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I tempi che verranno
post pubblicato in Diario, il 28 marzo 2010
Con orrore scopro che il pomodoro si è aggiunto alla galassia batteriologica di macchie e aloni osceni presenti sulla tastiera e sullo schermo (!!!) del mac, dato che al momento sto mangiando davanti al computer le fettuccine al sugo di mia zia (sempre sia lodata).
Così mi sono ridotta.
Fuori c'è la prima giornata realmente primaverile dell'anno e io con la forchetta da una parte e il mouse dall'altra a perdere diottrie.
Ma tutto questo finirà, devo solo tenere duro fino a Pasqua. Che dopo sarà peggio.
Alla domenica lavorativa si è aggiunta l'ora legale, simpatica situazione da me molto amata se non altro fino a quando non avevo un tubo da fare.
Stamattina mi sono svegliata e ho guardato l'orologio e il secondo successivo ho pensato «oddio è già così tardi!» e adesso non faccio altro che guardare l'ora in alto a destra sullo schermo e ripetere «oddio è già così tardi!» intervallato da «oddio ho perso un'ora oddio!» che il bianconiglio mi fa una pippa.
Non sono fatta per questa vita.

E infatti ho talmente fretta di lavorare che sto scrivendo sul blog.
Tergiverso ma non posso non dire quanto mi hanno fatto piacere tutti quei commenti nel post precedente. Ringrazio gli abitanti di Lurkerburg (eheh) che si sono palesati, gli amici che mi conoscono extra-blog e quelli che non vedo mai ma si sono rifatti vivi (Pronzo!!) e anche, Iddio li abbia in gloria, quelli che hanno ammesso CAMPO UGUALE, perché dai su, se domani la blogosfera sparisse per sempre dopodomani già ce ne saremmo scordati. E meno male.
Oddio, sembra che sto facendo il discorso degli Oscar, ora ringrazio anche mamma e Gesù Cristo.
Ok, basta.
Era per dire che di chiudere non se ne parla, ma non era nemmeno un tracobetto per vedere quanti seguaci ho. Era così, un diversivo. Hop! vediamo se scrivendolo si avvera! No. Fail.

La cosa che si avvera è un'altra, temo.
Non ne posso più del Cannocchiale, è ufficiale, me ne vado.
Mo' appena ho due minuti (=MAI) trasloco tutto l'ambaradan da qualche parte.
Immagino che esista un modo si trasferire 6 anni di blog da una piattaforma all'altra ma è cosa che non si avvicina neanche lontanamente alle mie seppur vastissime (...) conoscenze.
Io di migrazione non so niente (a parte quella delle papere), e mi chiedo perché mai dovrei saperne, non è che di notte mi installano i programmi nel cervello tipo Matrix.
Il bello è che ho deciso che non me ne frega niente, 6 anni di post resteranno alla deriva nell'etere e alla larga dai miei sentimentalismi stracciabudella, così magari la smetto di fissarmi con la roba passata. Sarebbe pure ora. Cura d'urto e via, fosse fosse che il blog risulti utile per qualcosa? Altro che psicanalisi.

Bene, la tal cosa è scritta e dunque avverrà, non so quando. Presto. Avrete notizie.
Torno a lavorare.

P.S.
Non è che abbia abbandonato l'idea di farmi pure un tlog (esempio di tlog --> qui).
Twitter manco morta, FB lo sapete come la penso, FriendFeed e altre cose di comiuniti ho il vomito.

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permalink | inviato da Alabama! il 28/3/2010 alle 14:49 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (7) | Versione per la stampa
Vedi che succede a riparare Firefox
post pubblicato in Diario, il 16 marzo 2010
Non volevo scrivere e volevo andare al letto "presto" ma ho compiuto un'impresa straordinaria e dovevo dirlo. Vabbè è una cazzata. Da ieri non riuscivo più ad aprire le pagine del Cannocchiale (quindi neanche il blog né niente) con Firefox. Cioè, ho scoperto stasera che si trattava solo di Firefox. Con Safari lo apriva, quindi mi sono rimangiata le maledizioni vudù e mi sono messa a smanettare su Google per cercare di risolvere. Il problema dunque era solo mio. Già pensavo di bussare in piena notte alle finestre chat di tutte le menti informatiche che conosco (troppe), urlando e imprecando e menando pugni in aria (come sovente mi capita) e invece smanazza qua smanazza là... ho risolto. Cioè, DA SOLA. Dentro i commenti di un blog di una che aveva lo stesso problema un anno fa era pieno di suggerimenti e consigli, nomi e sigle assurde e operazioni indescrivibili e cose così, io ho fatto la cosa che sembrava più facile, cioè uhm, cancellare i cookie, cosa che non avevo mai fatto, tramite un sito apposito (ahah grazie sito!) e via, si è ripristinato tutto.
Roba da non credere.
Senza buttare giù dal letto nessuno.
Giuro, stento ancora a crederci.
Inutile dire che non ho idea di che cacchio siano i cookie, andassero al diavolo.

