di liberatoria in cui dicevo di essere sana come un pesce e sprovvista di qualunque malanno. Va da sé che la paranoia mi ha assalito, pensando che buttarmi con una tachipirina in corpo e intasata dal catarro significasse morte certa nel giro del primo quarto d'ora a mollo. Sono inspiegabilmente sopravvissuta.
La sera stessa sono andata in farmacia a chiedere un equivalente jappo dell'aspirina, che in questo paese privo di senso non esiste. Il tizio mi ha dato una scatola di pasticche gialline, contro tutti i sintomi dell'influenza (elenco annesso), precisandone l'assunzione: 3 pasticche a volta, per 3 volte al giorno.
...eh? Forse non ho capito.
Sono 9 pasticche al giorno, dopo i pasti. La scatola ne contiene 18, per due giorni.
Ah, ok, grazie, le prendo.

Penserete che sia pazza, ma la realtà è che non perdo occasione di ingozzarmi di medicinali, al primo prurito di naso. Stare male non esiste. Capite bene che essere autorizzata ad ingoiare nove pasticche in un unico giorno andava ben al di là delle mie più rosee aspettative.
Ma non preoccupatevi. Il punto è che la medicina giapponese è rimasta alle teorie e ai trattati di Ippocrate stesso. Non sanno niente, zero, di medicina moderna, fondamentalmente non si curano affatto, o se lo fanno prendono polverine da sciogliere in bocca, tipo medioevo. Quindi in 9 di quelle pillole probabilmente c'era l'equivalente di una nostra pasticca di VivinC.
Va detto però che quando in bocca ho cominciato ad avvertire un retrogusto amaro di carcassa di avvoltoio misto a mobili tarlati dell'800 ho smesso la cura.

- Sono ripartita (uuufff!) e ho passato la notte in nave, dormendo addirittura. Arrivata a Kagoshima (niente battute, dai, su), la punta meridionale dell'arcipelago jappo, ho ribeccato Matteo, che l'indomani sarebbe partito per Yakushima, alla faccia mia. Abbiamo girato un po' e io avevo il mio bravo orario dei pullman per l'aeroporto fisso in mano, e tanto di quel tempo a disposizione che siamo saliti sul monte per guardare il vulcano Sakurajima che si trova su un'isola di fronte alla città e fare le foto. Inutile dirvi che siamo dovuti scendere a rotta di collo per riprendere lo zainone preventivamente appoggiato nel suo ostello, cercare la fermata giusta, fare il biglietto e salire in tempo sul bus, ciaociao dal finestrino e corsa in aeroporto con annesso lancio dello zaino sul nastro del check-in, quasi in chiusura.
Mi sono addormentata prima del decollo, è bastato il vrrrr delle ruote sulla pista.
Arrivo a Tokyo e trasferimento in stazione centrale, incredibilmente senza perdermi in mezzo al milione di linee ferroviarie. Biglietto per il primo treno diretto a Sendai, sprofondo nel mio posto abbronzata e felice (forse un po' fetida) e mi si siede accanto un palese otaku, un nerd jappo. Che felicità, è la prima volta che ne vedo uno in carne e ossa. Attacco bottone e si rivela addirittura simpatico, ovviamente parliamo di fumetti. Io sono in pace col mondo.
Arrivo a Sendai a notte fonda e fa quasi caldo.
Treno + pezzo a piedi fino a casa, cantando a voce alta con sorriso beota.
Mi butto sul letto, mai stata meglio in vita mia.
^___^

Colonna sonora dell'intero viaggio, Panico! dei Baustelle, sentita in loop almeno 12.000 volte.


Fottere tutto e naufragare
Mettere gli stivali e farli andare
Correre per non arrivare
Amare il rogo amare il suo bruciare


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permalink | inviato da Alabama! il 11/5/2008 alle 5:42 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (9) | Versione per la stampa
Rotolando verso sud
post pubblicato in Nipponia, il 24 aprile 2008
Questa settimana doveva essere votata all'autodistruzione, ma ieri ho saltato la cena aziendale (lo so, non fanno altro che abboffarsi, a una certa me sarei pure stufata) e sono andata a casa a dormire.
Lunedì classe di italiano fino alle 19 - prima lezione del nuovo anno fiscale, i simpatici bamboccioni, dopo mesi di estenuanti e svocianti lezioni, ancora dicono cose tipo lo pomodoro e il tavoli.
Martedì allo stadio del baseball a vedere i Rakuten Eagles, la squadra locale - noto branco di pippe, un po' come andare in viaggio in Italia e assistere ad una partita dell'Atalanta, sempre che esista ancora. Ho potuto però fare un tifo sguaiato e sfoderare la mia mostruosa competenza in materia. Non lo sapevate? SAPEVATELO! Sono una fan del baseball. E abbiamo (abbiamo?) anche vinto!
Mercoledì, ieri, sega alla cena aziendale e fuga nel letto - la scusa: coff coff ieri sono andata allo stadio e coff coff mi sa che ho preso freddo!
Giovedì, oggi, lezione di italiano alla mia alunna privata - ho cominciato a dare ripetizioni di italiano a questa bambina di 8 anni FRANCESE. E' carinissima ma il meltin pot mi ucciderà a breve, temo.
Venerdì serata organizzata dal mio collega jamaicano - una cena con mille persone, tutti amici suoi, per bere e socializzare e mangiare, non sia mai!, in allegria.
Sabato pausa
Domenica PARTENZA!!!

Qui volevo arrivare, signori miei.
In barba alle catastrofi politiche (per cui ancora non mi dò pace) e sentimentali (continuo a prendere sòle a destra e a manca, se esiste un record lo batterò) domenica parto e sto via una decina di giorni.
In Japponia esiste una cosa sacra nota come golden week, cioè il periodo in cui cadono 29 aprile, 3, 4 e 5 maggio, tutti giorni di festa nazionale. Se uno dei giorni cade di domenica si recupera il lunedì. Quindi niente, si approfitta, si chiedono giorni di ponte e si parte!
Destinazione paradiso, mi auguro nel vero senso della parola, visto che vado a Okinawa, l'isola dove stava Hattori Hanzo in Kill Bill, pe' capisse. Beh, non ci vado per quel motivo.
Ma non solo!
Il pacchetto che ho preso con la mia amica è di 5 giorni, dopo di che lei tornerà a Sendai in aereo, mentre io proseguirò in solitaria in nave (!!) facendo tappa su altre isole da quelle parti. Ho stilato un piano di battaglia che nemmeno Napoleone e la campagna di Russia.
Ho prenotato gli ostelli, comprato la guida, preparato il costume, chiesto in prestito il sacco a pelo (che nun se sa mai), caricato la batteria della Nikon.
(Per inciso adoro prenotare ostelli. Sono la maga degli ostelli. Datemi una connessione internet e troverò da dormire anche sull'Isola che non c'è. Chiedete a me.)

Quindi, ecco, il computer tenderei a dimenticarmelo per un po'.
Cioè, se riesco, aggiorno. Ma non garantisco.
Torno a Sendai il 6 maggio.
Voi statev' accuort'.
Chi avesse bisogno, mi trova giù in basso.



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permalink | inviato da Alabama! il 24/4/2008 alle 13:42 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (15) | Versione per la stampa
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