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Sendai Banzai - Il viaggio di lavoro
post pubblicato in Shitcom, il 28 novembre 2007
Allora, giuro che non è uno dei soliti trucchetti per non mettere le foto.
E' andato in onda uno speciale infrasettimanale della shitcom e mi pareva giusto farvi un riassunto...

PROLOGO
Alabama torna da Tokyo stremata e passa l'intera domenica a dormire per recuperare.
Il lunedì mattina si presenta al lavoro, con l'entusiasmo di un'upupa impagliata.

I ATTO
Arrivo in ufficio alle 9.04 (in sempiterno ritardo) e alle 9.05 la mia caporeparto (immagine di hitleriana memoria direi) mi convoca alla scrivania per dirmi qualcosa di solenne.
- Federicasan, domani vieni a Tokyo con me!
...
Dev'esserle sfuggito qualcosa.
- Ehm, ma sono appena tornata...
- Sì, ma ci hanno invitati all'Ambasciata Italiana per una presentèscion, io ci vado e forse ci sono i fondi per portare anche te!! Non sei contenta???
Entusiasmo a pacchi.
Specie per l'elegante postilla "forse ci sono i fondi", cioè fatemi capire, l'ufficio della Provincia non ha abbastanza soldi per pagarmi un fottuto treno andata e ritorno per Tokyo???
NO.
Rimango nella perplessità tutto il giorno, in attesa di un cenno qualunque, la boss ogni tanto torna a illustrarmi i dettagli della missione e non manca di aggiungere sempre ma non è ancora sicuro che puoi venire.
Ma che è, devono aspettare la bolla papale???
SI.
Alle 16.30 si illumina di immenso e mi fa ANDIAMO!!!
Dal cilindro magico sono usciti i soldi per il mio biglietto (immagino abbiano dovuto licenziare qualcuno).
Riesco a fingere entusiasmo dissimulando le bestemmie e mi accerto che la cosa sia di un solo giorno, dato che l'indomani ho una maledetta school visit che tra l'altro devo anche preparare. Quando, non lo so.
(non vi ho ancora mai parlato, colpevolmente, delle temute school visit, state pronti perché potrei aprirci un blog a parte...)
Prendiamo i biglietti del treno, solo andata perché il ritorno eeeehhhhh chissà quando finiremo...
Tremo.

II ATTO
Appuntamento sul treno in partenza alle 9.08, io taccatissima, tailleur pantalone, trucco, parrucco ecc.
La sera prima doccia notturna con sottofondo Eye of the tiger per fomentarmi.
Tu sei un superfico, sei un superfico e sei meglio di Baretta.
Training davanti allo specchio (nonché citazione, su su!!)
Quello che mi allarmava in particolare era non tanto il tour de force che vabbè, quello se pò fà, quanto la presenza inevitabilmente ossessiva della boss, una simpatica eh? solo che parla a mitraglia, spesso e volentieri sputando e si nebulizza integralmente di un profumo che lascia una scia di chilometri (e penso anche qualche morto).
Partiamo.
Su due ore, una mi bombarda di cose da sapere, una grazie a Dio dorme.
Arriviamo e la prima tappa è mangiare. Ovvio.
Altro bombardamento, stavolta con bocca piena annessa.
Bleah (scusate).
Poi Ambasciata tedesca.
Comincio a genuflettermi e a scambiare decine di biglietti da visita, tipo automa.
Sorriso, inchino, sorriso, biglietto, inchino, sorriso.
Sorriso, inchino, sorriso, biglietto, inchino, sorriso.
Sorriso, inchino, sorriso, biglietto, inchino, sorriso.
E insomma via così.
Ce ne andiamo in direzione di un qualche Prestigioso Ministero/Associazione/Ente e lei comincia a spiegarmi la strategia di guerra da adottare in questo caso:
- Federicasan, per avere una delegazione che venga da New York l'anno prossimo, non è il caso che tu ti faccia vedere dal tipo con cui parlerò (in che senso?) perché sei italiana e quindi se lo scopre vorrà far venire a Sendai qualcuno dalla Francia (eeehhh???). Ma io voglio gli americani! Quindi una soluzione è fingere che tu sia americana (certo, come no!! che idea geniale!!) sennò ti lascio a parlare con $"/%($"&san, finché non ho finito con quell'altro.
- Ma $&%//%&san mi deve dire qualcosa?
- No, ci devi solo parlare.
- Ma di che???
- Non so, fai tu.
- ...

Dopo 40 minuti parlando del freddo di Sendai (ebbastaaaaaa!!!), del cibo italiano e della Serie A, intervallati da frasi tipo aspetta ora penso a qualche argomento di conversazione (giuro!! Ma ti pare che mi dici una cosa del genere??!?!?!), la capa riemerge dall'antro e mi porta via, fiera della perfetta riuscita del suo piano.
In tutto questo però, io ottengo il risultato vitale di sapere l'orario dell'ultimo treno per Sendai, dal tipo che apre l'apposito librone dei treni. 22.20. OK.

Timbriamo il cinquantesimo biglietto della metro e finalmente l'agognata Ambasciata Italiana!!
Alleluja, il motivo per cui IO mi sono dovuta sorbire tutta l'Odissea.
In Ambasciata interpreto la perfetta attendente, che parla, spiega, stringe mani, propone, chiede, sorride a 32 denti, scherza, suggerisce, fa inchini a chiunque.
Ritrovo un professore italiano che già conoscevo e quindi oh ma che brava Federicasan!
Solo che la presentèscion dura più del previsto e con orrore scopro che trattasi della presentazione di un evento che si terrà tra DUE ANNI.
Medito il suicidio ma rinuncio dopo aver messo gli occhi sul clamoroso buffet offerto ai presenti.
Ragazzi.
Non mangiavo cibo italiano VERO da tre mesi, immaginatevi la perfetta attendente taccatissima quanto ci può aver messo a trasformarsi in Obelix.
Tra una stretta di mano e l'altra io e la capa ci sfondiamo (per questo è un'ottima compagnia, in verità). Il Paradiso. Meglio che a un matrimonio.
L'Ambasciata conosce i suoi polli.