Come forse avete notato questo non è un post della saga di Alabama Jones, se continuo solo con quelli l'alienazione mi divorerà, già vivo abbastanza nel passato, non alimentiamo la parte oscura del mio cervello. Non ho neanche detto che non continuerò! Per la vostra gioia inenarrabile continuerò eccome, tanto non ne avrò per molto (ehm, credo). Continuerò un po' quando cazzo mi pare, anche se così mi sa che nel 2015 starò ancora elencando le specialità culinarie cambogiane, eccheppalle. Vabbè, vediamo. Mi sbrigo. Pare che me l'ha ordinato il dottore, invece no! Mi diverte scrivere quella roba e inoltre potrò rileggerla fra due anni e pensare quanto ero fica quando andavo in Cambogia, esattamente come faccio adesso riguardando i post del Giappone. Infatti siete stufi della solita broda e volete dei post strabilianti? Rileggetevi l'annata giapponese e penserete ah! quelli erano post! Io li rileggo e mi sembra il blog di un'altra persona, mi esalto e penso fico! chissà che succede dopo, poi mi ricordo che ero sempre io e corro a piangere in bagno.
In ogni caso, la cosa che DAVVERO vi divertirà (mai quanto mi sto divertendo io a farlo) è vedere il SUPERFILMAGGIO che sto mettendo insieme con le musichette e tutto. HA! God bless iMovie!
Quello però alla fine, per tenere viva la suspence. Sennò scappate.

In ultimo volevo dire un altro paio di cose.
1) Se tutti quelli a cui do retta dicono che ALICE IN WONDERLAND è un film demmerda, perché, di grazia, dovrei andarlo a vedere? Dice: bisogna vederlo, che fai non lo vedi? ALICE DI TIM BURTON! Dico: ma se so per certo che mi farà incazzare, mi deluderà, uscirò sbraitando, vorrò spaccare la faccia a quella faccia di merda di Depp, vorrò dare fuoco allo stesso Burton e mangiarne il cuore, ma perché devo farlo?!?!? E gli devo pure dare 10 euro?? Quello non imbrocca un film da 6 anni, quell'altro ormai sembra Davide Mengacci, altro che sex symbol. No, allora. L'unico motivo sarebbe lo Stregatto, perché vorrei vedere in 3D il musone peloso e desiderare di averlo in casa. Ma mi sa che il gioco non vale la cancrena, quindi ciao, basta. Finirò in carcere per questo? Non credo. Tanto il mio giudizio ve l'ho già dato e fidatevi che valgono più i pre-giudizi dei giudizi.
Tanto lo so che domani sera mi costringeranno. O diranno come al solito «dici cose senza senso».
2) Devo lavorare tantissimissimo. Ma sul serio. Per quello non posto più tanto (...) e mi metto il bollino rosso su msn e la luna nera su skype, devo stare china sul fatturato. Cioè, si tratta di un fatturato triste e grigio ma si spera che lavorando tantissimo diventi un po' più roseo. In soldoni: correre ai ripari prima di morire di stenti. Anche se a quanto pare in quello che faccio non vale le regola del piùlavoro=piùsoldi perché bene che va devi rincorrerli con la lupara. Comunque al momento ancora non mi lamento ma commento il turbamento auspicando un cambiamento.

E con questa finezza vi saluto e vado a letto, che domani al chiodo e sgobbare.
Mo non dico niente per scaramanzia ma a un certo punto farò un elenco di tutte le cose che sto facendo e vi si ribalteranno i bulbi oculari.
Non c'è ancora niente che includa la conquista del mondo ma conto di farcela entro l'anno.

