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Watchmen (non posso farne a meno non posso)
post pubblicato in Cine qua non, il 13 marzo 2009
Se me l'avessero detto non ci avrei creduto mai.
Se mi avessero detto che sarei stata qui a scrivere un post sul film di Watchmen, io che non scrivo mai post specifici su un solo film e che figurati se seguo la massa dei fumettofili e faccio la critica super nerd e i paragoni col fumetto, ma quando mai.
E invece.

L'ho visto ieri sera in colpevole ritardo, se consideriamo che non aspettavo altro da mesi.
Il sorriso ebete mi ha abbandonato giusto quando mi sono addormentata, e adesso sto qui con Bob Dylan in loop.
Sono da sempre una fanatica di Dylan, non per mio volere ma perché mio padre me l'ha trasmesso nel DNA, se cose del genere sono possibili. Da piccola lo snobbavo per ascoltare monnezza nostrana, ma con l'età della ragione è arrivata anche la musica della ragione.
E quindi per me è abbastanza scioccante affermare che i titoli di testa di Watchmen, fra i più belli della storia del cinema, cambiano per sempre la fruizione della canzone The Times They Are A-Changin', fra le più belle di Dylan. Quella che adesso è in loop.
Quando un film comincia così c'è poco da fare. L'adrenalina ti sale alle orecchie e preghi tutto il tempo che si mantenga sullo stesso livello emozionale altissimo che ti ha già promesso.
È andata bene.

Non riesco a fare una critica lucida, un po' perché non sono una fondamentalista del fumetto, cioè, è una delle cose più belle mai scritte e siamo d'accordo, ma se il film mi trasmette anche solo la metà delle emozioni mi sta bene, me ne frego della filologia e della trama accurata e dei vari «eh, ma quello ha il ciuffo di capelli diverso, eh ma manca la parte dell'edicolante incazzato, eh ma il costume non era fatto così». Me ne frego.
I titoli di testa sono la cosa più bella, a detta di tutti, detrattori e non.
La colonna sonora sarà costata quanto tutto il resto, dato che ci sono solo pezzi di storia della musica. C'è chi l'ha definita didascalica. Un po' è vero. The sound of silence sulla scena di un funerale è come sparare sulla croce rossa, è un adolescente depresso chiuso in camera a suonare la chitarra mentre piange sui mali del mondo. L'ho pensato anch'io. Ma chissenefrega. È la canzone che tutti vorremmo sentire in quel momento.
Wagner in Vietnam è plagio. L'ho pensato anch'io. Ma chissenefrega. Chiamiamolo omaggio alla storia del cinema. Se vedi un elicottero in Vietnam pensi alla Cavalcata delle Valchirie. Vuoi sentire quella.
Sì, sarà didascalismo. Ma chissenefrega.
Lo stesso Wagner, You're my thrill di Billie Holiday, Desolation row e All along the watchtower di Dylan (nel film interpretate rispettivamente dai My chemical romance e Jimi Hendrix), Unforgettable di Nat King Cole, sono citate nel fumetto. E messe nel film. Se non è amore questo.

Faccio prima a dire quello che non mi è piaciuto.
- La scena di sesso, esplicita in maniera grottesca (al limite del porno) sulle note di Hallelujah nella versione di Leonard Cohen, grottesca pure quella. Due che scopano e uno che canta Hallelujah in sottofondo non mi pare azzeccato.
- La violenza sbattuta in faccia, a volte troppo. Non è il sangue a dar fastidio (avercene) ma il compiacimento. Violenza un poppornografica (aridaje).
- Il nome dell'astronave di Gufo Notturno. Nel fumetto si chiama Anacleto, soprannominato Cleto, dal nome del gufo di Mago Merlino nella Spada nella Roccia (che tutti ben ricordiamo). Nel film è rimasto Archimede (Archi) perché così si chiama Anacleto nella versione originale del film Disney. Per quale motivo? Gli adattatori potevano aprire il volume almeno un attimo. Lì l'adattamento alla versione italiana già c'era. Bah.

Ecco, diciamo che mi hanno dato fastidio solo queste tre cose e la terza riguarda l'edizione italiana.
Considerando che mi aspettavo uno sfacelo è andata alla grande.
Snyder è un bel paraculo ma ci sa fare. Cambia il finale, per forza di cose, ma lo mantiene coerente e infatti funziona. Cambia un po' il personaggio di lei, Silk Spectre, rendendola decisamente più simpatica. Nel fumetto è una rompipalle odiosa, nel film è più dolce e quasi quasi si spiega di più come mai Jon sia così innamorato.
Ci sono centinaia di ralenti, a volte stuccano ma dopo Matrix tocca sorbirseli.
La sceneggiatura è fedelissima, gli attori sono identici (tranne Veidt, troppo giovane e secco), la narrazione tocca tutti i punti salienti senza sgarrare mai. Non svacca mai. È praticamente un miracolo, non svacca mai. Incredibile.

Credo che andrò a rivederlo. Concedetemelo. Anzi, se qualcuno non l'ha visto e gli è venuta voglia lo accompagno io. Giuro che sto zitta.

Qui trovate i famosi titoli di testa.





- Che ne è stato del sogno americano?
- Si è avverato. Lo stai guardando.


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permalink | inviato da Alabama! il 13/3/2009 alle 9:49 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (5) | Versione per la stampa
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