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Una storia vera
post pubblicato in Nipponia, il 12 novembre 2009
17 ore al giorno per 3 giorni di fila.
17 ore al giorno per 3 giorni di fila.
17 ore al giorno per 3 giorni di fila.

Purtroppo non parlo di sesso.

La storia comincia esattamente una settimana fa, quando il mio indirizzo mail arriva, dopo innumerevoli giri (per cui ho già ringraziato più di una persona) nelle mani di un procacciatore di lavoro, che mi propone una traduzione.
Ho da fare i soliti manga, ma ovviamente accetto. Un nuovo contatto, un lavoro diverso, una sfida (AH!). Che ingenua (AH!).

La consegna del lavoro è giovedì (oggi).
Io ho da finire un fumettino (il terzo volume del manga dei mostri, EATER, Dioooooo se è una ficata, viva i manga degli anni '90!!! Ma non divaghiamo) quindi mando in vacca il weekend, ovviamente.
Programmino:
venerdì manga, sabato tutto il giorno occupato da un'altra cosa in cui mi sono imbarcata, e che mi fotterà i sabati da qui a gennaio, domenica finire il manga, da lunedì a mercoledì il nuovo lavoro.
Branko ai Gemelli chiosa con l'esaurimento è vicino.
Quante ne sa.

Lunedì mi appropinquo col coltello fra i denti. A noi due.
Ho 21 fogli cartacei stampati fronte-retro, stampati grossi, tipo una quindicina di righe per facciata, ma pur sempre 21. In giapponese.
Ho 3 giorni, 21:3=7.
Perfetto, e che sarà mai?

Perfetto il cazzo.
Spengo la luce lunedì all'una con solo 3 fogli finiti.
È più dura del previsto. Di molto.

Mi sveglio alle 8 e vado a letto all'una.
17 ore al giorno per 3 giorni di fila.
Inchiodata alla scrivania.
Pasti casuali (alla scrivania).
Chat interdette, telefono ammutolito.
Condizioni igieniche pari a quelle di un rapito dall'anonima sequestri dopo sei mesi di prigionia.
Unico contatto con la realtà, LaCoinq malata forse di suina, FANTASTICO (comunque è guarita).

Martedì sera i primi segni di squilibrio, ieri il picco.
Non so se vi è mai successo che vi venisse da vomitare per la stanchezza. Ecco.
Devastazione fisica.
Mal di schiena, mal di testa, male agli organi interni, male ai muscoli della faccia, male alle orbite degli occhi, alle mani, alle ossa del cranio.
Riso isterico, che per poco non sfocia in pianto altrettanto isterico.
Pallore mortale, sfumature di grigio.
Il tempo mi scorre sotto gli occhi a una velocità inaudita.
Mi sveglio, è giorno, mi giro, è notte. Cristo.
LaCoinq mi rassicura, lei è una che si è sempre spaccata la schiena sui libri, dice che è normale pensare che stai impazzendo. Cioè, è normale ridursi uno schifo vivente e ricordare il cielo e le persone come entità astratte di un passato remoto. È normale pensare che stai perdendo il senno completamente, perché ti metti a ridere a caso e non ce la fai a smettere e ti escono le lacrime.
Mi fa sì, io mi mettevo a ridere e poi piangevo, è normale, poi passa.
Ah beh, meno male che vivo con gente sana.

Mercoledì stacco all'una e mancano 4 fogli (quelli non fatti lunedì, ovviamente, un anatema).
La consegna è giovedì "in giornata" quindi ce la posso fare. Ovvio che ce la farò.
Ma mercoledì vado a letto con la testa che mi esplode, all'una e mezza il trattore che pulisce le strade (non vedo cos'altro possa essere) ancora non si placa ed è come averlo in camera, mi alzo e ingoio un moment, vado a bagnare un fazzoletto di stoffa e me lo metto sugli occhi.
Da piccola avevo spesso mal di testa forti, perché passavo tutto il mio tempo a leggere, e mio padre quando piangevo dai dolori (beh, ero piccola sul serio) mi metteva la pezza bagnata fredda.
Ecco. Torniamo ai rimedi del babbo. Pezza bagnata (+ moment).
Mi addormento a fatica, pensando alle persone sbagliate. Ancora.

Ho consegnato oggi alle 15 in punto.
Prima ho urlato, poi mi sono spogliata tutta e ho ficcato tutto in lavatrice e mi ci volevo ficcare pure io. Poi ho fatto un'ora di doccia, continuando a urlare.
Poi mi sono messa a ballare, in accappatoio, piroettando nella mia stanza-hangar.
Non accendevo iTunes da domenica.
Perché avevo il video sotto, avanti e indietro avanti e indietro continuamente, il minutaggio, gli errori di trascrizione sullo script, e ricontrolla, i puntini con scritto qui non si capisce, gli ideogrammi sbagliati, i nomi inventati, e riascolta settecento volte, e interpreta il labiale, e cerca parole a caso sul dizionario (una volta ha funzionato), e riascolta, e vedi se fila, e stai in 40 battute per riga, blocchetti da 2 righe e poi uno spazio, 80 battute di senso compiuto, e cambia parola, e non c'entra, e ricambia la frase, e togli tutto, togli, e conta le parole, e fatti esplodere il cranio.

Ma al Torino Film Festival sabato proietteranno un film di Nagisa Oshima, un mostro sacro del cinema giapponese, con la mia traduzione e i miei sottotitoli.

(Film che nessuno vedrà, perché è un documentario-intervista del '72 sui Giants, la più forte squadra di baseball della storia del baseball giapponese. E per fortuna che mi piace il baseball).

(E sorvoliamo su QUELLA CITTA' che a quanto pare non vuole proprio saperne di sparire, per i motivi più vari).

Pensare che io nella vita non volevo lavorare.
E non faccio il minatore, eh.

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permalink | inviato da Alabama! il 12/11/2009 alle 17:51 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (13) | Versione per la stampa
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