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permalink | inviato da Alabama! il 16/3/2010 alle 23:33 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (1) | Versione per la stampa
Alabama va in Cambogia - vol. 2
post pubblicato in Diario, il 12 marzo 2010
Singapore - girone di andata

Atterro a Singapore alle nove di sera. Anna arriva in quello stesso aeroporto alle cinque del mattino. Ho otto ore da passare un po' come cazzo mi pare e meno male che l'aeroporto di Changi (questo il nome) è VERAMENTE come lo descrive sleepinginairports.com. È il posto dove vorresti vivere per sempre, la zona franca dei non-problemi, in soldoni il paradiso. Posti per mangiare aperti 24/7, aree internet ogni venti metri, poltrone che ti massaggiano i piedi, telefoni per chiamare GRATIS numeri locali, moquette pulita, informazioni sempre e ovunque. Vabbè, la faccio breve. Passo il mio tempo online, oppure mangiando, oppure leggendo, oppure dormendo scomoda su un divanetto appartato (tristemente scoprirò la zona "poltrone comode" solo la mattina dopo), circondata da vigilantes donne per lo più nere e ciccione, che sonnecchiano (anche russando) o passeggiano. Non ho mai ritirato lo zaino al nastro bagagli perché avrebbe significato uscire dall'aeroporto, ma sto tranquilla che me lo tengono da parte, mica stiamo a Fiumicino. Chiedo a una tizia delle informazioni se la zona dove sto andando a dormire è sicura e lei mi guarda inorridita e quasi offesa e dice «Ma... ma... certo!! L'aeroporto di Singapore è il più sicuro al mondo!!». Bella.
Non dormo quasi un cazzo (per un tot di 2 notti quasi a secco) e alle 5 vado ai nastri bagagli ad aspettare Annalicchia. Trovo il mio zaino bel bello che mi aspetta da una parte, mi ci siedo sopra e attendo. Alle 6 circa arriva e ci abbracciamo e saltiamo e urliamo mezz'ora. Non ci vedevamo da più di un anno.
Stiamo fino alle 11 a parlare buttate sulle poltrone di un bar sempre dentro l'aeroporto, e sti grancazzi di Singapore. Io ho fatto colazione alle TRE sempre da Starbucks (aò non resisto) e ho un clamoroso jet lag allo stomaco. Finalmente usciamo da Changi e ci dirigiamo verso Little India, dove sta il nostro ostello. 20 dollari di Singapore a notte, cioè 10 euro, e li vale tutti, nel senso che ne vale pure meno. Incontriamo Daria, una mia amica che si è da pochissimo trasferita a Singa per congiungersi post-lauream al suo futuro marito, che è per l'appunto di Singapore. Daria ci fa da cicerona e pranziamo con lei al ristorante indiano devastandoci di risi, salsette e mango lassi, una bevanda che mi spalanca le porte di svariati paradisi. Io sto sognando il letto a occhi aperti, pure a castello, pure in camerata mista, sticazzi, sogno la mia testa appoggiata a un cuscino vero, dopo due notti assurde messa tipo tetris. In ostello decidiamo il da farsi e compriamo online i biglietti aerei per la Cambogia, low-cost, partenza il giorno dopo. Anzi, no. Non il giorno dopo, la mattina dopo, ma la mattina all'alba, decollo alle SEI. Quindi la conclusione qual è? Niente letto, ostello pagato a babbo morto e altra notte in aeroporto (fa rima e c'è). Voglio vivere a Changi!
Andiamo a fare shopping e invece di una borsa etnica bellissima con gli elefantini (passerò tutta la vacanza a dire «uuuh! Guarda gli elefantini!! Che cariiiiniiii!» e a desiderare fortissimo qualunque oggetto con impressi sopra i dannati elefantini) compro un paio di mutande con disegni vintage-trash di BATGIRL che probabilmente non metterò mai, mentre Anna e Daria le comprano di Superman (na, io mi dissocio, mai sopportato Superman, e poi IO-SUPERMAN-DECHE??).
Continuiamo a bere e mangiare e io sono a pezzi. Giuro.
Cena con Daria e il futuro marito (hihi, stai leggendo??) che ci scarrozza in giro con la macchina, io ormai ho le occhiaie catarifrangenti.
Ci accompagnano a Changi e dormiamo ben tre ore arrotolate nei sacchi a pelo esattamente davanti ai counter del check-in, era l'unica zona con la moquette e nessuno fa storie. Ci svegliamo circondate da gente in fila, che quasi parla piano per non darci fastidio, io sgomito Anna della serie «ehm, forse è meglio levarsi di mezzo» e non dobbiamo fare altro che ripiegare i sacchi a pelo, tirarci su e siamo in fila. Manco il mago Houdini.
Sul low-cost della JetStar c'è un bambino che piange ininterrottamente, non dormo un cazzo e comincio ad avere allucinazioni da sonno.