Trallallà, tra un frizzo, un lazzo e un bicchiere di vino si fa una certa.
Alle nove passate busso alla capa, non sarà il caso di andare? Ah, certo certo!
In taxi i complimenti si sprecano, ma nel mentre un'idea sinistra prende il sopravvento.
Ehm, il tipo ha detto 22.20 ma magari potevamo controllare...
No, ma figurati, sarà sicuramente così!! (per quale motivo?)
Ma la vedo che pure lei se la fa sotto, avendo realizzato, al 42° del secondo tempo, che nessun giapponese al mondo avrebbe mai organizzato un viaggio di lavoro senza predisporre tutti i minimi dettagli. Figuriamoci un dettaglio infimo come il biglietto di ritorno.
Alla stazione corriamo quasi.
Io ostento sicumera ma già subodoro la sòla colossale che sta per arrivare.
Non troviamo l'ingresso giusto.
Non troviamo lo sportello per fare i biglietti.
Alle 21.50 raggiungiamo il bancone:
Due biglietti per l'ultimo treno verso Sendai!
Eh no... è partito alle 21.32!


III ATTO
Non ci posso credere.
La mia faccia diventa l'Urlo di Munch e lei sorridendo mi fa oh! e ora che facciamo?
Sono incerta se strangolarla o buttarla sotto a una macchina.
Non ci posso credere.
Ammutolisco.
Come diavolo faccio domani?? Quando torniamo a casa?? Dove cazzo dormiamo???
Ma la capa ne sa una più del diavolo e in un attimo telefona al suo albergo di fiducia (ci vieni con l'amante eh, stronza?? Potevi magnà de meno e pensare a guardare i cazzo di orari, o no???).
La mia rabbia monta.
Ovvio che la colpa è mia, che mi sono fidata di quello stordito che diceva ora penso a qualche argomento di conversazione. Perché non abbiamo chiesto in stazione? Perché ho l'unica giapponese disorganizzata del pianeta come capo? Perché sono qui e non nel mio letto?
- Federicasan, le singole costano poco ma sono tutte piene. La doppia uso singola costa 13000 per me che sono socia ma 17000 per te. Va bene?
- ...
- Ho scelta?
- Dai, ti pago io la metà!
(entusiasmo)
- Ma... In che senso... Non lo paga l'ufficio???
(terrore)
- Eh... No!! Già abbiamo sforato il budget per farti venire!!

No, vabbè.
Ora sono io che pago loro per mandarmi in viaggio d'affari.
Non esiste.
- Non ho scelta mi pare, no?
- Ok, d'accordo! Non ti preoccupare! (entusiasmo)
- ... (genocidio)

Io comunque devo fare la cazzo di school visit l'indomani, pena il castigo corporale immagino.
Devo arrivare in tempo.
Fanculo tutti, prendo il primo treno della mattina.
Parte alle 6.04.
Arriva alle 8.01.
Ho il tempo di andare a casa, cambiarmi ed entrare quasi in orario al lavoro, per preparare le cose da dire e muovermi alle 11. Ovviamente se fosse stato un giorno normale me ne sarei sbattuta ma NO! C'è la CAZZO di school visit, organizzata da un mese, con l'altro ufficio in cui lavoro solo il mercoledì. Grandioso eh?
6.04.

Ci avviamo verso i taxi.
Lei pimpante mi dice dai, è andata bene oggi, questa è solo una piccola cosa!
Io, genocidio mood.
E penso non è possibile che gli stai regalando 100 euro per un idiota che mi ha detto l'orario sbagliato, non ci posso credere.
Poi, il lampo di genio.
Ma quale albergo????
- Capo, io telefono alla mia amica e vado a dormire da lei.
-
(salendo sul taxi) Ah... sicura?
- Sì, non si preoccupi, ci sentiamo domani!
- Ok, ciao!
- ...


EPILOGO
Gli 11 metri quadri che mi salvarono la vita.
Quell'angelo mi ha aspettato a Shibuya, grazie al cielo non era dal ragazzo e quando l'ho chiamata stava rincasando dal lavoro (ore 22.30).
L'abbiamo buttata in caciara e riso come sceme, cantando le canzoni di Raffa a voce alta andando verso casa sua, lei ha dormito dal suo amico e mi ha di nuovo lasciato casa, ho spento la luce a mezzanotte e mezza, sveglia alle 4.15, prima metro alle 5.04, arrivo in stazione centrale alle 5.32, salgo sullo shinkansen alle 5.55, parto alle 6.04.
Dormo, più o meno, ma non me ne accorgo.
Le scarpe taccatissime sono diventate uno strumento di tortura medievale.
Vi è mai capitato di sentire distintamente i piedi lievitare cercando di rompere l'involucro in cui sono chiusi? Ecco.
Arrivo alle 8.01, autobus alle 8.20, a casa alle 8.45, lavaggio, cambio, roba per i ragazzini, autobus alle 9.21, in ufficio alle 9.30 con solo mezz'ora di ritardo.
SCHOOL VISIT.

Sto esplodendo dal sonno.


Se per caso cadesse il mondo io mi sposto un po' più in là
sono un cuore vagabondo che di regole non ne ha


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permalink | inviato da Alabama! il 28/11/2007 alle 14:53 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (23) | Versione per la stampa
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