[continua]


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permalink | inviato da Alabama! il 12/3/2010 alle 0:37 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (1) | Versione per la stampa
Alabama va in Cambogia - vol. 1
post pubblicato in Diario, il 2 marzo 2010

Occheeeiii, ora che ho un po' di tempo (circa un quarto d'ora prima di collassare dal sonno) provo a mettere giù il flusso di coscienza e trasferirlo dal taccuino di viaggio (no, non la gaggissima Moleskine© ma un quadernetto a spirale con la copertina di peluche rosa e un orsetto, che trovai anni fa nel blisterone di un fumetto per adolescenti che leggevo) (già) dicevo, trasferisco il tutto dal quaderno al blog e vediamo che esce.
Ritocco l'italiano, aggiungo qualcosa, ma faccio meno fatica che a reinventarmi tutto.
Vabbè ma perché questo spiegone? Boh.
Via.

Partenza

Prima volta che volo con Emirates. Mioddio sembra tutto perfetto, un hotel a quattro stelle.
Svoltona, accanto a me non c'è nessuno e posso dilagare nei sedili. Fame atroce subito.
Prima cosa da fare in assoluto: film e copertina (ottima, che al ritorno fotterò con destrezza). La lista dei film è INFINITA e passo la prima mezz'ora a sudare di indecisione, vorrei metterne tre diversi sui tre schermi dei tre sedili e vederli simultaneamente, ma purtroppo non ho sei orecchie. Peccato.
Mentre mi allungano la cena a mille portate più buona della storia delle compagnie aeree mi munisco di cuffie e mi sparo An education
, film ora al cinema scritto da Nick Hornby, che in qualche modo volevo vedere. Be', per fortuna che l'ho visto gratis. Caruccio, eh? Ma, voglio dire, chi ne sentiva il bisogno? Praticamente c'è Octopus negli anni '50 che ha una figlia, clone di Joey Potter, studentessa modello che perde la brocca per uno con vent'anni più di lei, il padre severissimo prima per carità non scherziamo poi viene infinocchiato anche lui, tutto perfetto, amore, cose romantiche, glamour e scuola basta, che schifo, a Oxford non ci vado più, anzi mi sposo con lui che mi ha portato a Parigi, ma ops, poi si scopre che lui è già sposato, lacrime, Oxford e fine.
Cui prodest? A chi giova tutto ciò? Non a me. Vedetelo in aereo, se proprio dovete.
Insomma arrivo a Dubai per lo scalo di due ore.
C'è Starbucks!! Io AMO Starbucks, non essendomene mai fregato un piffero dell'espresso italiano. Pago otto dollari americani (tanto ho tutte le valute del mondo, USD, EUR, YUAN cinesi, DONG vietnamiti) per caffelatte e un blueberry muffin che inspiegabilmente odora di pecorino.
Innesco l'iPod e la prima canzone che mi va di sentire è Golden brown degli Stranglers, gironzolo trullallà e mi rendo conto che una delle sensazioni che mi appagano di più in assoluto è camminare negli aeroporti con gli auricolari, le mani in tasca e il naso per aria, nella grazia di dio.
Ad ogni gate c'è una fila di poltrone comodissime tipo chaise longue, mi metto comoda e comincio il libro che mi sono portata,
Mattatoio n°5 di Kurt Vonnegut, che bello essere l'unica persona al mondo a non averlo ancora letto.
Nel mentre chiacchiero con Daniele, un sardo bello come il sole che sta sei mesi l'anno in Sardegna a Santa Teresa di Gallura e sei mesi in giro per il mondo a fare l'artigiano e lo scrittore (che vitaccia eh?), era sul mio stesso volo ma va Bangkok. Evabbè.
Soltanto a stare in aeroporto mi rendo conto che l'intero mondo è un posto molto più ospitale di quanto ci vogliono far credere, più ospitale del mio quartiere a Roma, per esempio, col portiere del mio palazzo che è un bifolco senza speranza dedito unicamente a xenofobia e paraculismo.

Mi imbarco per la destinazione finale (Singapore).

Stavolta vedo Astroboy, quale occasione migliore, non lo avrei mai neanche scaricato.

Mio dio, è di uno squallore imbarazzante. Volontariamente decido di vederlo doppiato, ebbene sì, Silvio Muccino fa sforzi disumani per camuffare l’inflessione romanesca e l’orrida patata in bocca, con risultati devastanti. In ogni caso, tutto il film è imbarazzante. Bene.

Scalo tecnico di un’ora a Colombo, Sri Lanka, qui comincio ad accusare.

L’aereo riparte e io ho sempre i tre posti tutti per me, quindi fanculo i film, mi sdraio lunga e sprofondo in un sonno di piombo.



Bene, arrivata fin qui mi rendo conto che ho sonno, ho scritto un botto e non sono nemmeno ancora arrivata a destinazione, quindi, a costo di frantumarvi le palle con lo schiacciasassi, mi vedo costretta a suddividere il tutto in più post, o puntate, come volete. Se non ve ne frega un cazzo riaprite il blog fra un po' e amici come prima. Sennò passate qualche giorno a contorcervi sulle spine per sapere come va avanti il tutto. Che succederà???

 

Dissolvenza, titoli, sigla.


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permalink | inviato da Alabama! il 2/3/2010 alle 0:53 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (5) | Versione per la stampa
Back in da sweethome
post pubblicato in Diario, il 24 febbraio 2010
Eccomi!
Viva e vegeta, con la scatola di imodium intatta, 463 foto e una vaga abbronzatura che non tarderà a sparire.
Ho festeggiato il ritorno strusciando sotto casa dei miei l'altra fiancata della macchina, quella che era ancora sana, quindi a circa sei mesi dall'acquisto abbiamo: entrambe le fiancate fatte, i quattro angoli smussati e un volantino tatuato per sempre sul parabrezza. Quand'è che ho disimparato a guidare?
Vabbè, non divaghiamo.
Sono stata in Cambogia.
Ora, di cose da dire ne avrei una tonnellata circa, non so bene come dato che dovrei avere davvero TANTO TEMPO per scrivere qui sopra, cosa che non ho visto che anche se non sembra ho del lavoro da fare. Quindi devo vedere di fare un racconto velocizzato, tipo parole chiave e voi capite da soli quello che voglio dire, anzi no ok, farò dei megariassunti, sempre che riesca a mettere insieme tutto (ho degli appunti).
Delle foto per ora se ne sta occupando iPhoto, poi postarle una per una è impresa risibile quindi quello che farò, probabilmente di notte, sarà montare un superfilmaggio con carrellate varie, titoli in sovrimpressione e musichette adeguate, proprio come Patty e Selma con le diapositive del viaggio nello Yucatan, esatto. Non vi sfrigolano già le budella? Scommetto di sì.

So che ho perso la NEVE A ROMA, evento che capita ogni trigono di Urano con la costellazione del ratto muschiato ma di cui ho abbondantemente riso, visto che me ne stavo a 35° equipaggiata con canottiera e infradito, situazione che baratterei pure con una passeggiata al chiaro di luna in compagnia di Jude Law.
Ho perso Sanremo!!! Se mai avessi avuto uno scopo nel partire, sarebbe stato quello. Ma mia madre ha già provveduto al resoconto completo, inclusi gossip, backstage e polemiche da sciampista.

E poi che altro... basta.

La canzoncina del giorno è Sixteen military wives dei Decemberists, gentilmente donatami dalla mia comare di viaggio insieme a molte altre, il cui allegro ritornello fa:


And the anchorperson on TV
Goes la-de-da-de-da-deda-deda-deda
La-de-da-de-da-deda-deda-deda


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permalink | inviato da Alabama! il 24/2/2010 alle 23:17 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (7) | Versione per la stampa
E Male sia!
post pubblicato in Diario, il 8 febbraio 2010
E allllllloraaaaaa pare proprio che riesca a levarmi di mezzo per un paio di settimane, lo zaino è pronto quasi pronto, l'iPod è in carica, l'adrenalina sale esponenzialmente ogni minuto che passa ecc. ecc.
Stasera sarò su un aereo direzione Singapore, un'allegra traversata che consta di: 5 ore fino a Dubai, scalo per 4 ore + altre 9 ore fino a destinazione, inclusa 1 ora di scalo tecnico in Sri Lanka, FAN-TA-STI-CO! Arrivo domani sera (presumibilmente morta) e dormo in aeroporto, che su sleepinginairports.com è dato come il miglior aeroporto del 2009 per le soste overnight, COME non approfittarne?? Alle 5 del mattino mi ricongiungo dopo oltre un anno alla cara Annalicchia, di ritorno (?) dal regno di Oz e in partenza per altri lidi ignoti.
Dopodichéééééé schiodarsi da Singapore al più presto per un nuovo capitolo della saga di ALABAMA JONES (già protagonista di Vietnam 2008, mea culpa per non aver mai fatto uno straccio di report qui sopra, e sì che meritava) che stavolta sbarcherà dove?? Beh, non si sa ancora, Malesia? Cambogia? Filippine? Forse la seconda. Il programma iniziale prevedeva Malesia (da qui il sagace titolo del post, non potevo non giocarmelo) sulla rotta di Sandokan, quindi mare, Borneo, Labuan, ecc. ma la wet season non perdona, quindi bisogna andare a caccia di paesi dry. La Cambogia è dry e ci sono un botto di cose da vedere.
Resta comunque il dubbio remoto che questo viaggio sia organizzato un po' come le fiction del grande Renè Ferretti, ovverosia a cazzo di cane.
Di buono ho vent'anni di copertura dall'epatite A mediante vaccino, una boccia di Autan, un k-way di cui però non sono così soddisfatta e la certezza che dove vado non faranno MAI meno di 30 gradi, oh gaudio! Quindi posso andare ovunque.

Tenderei a stare alla larga dalla banda larga, a mo' di disintossicazione, ma non è detto che in uno degli innumerevoli scali (tipo al ritorno devo stare NOVE ORE inchiodata a Dubai AHAHAHAH! mi ammazzerò!) non decida di evitare il suicidio connettendomi da qualche parte, come feci anni addietro da Bangkok di ritorno da chissà quale viaggio in Jap, ricordate? No. E come darvi torto.

Al rientro gradirei trovare primavera inoltrata, le rondini e i prati fioriti, grazie.
Ah sì, torno il 22.

Ad maiora e fate i bravi!

Alabama Jones

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permalink | inviato da Alabama! il 8/2/2010 alle 12:54 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (8) | Versione per la stampa
Samurai wannabe
post pubblicato in Diario, il 3 febbraio 2010
Alle 13:18 hai già pranzato, ti sei già svegliata, sei già uscita, hai pagato il ticket alla ASL, hai pagato una bolletta in posta, sei stata a farti la ceretta e sei tornata a casa cantando Should I stay or should I go col volume a 23 in macchina. Pensi che devi lavorare ma passi minuti e minuti e minuti a chattare online ridendo forte, a fare il giro dei blog che non hai avuto tempo di fare stamattina, a lasciare qualche commento mentre pensi che devi lavorare ma fuori c'è il sole e ti viene l'impulso di uscire, poi realizzi che fanno 3 gradi e ti passa la voglia, in fondo, comunque, devi lavorare. Hai roba da tradurre in arrivo, molte cose da scrivere, qualche cv da mandare, qualche rapporto occasionale da intrattenere, pensi che non fai e non hai mai fatto abbastanza, che a quest'ora potevi essere la regina del mondo e invece non sei niente, pensi che quando eri in Giappone ti ci sentivi davvero, la regina del mondo e poi che è successo? Pensi che la tua smania di arenarti da qualche parte al sicuro è ed è sempre stata la tua rovina, nel lavoro, nei sentimenti, nei posti. Pensi che questo sarà l'anno in cui molte cose cambieranno e fingi di sentirti pronta, di dire ormai sono grande ce la posso fare ma sai perfettamente che avrai bisogno di spalle amiche, di impegno e di pazienza, ecco, sai che la pazienza non è mai stata il tuo forte e la cosa non ti piace. Eviti di pensare a tutto, fai di tutto per non pensare a niente, anche se poi ti svegli la notte dal nulla e nel nulla ti crogioli finché non ti sanguinano gli occhi e trovi pace.

Uesugi Kenshin disse: "Non ho mai pensato a vincere, ho solo capito che bisognava essere sempre all'altezza della situazione, e questo è ciò che conta. È imbarazzante che un samurai non lo sia. Se fossimo sempre all'altezza della situazione, non ci sentiremmo mai a disagio".

Pensi che non sei all'altezza della situazione. Ti senti incredibilmente inadeguata a tutto quello che ti capita, reagisci male ad eventi positivi e negativi, reagisci in modo inadeguato perché non sai quale sarà il cambiamento che quell'evento porterà nella tua vita. Pensi che in trentanni di cose ne hai imparate e ne hai dimenticate e le volte in cui ti credi indiscutibilmente migliore di ieri sono molte meno di quelle in cui ti senti clamorosamente peggiore di domani. Sai che non stai facendo abbastanza, è evidente, è sotto gli occhi di tutti. Quando si accorgeranno che non sai fare niente e sei solo fumo che succederà? Lo hai pensato tante volte, arrivata a oggi ti credi almeno abbastanza brava da portare avanti l'inganno a lungo, con il lavoro, con le persone, con te stessa. Pensi che esageri sempre. Scrivi cose esagerate, pensi cose esagerate, vivi tutto in modo esagerato quando invece è tutto molto più semplice di come lo dipingi, ti bastoni in modo esagerato e ti sollazzi in modo altrettanto esagerato, anche se da fuori sei sempre la solita cazzarona. Il bello è che effettivamente sei sempre la solita cazzarona.

Secondo gli antichi, il samurai deve spiccare per la sua caparbietà. ciò che è fatto con moderazione può essere giudicato insufficiente. E' necessario esagerare per agire rettamente. Non bisogna dimenticare questo principio.

Ti guardi intorno e sei nel tuo metro e mezzo di scrivania, la tastiera più sporca dell'universo su cui mangi, bevi, ti vivisezioni le dita, trovi macchie di aceto balsamico, latte, sangue, briciole di biscotti, pane, pizza, carta ritagliata, caramelle, colla, medicine, scontrini, decine di pile usate con cui giocherelli mentre lavori, anche adesso lo stai facendo, ti viene in mente Mozart che gioca con la palla da biliardo mentre compone e pensi alle volte in cui hai detto basta ricomincio a suonare il piano e poi sei tornata ad arenarti su quella stessa tastiera sporca, unico incrollabile punto di riferimento nell'universo, pensando che ogni parola è una nota e ogni frase un accordo e le uniche sinfonie che continuerai ancora a strimpellare saranno fatte solo di qwerty e mai più di ottave.  

Tra le massime scolpite sul muro del daimyo Naoshige ce n'era una che diceva: "Le questioni più gravi vanno trattate con leggerezza". Il maestro Ittei commentò: "Quelle meno gravi vanno trattate con serietà".


Ti giri e vorresti buttarti sul letto.

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permalink | inviato da Alabama! il 3/2/2010 alle 14:11 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (3) | Versione per la stampa
Is this it
post pubblicato in Diario, il 28 gennaio 2010
Arriva il momento in cui riascolti per intero il primo album degli Strokes, che risale a un fottilione di anni fa, facciamo 2001? Che album grandioso. Giurai a me stessa che avrei ascoltato SOLO musica così fino alla fine dei miei giorni, poi non comprai neanche il loro secondo e figuriamoci il terzo. Ah, la coerenza!

Can't you see I'm trying?
I don't even like it. I just lied to
Get to your apartment, now I'm staying
Here just for a while
I can't think 'cause I'm just way too tired

Arriva il momento in cui il vecchio decano della pasticceria più famosa del quartiere viene a mancare. Passando leggi chiuso per lutto e pensi ecco fatto.
Oggi ho preso le frappe per la mia amica e andando a pagare ho pensato che il giorno della Befana lui era lì alla cassa a darmi il resto monetina su monetina, quanti accidenti gli abbiamo mandato al vecchio Scrooge, che stava lì appollaiato con una cartucciera di monete a non farsi scappare nemmeno un centesimo.
C'era suo nipote, un ragazzino di vent'anni.
Gli volevo dire ciao, io conosco tua sorella, salutamela, mi dispiace tanto, condoglianze.
Ma non ho detto niente.
Contava le monetine proprio come suo nonno.

Take me away
See I've got to explain
Things, they have changed
In such a permanent way
Life seems unreal
Can we go back to your place?

Arriva il momento in cui devi cedere all'insonnia e accendere la tv, così come dopo l'ennesimo pranzo con la pizza (BASTA) cedi al Maalox e butti giù direttamente dalla bottiglia, per abbattere il sapore urticante di rana marcia.
Giornatina oserei dire sui generis, ma non drammatizziamo. Ad esempio ho le dita intatte (WOW) anche se non ricordo di aver mai avuto così tanto sonno. Tra una passeggiata, una dormita e una sosta catatonica davanti al computer qualcosa appare chiaro, mi si illumina a caratteri cubitali davanti, tipo insegna al neon blu e rosa: il 2010 sarà un cazzo di anno-svolta.
Dopo il 2008 bomba e il 2009 apatia assoluta ecco l'anno turning point. Ti riconosco bello.
Quello che spero è non riconoscere più me stessa alla fine.
Ma solo 28 giorni dopo (l'inizio) qualcosa è già cambiato e so che molto altro cambierà.
È proprio arrivato il momento, e tutti sanno quanto io sia incapace di affrontare i cambiamenti.
Alabama resta a galla, Alabama change your mind, Alabama move on.
I nodi verranno al pettine e a quel punto resterete incollati a leggere e, spero, a fare il tifo.

And people they don't understand
Your girlfriends they can't understand
Your grandsons they won't understand
On top of this I ain't ever gonna understand


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permalink | inviato da Alabama! il 28/1/2010 alle 19:10 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (2) | Versione per la stampa
Everything's gonna change my world
post pubblicato in Diario, il 19 gennaio 2010
È ridicolmente presto per andare a letto, non ho i sensi di colpa perché oggi ho prodotto qualcosa in formato .doc, non mi va di mettermi a leggere, ho il kebab i felafel e le patatine stabilmente ancorati da qualche parte fra le costole (cosa che mi impedisce di respirare normalmente, temo), il cervello mi ronza abbastanza e allora per zittirlo metto in loop Across the universe, che non la sento da tanto, e scrivo un post. Ma sì. I Beatles fanno sempre una porca atmosfera. Che si debba scrivere, pensare, ballare o accoppare qualcuno. Buoni per tutte le occasioni.

Stamattina apro come al solito la solita striscia, primo clic della giornata da oltre cinque anni, con la tazza di latte, il pigiama e tutto l'ambaradan e trovo questo.
Cominciamo bene.
E ora quale minkia sarà, di grazia, il primo clic della giornata???
Ti pare giusto piantarmi in asso dopo cinque anni???
Tutti nei commenti a dire ma no figurati, ti capisco, grazie a te, mio dio hai ragione, mi mancherai ma non importa BLABLABLA.
Stronzate! Nessuno che abbia detto NO BELLO, TE LO SCORDI, resta lì a disegnare, vaffanculo, non osare piantare tutto, non credo a un cazzo di quello che dici, non mi interessa, fai le tue strisce e fammi sorridere appena sveglia come hai fatto gli ultimi cinque anni!
Smidollati.
Dovevo dirlo io, dovevo. Che mi sono messa a piangere quando ti è morto il gatto (lavoravo in ufficio e mascherarlo fu dura), quando ti è nata la figlia (lavoravo in Jap, fu ancora più dura), che sono venuta allo stand a Lucca a farmi fare il disegnino, a comprare le raccolte, a vedere com'era la faccia vera del pupazzetto che vedevo disegnato.
Ma non l'ho detto, ero troppo offesa a morte.
Abbandonata da una striscia.

Ok, la faccio finita.
Sniff.

Così sono andata a correre, di prima mattina oh my!, approfittando del sole che non mi pareva vero, ho proseguito nella sperimentazione della nuova tecnica del metronomo umano, se funziona la brevetto cazzo.
In pratica si corre concentrandosi esclusivamente sul tenere il tempo del brano ascoltato, con le falcate. Funziona! La chiamerò solfeggio biodinamico!
Alcuni pezzi sono perfetti, posso averli scritti io con le rotule, cose tipo Rearview mirror dei Pearl Jam oppure This picture dei Placebo. Perfetti. Tum-tum-tum passo-passo-passo.
Altri sono bombe nucleari ma troppo veloci (tipo Such a night di Elvis, maledizione, e mi viene pure da ballare mentre corro e non è il caso) o troppo lenti (tipo Who said dei Planet Funk, ricordate? Che bomba, però lenta, rischio effetto ralenti).
E quindi, concentrandoti sul tempo non pensi all'enfisema/collasso cardiaco/crisi respiratoria in corso. Vi dico che funziona, provate e fatemi sapere.

Detto questo, vado in giro da anni pontificando (con me stessa allo specchio, naturalmente) che qualunque cosa tu possa scrivere in un post, la gente si ricorderà solo dell'ultima cosa che hai detto, puoi dire "sono incinta" e poi chiudere con "ho comprato delle scarpe rosse" e tutti "minkia le scarpe rosse!"
Quindi dai, tutti sul metronomo umano già dimentichi di eriadan!
Anzi no, tutti sulla storia delle scarpe rosse!
Ma tutti chi?


Largo all'avanguardia
Jai Guru Deva Om



(scusate, credo sia un effetto collaterale del kebab)

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permalink | inviato da Alabama! il 19/1/2010 alle 23:25 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (6) | Versione per la stampa
Alabama va alla festa
post pubblicato in Diario, il 16 gennaio 2010
Bene, stasera c'è la festa di addio di una mia amica che si trasferisce più o meno per sempre a Singapore (io solo gente che fa gesti estremi, tipo on the road in Australia un anno, tutta la vita a Singapore, accendere un mutuo, cose così) e la sua mail di qualche giorno fa terminava in questo modo:


Ho riso quaranta minuti.
Ora, a parte che il concetto di dress code mi è alieno (ma mi pare sia il modo moderno dei gggiovani di dire festa a tema), c'è il fatto che DISCO INFERNO mi crea qualche problema.
Data la minaccia di botte non posso disertare, così dopo essermi arrovellata per non sfigurare (non sia mai che Alabama fa la tristona alle feste) e considerando che non ho alcuna intenzione di andarmi a comprare pantaloni a zampa elasticizzati blu elettrico (AHAHAHAH!!!) ho ripiegato su calze fucsia shock da mettere con stivaloni beige simil-troia presi in saldo. Poi ho una specie di pastrano optical sooooo seventies che dovrebbe risolvere il tutto.
Questo in teoria.

Tra poco mi vestirò e mi renderò conto con orrore che DISCO INFERMO.

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permalink | inviato da Alabama! il 16/1/2010 alle 19:16 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (6) | Versione per la stampa
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